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    ‘Ndrangheta a Milano: le mani delle cosche sulla ristorazione a San Siro

    di Stefano Perri – Era Carlo Milesi il carabiniere infedele che tentava di favorire gli affiliati alla cosca Libri Tegano De Stefano con l’obiettivo di accaparrarsi l’appalto del catering all’interno dello Stadio Meazza in San Siro durante le partite del Milan.

    Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, Milesi, in servizio presso il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano, attestava falsamente di ”avere ricevuto da fonte confidenziale attendibili segnalazioni di reato ascrivibili agli amministratori della società IT S.r.l., Giorgio Monti e Roberto Ottaviani, ed in particolare che la società in questione utilizzava lavoratori clandestini sprovvisti di permesso di soggiorno per l’espletamento del servizio di catering presso la stadio Meazza di Milano, servizio di cui la IT S.r.l. era titolare in forza di contratto di appalto stipulato con la società MILAN ENTERTAINMENT S.r.l.”.

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti l’uomo, d’accordo con l’imprenditore Cristiano Sala, aveva favorito l’avvio di un procedimento penale a carico della It Srl, con l’obiettivo di indurre la Società concessionaria, la Milan Entertainement, ad interrompere il contratto, o comunque a non rinnovarlo per la stagione calcistica 2014/2015.

    L’interruzione del contratto avrebbe poi consentito all’imprenditore Cristiano Sala di aggiudicarsi l’appalto mettendo le mani sull’enorme fatturato garantito dalla gestione del bar dentro lo Stadio.

    Un piano architettato nei minimi dettagli, per il quale Milesi, secondo quanto accertato dagli inquirenti, sarebbe stato pagato con una somma in denaro di mille euro, consegnatagli in contanti da Marco Johnson, un altro dei sodali arrestati.

    Nel progetto criminale ideato dagli uomini della cosca, anche un discredito mediatico nei confronti della It Srl. Il Carabiniere Milesi, subito dopo aver prodotto l’informativa circa l’utilizzo di lavoratori clandestini nel servizio di catering, aveva ”passato” le carte, che avrebbero dovuto rimanere segrete, ad un giornalista di Repubblica. E tutto ciò con l’obiettivo di rendere pubblico l’avvio dell’indagine penale nei confronti della società It Srl, titolare dell’appalto di catering, ed in questo modo indurre la Milan Entertainment ad interrompere il rapporto.