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    Caridi Antonio

    Politica – Le Destre, il Gal e gli ‘scopellitiani della diaspora’

    di Mario Meliadò – Chi segue le vicende calabresi non si stupirà più di tanto dell’ennesima defezione dentro Ncd, quella del senatore reggino Antonio Caridi.

    Il Nuovo Centrodestra – pur capace di superare lo sbarramento dell’8% alle recentissime Regionali – paga oggi in Calabria quanto lo premiava ieri: Angelino Alfano, oggi “cappa” per chi prima lo vedeva come speranza, la distanza dall’ex Governatore Peppe Scopelliti che in precedenza era ombrello e voti e autorevolezza. Il refrain è quello degli “scopellitiani della diaspora” che, come cantava di certi amori Antonello Venditti, «fanno dei giri immensi e poi ritornano».Ma non sempre…

    Che dire del “lealista” Caridi? Solida formazione nel Ccd di Pierferdinando Casini, convergenza nell’Udc con tentativo di scalata ai vertici provinciali; intanto consigliere comunale e poi assessore all’Ambiente, consigliere regionale e poi assessore alle Attività produttive. Denominatore comune: tutto accade all’ombra di Scopelliti. Nel frattempo anche lo zio Bruno Porcino sbanca alle elezioni, salvo dimettersi da consigliere provinciale perché il neopresidente Peppe Raffa lo lascia fuori dalla Giunta. E poi le voci che lo davano come possibile candidato sindaco alfaniano… Ma in quei giorni no, Caridi non ha detto che Ncd è uno «strumento per tutelare qualche postazione di governo, appannaggio di pochi».

    L’«ultima goccia»? Il mancato supporto di Ncd al suo emendamento alla Legge di stabilità (!) per avviare la Città metropolitana di Reggio insieme alle altre nove (il cui Comune capoluogo di provincia non è stato sciolto per mafia per due anni). Quello. Non il pressing perché il ministro dell’Interno (!) Alfano revocasse in seconda istanza lo scioglimento. Non l’eloquente silenzio di fronte a sciami di Scopelliti-boys che dall’Ncd migravano verso “Reggio Futura” o qualsiasi altra sigla. Non l’aver visto il capogruppo alla Provincia, Michele Marcianò, lasciare di netto il partito (non prima però d’essersi candidato al Comune appunto in Reggio Futura, come lo scopellitianissimo Peppe Agliano o come Pasquale Naso). Non l’aver sostenuto alle Regionali il consigliere provinciale delegato al Turismo Francesco Cannizzaro, candidato ed eletto nella lista Casa delle libertà (primo atto post-voto: lasciare Ncd).

    Poco originale, certo, la scelta del Gal, il gruppo Grandi autonomie e libertà, ribattezzabile “norfishnorflesh”, ossia “né carne né pesce”. Lineari le sue politiche: esiste solo al Senato, eppure ne fanno parte Grande Sud (leader Gianfranco Miccichè), Libertà e autonomia–NoiSud (leader Enzo Scotti), Mpa (leader Fefè Lombardo), Nuovo Psi (leader Stefano Caldoro), gli ex-montiani di Popolari per l’Italia (leader il senatore Mario Mauro, che del gruppo fa parte)…

    Nel Gal, Caridi ritrova un calabroleghista, il cosentino Paolo Naccarato, cossighiano di ferro, poi “padre” dello Statuto regionale con Giuseppe Chiaravalloti (centrodestra), poi sottosegretario alle Riforme alla Regione (con Agazio Loiero) e nel governo Prodi…Altri, il percorso l’hanno compiuto all’inverso: basti pensare a Gianni Bilardi, che per un semestre del Gal è stato anche vicecapogruppo fino a lasciarlo, nel novembre scorso, per entrare in Ncd e poi nella casa di Area popolare: un vero scopellitiano “della diaspora”.

    E vari altri ce ne sono.

    Candeloro Imbalzano, già presidente della cruciale Seconda commissione “Bilancio e Attività produttive” a Palazzo Campanella, adesso – benché non rieletto – fa radici in Ncd, con incarichi “esplorativi” nella Locride che conosce a menadito.Salvatore Magarò, sindaco di Castiglione Cosentino per quattro mandati (in due tranche) e presidente della Provincia e consigliere regionale e presidente della commissione Riforme sotto le insegne socialiste, nel 2010 era stato rieletto con Scopelliti Presidente, andando a guidare la Commissione contro la ‘ndrangheta: a novembre s’era ricandidato (non eletto)… ma supportando Mario Oliverio, nella lista Calabria in rete–Campo democratico. E via andare…

    Ma certo lo “scopellitiano della diaspora” più emblematico resta lui, il senatore Nico D’Ascola: amico personale e legale di Peppe Scopelliti, però poi “alfaniano di ferro”, commissario del partito reggino, candidato Governatore per Ncd+Udc in Alternativa popolare. E serio “papabile” per uno scranno da sottosegretario nel governo Renzi.