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    Speciale migranti Povertà e elemosina (1)

    Speciale migranti – Povertà: fame ed elemosina per le strade calabresi (FOTO)

    di Clara Varano – Povertà ed immigrazione, un binomio che sembra sempre più rafforzarsi in Calabria. Ne sono una prova le decine di immigrati che, quotidianamente, si scorgono ad ogni angolo delle città calabresi, nessuna esclusa, e che a seconda delle esigenze, chiedono l’elemosina, vendono ombrelli o prodotti per auto. Si osservano seduti fuori dai palazzi o al riparo dalla pioggia sotto l’uscio dei negozi, ma anche vicino ai semafori nell’attesa che qualcuno dia loro qualche spicciolo.

    L’ultimo rapporto sull’immigrazione di Caritas e Migrantes, ha evidenziato che in Calabria i cittadini stranieri residenti, nel 2013, sono oltre 74 mila. Per l’esattezza, i dati Istat parlano di 74.069 immigrati, circa il 3% della popolazione. Romania (32,2%) e Marocco (16,1%), le nazioni di provenienza principali, ma sono significative anche le quote di migranti provenienti da Ucraina (8,3%), Bulgaria (6,1%), Polonia (5,3%), Albania (3,7%), Cina (3,7%), India (3,6%) e Filippine (3,4%). Le città più interessate dal fenomeno sono Cosenza, con 25.357 immigrati, e Reggio Calabria, con 23.368. Seguono Catanzaro (13.086), Crotone (6.612) e Vibo Valentia (5.646). Questo è il dato emerso.

    Se chiediamo ai giovani immigrati per strada, però, non solo, in molti casi, non hanno il permesso di soggiorno, ma la maggior parte, non ha neanche fatto richiesta per ottenerlo. Il numero reale, quindi, potrebbe essere di gran lunga superiore rispetto a quello rilevato dall’Istat. C’è, dunque, una realtà sommersa che va vagliata e analizzata e nei confronti della quale, per la gestione, è necessario stabilire misure e provvedimenti.

    Le domande che sorgono, relativamente alla loro presenza nelle nostre città, sono parecchie. Da dove vengono? Come arrivano in centro? Dove mangiano? Dove dormono? Tutti interrogativi ai quali la risposta è dubbia e data a metà. Parlando con loro, scopriamo che la provenienza è la più disparata: Pakistan, Marocco, prevalentemente Romania e prevalentemente giovani donne. In un francesce scolastico, gli africani soprattutto non parlano l’italiano, spiegano che arrivano al mattino presto in centro: “Sono qui dalle 8 del mattino e vado via la sera tardi. In genere mangio alla Caritas, dove trovo sempre qualcosa con cui nutrirmi. Andiamo lì ogni giorno”.

    Alla domanda: “Come sei arrivato in Calabria?”, la risposta che più sorprende è, in alcuni casi, “In aereo a Malpensa, poi un parente che vive in quella regione, mi ha indirizzato qui in Calabria, dove ci sono meno controlli per tutto”. E poi c’è la grande maggioranza che è, invece, costituita dai migranti definiti tra loro “dei barconi”. Non parlano volentieri. Non si sa chi e come li accompagni in città, né dove dormano. In molti casi si scorgono in stazione, ma non tutti si riparano lì.

    Unico dato certo è che sono in strada a chiedere l’elemosina sotto gli occhi di tutti. Spesso, non chiedono soldi, ma il latte per i figli, oppure la colazione, un panino. Qualcosa da mettere sotto i denti è meglio dei soldi “Il cibo è solo mio. Il resto… il resto no”, chiude il discorso facendo spallucce uno di loro con cui parliamo all’interno di un bar a Catanzaro.

    Un problema che dovrebbe interessare servizi sociali, Prefettura, Questura, vigili urbani. Istituzioni e forze dell’ordine, quindi, che, osservando quotidianamente la difficoltà e le condizioni in cui versano questi immigrati, dovrebbero porsi le medesime domande, cercando di dare delle risposte. I giorni passano, le ordinanze fioccano, ma loro sono sempre lì. Non è difficile immaginarne il motivo, la vera difficoltà è quella di fronteggiare il problema a monte. Quello che vediamo è solo il quadro dipinto da qualcuno. Ieri i disabili, poi l’ondata dei bulgari e dei romeni, oggi gli africani. Si parla di sfruttamento, alle volte anche di minori, e riduzione in schiavitù. Uno sfruttamento che facciamo finta di non vedere, una schiavitù che si nasconde dietro al volto che molte volte ignoriamo di un giovane che se piove vende ombrelli, se fa caldo ventagli e che alla domanda “Ma riesci a mangiare ogni giorno?” risponde: “Se mangio mangio, altrimenti l’acqua non te la nega nessuno”.