D’Ascola:” Ecco il nostro Piano per le famiglie – Quoziente familiare e riduzione sgravio Irpef ed esonero Tasi – Utilizzo Fondi FSE per sostegno alla povertà- Ridefinizione calcolo reddituale per pensione sociale “
Il nostro Piano per la famiglia prevede cose semplici e immeditate da realizzare, con una copertura adeguata dei costi e delle misure a sostegno per i nuclei medio bassi che, in Calabria come nel resto d’Italia, arretrano spaventosamente.
Innanzitutto, riteniamo che debba essere alleggerita la pressione fiscale sui nuclei deboli e su quelli che, con due figli a carico, non eccedono i venticinque mila euro lordi annui.
Per queste famiglie è possibile la riduzione dell’aggravio Irpef portandolo ai superminimi e l’esonero dell’addizionale sulla Tasi.
Per circa venti mila calabresi si tratterebbe di risparmiare trecento euro annue, con la copertura derivante dal taglio ai costi per la dirigenza esterna (5 milioni di euro, uno dei quali destinato a funzionari e quadri c) e con due milioni di euro di tagli sul costo sostenuto per le società partecipate (taglio complessivo, cinque milioni di euro).
Con gli altri tre milioni di euro, la Regione potrebbe istituire il quoziente familiare fiscale, che consentirebbe alle famiglie più numerose di avere un fiscal drag di circa 700 euro annue.
Si tratta complessivamente di 100 euro mensili in più per ceti molto deboli e pur essendo una cifra non risolutiva sarebbe capace di alleviare diversi disagi.
Un altro aspetto fondamentale è il rifinanziamento della legge 19/2009 sul sostegno alle famiglie in povertà.
Attraverso l’utilizzo della misura inerente, il Fondo Sociale Europeo, è possibile garantire un sostegno in beni e servizi (quindi, rimborso parziale di fornitura elettrica o energetica e di beni primari per l’infanzia) di circa 250 euro mensili per 20 mila famiglie a basso reddito.
Il reddito limite Isee non dovrà superare i 15 mila euro annui (circa 18 mila euro lordi).
La Regione dovrà delegare i Comuni per l’erogazione di questi beni con criteri rigidi e obiettivi, sanzionando quanti dovessero tentare di usufruire di provvidenze di questo genere con un’alterazione dei dati .
Analogamente, come parlamentari ci impegnano a presentare un emendamento alla legge finanziaria per innalzare ad almeno 15 mila euro annui il reddito massimo per coniugi anziani affinché l’altro coniuge possa percepire la pensione sociale .
Si può utilizzare il meccanismo progressivo considerando che il reddito effettivo è di circa 850 euro mensili. Con questa operazione, l’altro coniuge potrebbe avere il 50/70% dell’assegno sociale e, di conseguenza, il nucleo anziano godere di un reddito ulteriore di 250 euro mensili.
Si tratta di provvedimenti possibili, con copertura, non demagogici e in grado di fornire sostegno alla famiglia, pilastro insostituibile dell’impalcatura sociale.
PROF. SEN NICO D’ASCOLA





