Svimez cala la mannaia sul Meridione d’Italia e sulla Calabria. C’è però un dato che strizza l’occhio alla nostra regione: l’Agricoltura. Certo, è l’unico settore, ma vale la pena un apporofondimento ottimistico e critico.
Il valore aggiunto al Pil del settore agricolo meridionale è del +6,9% e supera quello del Centro-Nord. Al Sud vanno bene anche le esportazioni che crescono negli ultimi 6 anni del 25%. Resta, dunque, inalterato il peso del Mezzogiorno nel settore: il 40% del valore aggiunto e il 46% degli occupati sul totale sono, difatti, al Meridione.
L’area, tuttavia, è destinataria solo del 22% degli investimenti nazionali nel settore agricoltura, che tra le altre cose, sono crollati del 38% dal 2007 al 2013.
Nonostante, quindi, per il Paese, l’agricoltura meridionale rappresenti una certezza si investe poco prediligendo il Nord.
L’agricoltura, però, resta caratterizzata da luci ed ombre. Negli ultimi decenni, difatti, la tendenza è stata quella di abbandonare la terra, con una riduzione della superficie agraria utilizzata (SAU) di due milioni di ettari. Più del 36% dei capoazienda supera i 65 anni di età e l’entroterra produce solo 8.000 euro di reddito annuo.
I valori dei riconoscimenti Dop e Igp per i prodotti calabresi, non supera l’1,6%. Le aziende calabresi prediligono la vendita diretta e la scarsa capacità di organizzarsi in consorzi tende a confinare la produzione e la commercializzazione in ambiti strettamente locali.
Ma il Sud resta terra di biologico. Oltre il 9% del totale di SAU è adibito a coltivazione bio, il triplo del Centro-Nord e che in Calabria ariva al 17,7%. Coltivare bio, soprattutto nelle aree interne, paga di più: il 58% delle aziende bio dichiara redditi superiori ai 25mila euro annui.
(ClaVa)






