L’omicidio di Placido Di Masi e il tentato omicidio del fratello Rosario sono stati commessi con premeditazione. Questo è quanto ha deciso ieri la Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria, Lucisano presidente Crucitti a latere, che ha condannato all’ergastolo Emanuel Morfei e ha inflitto 22 anni di carcere a Rocco Oppedisano. Quella emessa ieri è la sesta sentenza in ordine cronologico. Il rimpallo giudiziario dura infatti, da ben cinque anni. La Corte di Cassazione, lo scorso 17 marzo aveva annullato con rinvio ad un’altra sezione della Corte d’Assise reggina la sentenza a carico di Morfei, difeso dall’avvocato Gabriele Valentini, e per Opeddisano, assistito da Claudia Conidi. I giudici di secondo grado nel marzo del 2013 condannarono Morfei a 27 anni di carcere e Oppedisano a 21 anni,11 mesi e 20 giorni di reclusione. La Corte però escluse nei loro confronti l’aggravante della premeditazione. Questa decisione non trovò accoglimento da parte della Suprema Corte che appunto ha rimandato indietro il processo limitatamente all’aggravante. Ieri quindi la decisione; per questa Corte il delitto è stato commesso con premeditazione così come richiesto in requisitoria dal sostituto procuratore generale Francesco Scuderi. Per Morfei, il cui avvocato ha dichiarato che non appena verranno depositate le motivazioni ricorrerà in Cassazione, la Corte ha stabilito che oltre al carcere a vita egli venga dichiarato decaduto dalla potestà genitoriale. La sentenza dei giudici di piazza Castello si allinea quindi quella emessa nel 2011 da un’altra Corte reggina, ma nel luglio del 2012 questa seconda decisione fu annullata da un’altra sezione della Cassazione poiché l’aggravante della determinazione non andava concessa. Ancora però la parola “fine” non può essere scritta su questa triste vicenda poiché dovrà essere sempre “il Palazzaccio” a chiudere il cerchio. L’omicidio di Placido Dimasi e il ferimento del fratello Rosario, assistito dall’avvocato Gerardina Riolo, avvenne nel settembre 2008 in località Misimizzi di San Pietro di Caridà quando i due furono aggrediti da altre due persone armate di fucile caricato a pallettoni mentre viaggiavano su una “Mercedes”. I proiettili sparati in direzione dell’automobile colpirono alla testa il fratello maggiore, Placido, mentre Rosario rimase ferito ad un braccio. Le condizioni di Placido Dimasi, erano apparse gravi sin da subito, e l’uomo morì in ospedale dopo dieci giorni di coma. Emanuel Morfei, originario di Monsoreto di Dinami in provincia di Vibo Valentia, e il cugino Rocco Oppedisano di San Pietro di Caridà, furono arrestati dai poliziotti del Commissariato di Serra San Bruno. Il delitto sarebbe maturato negli ambienti della criminalità locale per vendetta e per il controllo del territorio a cavallo tra la provincia di Vibo e quella di Reggio Calabria. Nel frattempo l’imputato Rocco Oppedisano ha deciso di collaborare con la giustizia e da più di un anno sta rendendo dichiarazioni, puntando il dito contro i clan delle Serre vibonesi.
(a.p.)





