Di seguito nota stampa di Giacomo Francesco Saccomanno, Coordinatore Organizzativo Regionale Grande Sud – Grande Sud esprime la massima solidarietà e vicinanza ad Eduardo Lamberti Castronuovo, Sindaco di San Procopio e Assessore Provinciale alla Legalità, ritenendo che il tempo darà ragione alla sua limpidezza e onestà, per come dimostrato in tutti gli anni della sua vita, condotta all’insegna della correttezza e irreprensibilità. Ma, la vicenda ci obbliga ad una particolare riflessione. Non entriamo, certamente, nei fatti che non conosciamo se non per come appresi dalla stampa. Vogliamo, però, affrontare il problema sotto l’aspetto del diritto, che dovrebbe essere sempre il metro per misurare le condotte ed i comportamenti umani. Ad Eduardo Lamberti Castronuovo viene contestata la calunnia, con l’aggravante del comportamento mafioso. Ciò deriverebbe da una nota inviata dallo stesso a varie Autorità per contestare la veridicità di un articolo redatto e sottoscritto dal giornalista Inserrà, che ha raccontato ed affermato un presunto “inchino” della statua della Madonna, durante una processione, dinnanzi alla abitazione di un noto mafioso. Questi i fatti la cui veridicità o meno dovrà essere accertata dalla competente ed attenta Magistratura, che tante operazioni di “ripulitura” del territorio sta portando avanti per liberare la nostra Regione dal male endemico della radicale presenza invasiva della ‘ndrangheta, intesa sia come criminalità violenta che, principalmente, rete di appartenenza o di subordinazione alla stessa. In relazione alla specificità della vicenda deve, però, evidenziarsi che la calunnia contestata può esistere se viene denunciato un comportamento di rilevanza penale che non esiste e che il soggetto lo ha coltivato e segnalato con la consapevolezza di ciò e della inesistenza dell’avversa responsabilità. Ebbene, il giornalista ha affermato in un articolo un certo fatto e il sindaco ha ritenuto questo inesistente, trasmettendo una nota di contestazione alle competenti Autorità. Questo il fulcro della questione. Ed allora, con la propria condotta il giornalista ha potuto al massimo essere ritenuto responsabile di una possibile diffamazione a mezzo stampa e, quindi, la calunnia perpetrata dal sindaco dovrebbe indirizzarsi verso tale ipotetica condotta, per la quale vi deve essere anche la non veridicità dei fatti e la consapevolezza di incolpare un innocente. Ebbene, per il reato di diffamazione è necessaria la querela e non pare che nessuno l’abbia presentata. Con la conseguenza che nessun reato può essere contestato al giornalista. Ed allora, risulta evidente, se non vi sono elementi ulteriori, che nessuna condotta calunniosa può mai esistere nei comportamenti sopra brevemente enunciati. La vicenda, pertanto, dovrà rientrare nei giusti canoni del corretto diritto che hanno sempre contraddistinto l’agire della nostra validissima Magistratura, che saprà cogliere, certamente, la vera essenza di quanto accaduto.




