di Davide Petrizzelli e Mauro Barletta* – Le mani della ‘ndrangheta sui lavori pubblici del Torinese, e soprattutto in Valle di Susa, dove la costruzione del Tav aveva stuzzicato l’appetito delle cosche. I tentativi di influenzare la vita politica locale. E un paio di amici nelle forze dell’ordine pronti a dare una mano in caso di necessità. Parla di questo l’indagine dei carabinieri dei Ros e dei magistrati della Dda del capoluogo piemontese, coordinati dal pm Sandro Ausiello, sfociata oggi in venti arresti e nel sequestro di beni per 15 milioni. Associazione di stampo mafioso, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti sono i reati contestati. Pochi giorni fa, proprio a Torino, la Commissione parlamentare antimafia aveva lanciato l’allarme sulla penetrazione della criminalità organizzata nel tessuto sociale ed economico del Nord-Ovest. Ma l'”Operazione San Michele”, come è stata chiamata, per il ministro dell’interno Angelino Alfano “conferma che la pressione ininterrotta dello Stato contro la ‘ndrangheta sta producendo grandi risultati”. “L’esito delle indagini – osserva la presidente dell’Antimafia, Rosi Bindi – conferma l’aggressività della ‘ndrangheta e la sua sostanziale unitarietà anche in Piemonte. E’ la ‘ndrangheta il soggetto criminale più insidioso”. Questa volta ad essere colpita è la ‘ndrina di San Mauro Marchesato (Crotone) capeggiata da Angelo Greco e la sua articolazione torinese. Ma il personaggio chiave dell’intreccio, secondo i carabinieri, è un imprenditore originario di Catanzaro, Giovanni Toro, già finito in carcere nel 2013. E’ lui, da “gestore di fatto” di due società di costruzioni stradali e da “locatario” di una cava a Sant’Ambrogio, in Valle di Susa, la testa di ponte verso il mondo degli appalti e della politica. “Ce la mangiamo noi questa torta dell’alta velocità”, sentono dire i carabinieri in una conversazione intercettata nel maggio del 2011. I boss, in Calabria, ne parlano almeno in altre due occasioni nel dicembre dello stesso anno, durante incontri che raccolgono esponenti del clan dei sanmauresi e quelli del locale di Cirò Marina. Il cantiere per il tunnel geognostico alla Maddalena Chiomonte, sgomberato il presidio dei No Tav, è partito da sei mesi, e la ‘ndrangheta non vede l’ora di infilarsi. Italcoge è un’impresa da tempo impegnata nei lavori (l’allora titolare, Ferdinando Lazzaro, è indagato a piede libero per smaltimento illecito di rifiuti) ma fallisce nell’agosto del 2011, e Toro, che sperava nel suo appoggio, si preoccupa: “Bisogna che Chiomonte la prendiamo noi”. Il movimento No Tav, che da sempre tiene d’occhio il via vai delle ditte in Valle Susa, esulta con amara ironia. “Lo diciamo da anni e oggi lo diciamo ancora meglio: si tratta di ”ndranghetav'”. E aggiunge che Toro, nel cantiere, aveva anche già eseguito “su richiesta delle forze dell’ordine” dei lavori di bitumatura delle strade interne. Mentre il Movimento 5 Stelle annuncia che chiederà un incontro con il nuovo procuratore, Armando Spataro, per sottoporgli un dossier “sulle anomalie della Torino-Lione e sul danno incalcolabile che provocherà l’entrata in vigore del trattato italo-francese”. Ma non c’è soltanto la Tav. C’è l’appalto per una galleria dell’autostrada del Frejus e quello per lo sgombero neve della pista dell’aeroporto di Caselle; ci sono le pressioni su un’agenzia di spettacoli per ottenere biglietti da far vendere ai bagarini e aiutare con il ricavato i detenuti. Ci sono le manovre per fare eleggere due consiglieri comunali nel circondario di Torino (uno viene affettuosamente definito “il nostro Cetto Laqualunque”). Ci sono i maneggi, le intimidazioni, le millanterie: i malavitosi esitano a infastidire un certo personaggio perché lo ritengono in contatto con il numero due del Csm, Michele Vietti, spuntano contatti (veri o presunti tali) con un ormai ex consigliere regionale Udc. Il tutto accompagnato dal tradizionale sottofondo mafioso. Uno degli indagati, nel lamentarsi di una causa giudiziaria che non va come previsto, la mette giù così: “Le cose ce le risolviamo noi, da soli. Il sistema antico dei nostri paesani funziona sempre”. *ANSA






