Pessimo, secondo il Rapporto Istat 2014, le condizioni del welfare in Calabria. I Comuni offrono interventi e servizi per una spesa massima di 26 euro per ogni cittadino e lo stato degli asili nido non è migliore.
Spesa sociale dei Comuni
Nel 2011, i Comuni destinano alle politiche di welfare territoriale circa 7 miliardi 27 milioni di euro, al netto della compartecipazione alla spesa da parte degli utenti e del Sistema sanitario nazionale, con una diminuzione dell’1 per cento rispetto al 2010. Nel Mezzogiorno le risorse dei Comuni coprono meno della metà delle spese per il welfare locale: infatti, in questa area del Paese è maggiore l’incidenza del fondo indistinto per le politiche sociali. Pertanto nel Mezzogiorno, dove il welfare locale risulta finanziato in misura maggiore dai trasferimenti statali, i tagli introdotti rischiano di tradursi più direttamente in un contenimento delle risorse impiegate in questo settore, accentuando ulteriormente i già rilevanti differenziali territoriali. Una persona residente al Sud beneficia mediamente di una spesa sociale annua di circa 50 euro per i servizi e gli interventi offerti dai Comuni, contro i 160 euro del Nord-est. A livello regionale il campo di variazione si allarga ulteriormente, passando da un minimo di 26 euro in Calabria ad un massimo di 282 euro del Trentino-Alto Adige (Figura 4.17).
Asili nido
L’offerta di asili nido e di servizi integrativi per la prima infanzia mostra ampi divari territoriali: infatti, i dati evidenziano differenze estremamente rilevanti. Tra le regioni che vedono una
situazione sfavorevole in termini di percentuale di comuni coperti la Calabria spicca con il valore più basso (13,0 per cento). I bambini che usufruiscono di asili nido comunali o finanziati dai comuni variano dal 3,5 per cento al Sud al 17,1 per cento al Nord-est, mentre la percentuale dei Comuni che garantiscono la presenza del servizio varia dal 24,3 per cento al Sud all’82,6 per cento al Nord-est. Le regioni del Sud in cui si osservano le percentuali più basse di bambini che usufruiscono dei servizi all’infanzia sono la Campania (1,9 per cento) e la Calabria (2,4 per cento).
Le differenze territoriali persistono anche rispetto al tipo di offerta integrativa o innovativa. Infatti, le regioni del Sud del Paese registrano i valori più bassi sia in relazione all’indicatore di presa in carico degli utenti sia alla percentuale di comuni coperti dal servizio integrativo





