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    Patto Salute al traguardo, ticket con tetto reddito: esame ‘politico’ e firma governatori

    di Manuela Correra* – Al termine di una due-giorni finale di incontri fitti tra assessori regionali, ministero della Salute e dell’Economia, il Patto per la Salute 2014-2016 è stato definito nelle sue direttrici, per passare ora all’esame politico ed alla firma dei governatori. Tra i tanti nodi sul tavolo, uno dei capitoli più scottanti riguarda i ticket: sembrerebbe confermata l’ipotesi di ‘ancorarli’ al reddito, con vantaggi per le famiglie più povere, e si starebbe pensando alla determinazione di un tetto, da definirsi entro il 2014, sotto il quale la compartecipazione alla spesa sanitaria non verrebbe richiesta. Su questo punto verrà avviato un confronto politico, tenendo conto che nella definizione del tetto avrà un peso anche la composizione del nucleo familiare. Il ‘capitolo ticket’ – così come quello relativo alla revisione dei Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni garantite ai cittadini – dovrebbe però slittare a settembre. Con il nuovo Patto per la Salute, dovrebbero poi delinearsi competenze più forti per il ministero della Salute, una necessità affermata più volte dallo stesso ministro Beatrice Lorenzin e confermata dal presidente della commissione Affari sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu: ”Dal nuovo Patto, nelle intenzioni del ministro, uscirà un ministero della Salute più forte, slegato – ha sottolineato – dalle dettature del Ministero dell’Economia. E’ una scelta che va incoraggiata”. Una particolare attenzione è inoltre riservata al tema dei piani di rientro dai disavanzi finanziari, questione su cui è intervenuto oggi anche il ministro per gli Affari regionali, Maria Concetta Lanzetta: ”Sarà un mio personale impegno – ha affermato durante il question time alla Camera – in occasione del suo passaggio in Conferenza Stato-Regioni da me presieduta, verificare che, superando il concetto di ripianamento dei deficit attraverso la riduzione delle spese, vengano privilegiati i concetti di razionalizzazione ed efficientamento dei servizi sanitari”. Altro punto che ha suscitato critiche anche in ambito parlamentare, riguarda poi l’ipotesi di impiego degli specializzandi negli Ospedali. Sulla questione, Lorenzin ha chiarito oggi in audizione alla Camera che “le Regioni hanno fatto varie proposte, e tutto ciò che riguarda il tema specializzazioni e sistema universitario è stato rimandato al Ministero dell’Università e Ricerca. Non uscirà nulla – ha detto – che non sia concordato con il ministro dell’Università”. Nell’accordo sarebbe invece confermata la linea da sempre sostenuta dal ministro: tutti i risparmi che il Patto si prefigge di ricavare, resteranno nel comparto per essere reinvestiti. Sembrano ormai andare verso la conferma anche altri punti del Patto, a partire dall’entità del Fondo sanitario nazionale che per il 2014 sarà di 109,9 mld, per salire nel 2015 a 112 mld e nel 2016 a 115,4 mld. L’accordo indica anche gli obiettivi da raggiungere nei prossimi tre anni: in evidenza la questione relativa alle case di cura private per cui sono previste chiusure o accorpamenti per quelle che non raggiungono il paletto dei 60 letti, con un’ipotesi di alzare il tetto a 80 letti. La riorganizzazione dovrebbe essere in ogni caso graduale e a partire dal 2016. Nel Patto trova posto anche il riordino di Aifa, Agenas e Iss. L’ottica dichiarata è di potenziare i tre Enti ma saranno probabilmente dei provvedimenti successivi al Patto ad entrare nello specifico. Così come in seguito saranno approfonditi i nuovi standard ospedalieri per il comparto pubblico, con il fine di ricavare risorse per potenziare l’assistenza territoriale. Previste anche novità per l’implementazione dei percorsi di Health technology assessement (Hta) per l’acquisto di farmaci e dispositivi medici. *ANSA