di Clara Varano – Diga del Melito. Se non se ne discutesse periodicamente, molti, per non dire tutti, avrebbero già dimenticato la sua esistenza. La sua esistenza, sì, che è solo sulla carta. Il progetto, è stato approvato negli anni ’70, ma a distanza di 40, la diga, non solo non è ultimata, è lontanissimo dall’esserlo. La vicenda della diga del Melito è una spina nel fianco per molti. Sono stati spesi 87 milioni di euro, espropriati terreni, addirittura l’intera frazione di un paese è stata espropriata. L’assenza della diga, salta agli onori della cronaca, quando due turisti si mettona alla ricerca del “famoso ed immenso” lago Azzurro, indicato su tute le cartine. Quel lago, la diga, non c’è. Al suo posto il nulla di quel che resta di un cantiere aperto e abbandonato. Di questi giorni la polemica tra il segretario della Cgil Catanzaro, Giuseppe Valentino, e Grazioso Manno, presidente del Consorzio di Bonifica, ente titolare del progetto e destinatario dei fondi per realizzarlo. I due non se le sono mandate a dire. Lunedì 26 maggio, è iniziato il processo a carico del presidente del Consorzio di Bonifica, Manno appunto, imputato, nella qualità di Commissario del Consorzio di bonifica Alli-Punta di Copanello, del reato di abuso d’ufficio per aver assunto personale senza concorso all’interno della diga. Il processo nasce proprio da un esposto di Valentino e la Cgil si è costituita parte civile. Secondo il sindacato Manno avrebbe eseguito assunzioni “ad personam e senza alcuna selezione”. Per questo la Cgil ha chiesto il risarcimento del danno per un milione di euro da devolvere all’Osservatorio sociale contro le Mafie “Salvatore Aversa” per la lotta alla ‘ndrangheta ed all’illegalità. A questo, Grazioso Manno, ha risposto con la convocazione di una conferenza, il prossimo 5 giugno, nella quale mostrerà tutta la documentazione relativa alla diga. “Sono io – ha affermato Manno – che chiederò conto al segretario della Cgil Valentino del suo comportamento in tutti questi anni. Sono stanco che la vicenda venga derubricata solo come fatto di cronaca giudiziaria, con annunci che fanno solo scalpore; quasi una sorta di accanimento non solo nei miei confronti ma soprattutto verso ciò che il Consorzio rappresenta”.
“E’ paradossale – risponde Valentino – che Manno avanzi pretese e lanci provocazioni gratuite”. Un botta e risposta tra comunicati. Strill.it, per approfondire la questione diga, ha sentito il segretario Valentino, che, oltre a puntare il dito contro tutti, politica compresa, ha anche dichiarato la volontà del sindacato di voler concorrere alle cariche consortili nelle prossime elezioni della deputazione.
Da quanto tempo la diga è all’attenzione della Cgil?
E’ una partita che seguo dal 2004. Siamo stati recentemente, a verificare lo sfascio e il dramma della situazione. Al di là del fiume di parole che si sono consumate su questa opera, i fatti concreti parlano di un cantiere abbandonato. Addirittura ci sono i fascicoli dei progetti della diga lasciati là. I laboratori con le prove del cemento che servivano per attestare che l’opera venisse realizzata ad opera d’arte. Buttati dopo essere stati catalogati. c’è lo sfascio totale di un pezzo di territorio che sente parlare di quest’opera da 40 anni, ma non ci crede più nessuno. La cosa più drammatica, da questo punto di vista, è che il presidente del consorzio si permette di strumentalizzare l’atteggiamento della Cgil, dicendo che c’è un livore nei suoi confronti, che io ce l’ho con lui, che non capisce il perché, e se lo può permettere perché alla fine è solo la Cgil che da anni chiede lo sblocco dei lavori, chiede conto dei soldi che sono stati spesi.
Il sindacato cosa denuncia?
Il 26 maggio ho testimoniato nel processo d’abuso d’ufficio contro Grazioso Manno, perché abbiamo denunciato un sistema di assunzione clientelare e lo spreco del denaro pubblico. Abbiamo denunciato recentemente alla Corte dei Conti ed al Governo, tutto ciò, chiedendo che venga fatta chiarezza sulla reale situazione. Devono intervenire intanto su un punto: è possibile che dopo 40 anni, dopo l’abbandono del cantiere si continui a non occuparsi dell’opera e nonostante tutto, qualora dovesse esserci un ulteriore finanziamento, questo andrebbe comunque al Consorzio di Bonifica? Sul progetto ci sono delle difficoltà. Il cantiere è stato bloccato quando davanti al collegio arbitrale, l’Astaldi pone dei problemi di natura tecnica e in quella sede lo stesso collegio dà ragione all’Astaldi. Il progetto quindi andava analizzato meglio per la sicurezza dei cittadini.
Quante variazioni ha subito il progetto?
Moltissime. Il progetto è stato rimodulato più volte, la posizione era differente, ma è normale. Non ci scandalizza che un’opera che nasce come la terza diga più grande d’Europa, con un tipo di costruzione che si appoggia direttamente sulle montagne, nel tempo subisca delle varianti anche sostanziali. L’atteggiamento in questa circostanza, del consorzio non può essere quello di intestardirsi sulla validità del progetto, perché è passato più volte al registro dighe. Considera che dopo il Vajont la natura dei controlli è stata molto intensificata. Nel 2008 abbiamo denunciato perché il progetto fosse rivisto. Noi auspicavamo che in fase di realizzazione dell’invaso si discutesse di questo, mentre il consorzio ha fatto un muro contro muro contro l’Astaldi che stava costruendo.
Se non c’è livore, quali sono i motivi che spingono la Cgil ad occuparsi della diga?
Niente livore, ma sete di giustizia nella misura in cui alcuni lavoratori della diga, anche loro assunti con il metodo privatistico, siano stati gli unici a pagare. Quando il cantiere della diga viene sospeso, ai lavoratori viene modificato il contratto. Erano lavoratori assunti a tempo indeterminato, il contratto si trasforma a tempo determinato e vengono estromessi dal cantiere. Erano quelli che sul cantiere ci lavoravano. Vengono estromessi per far posto ad altri lavoratori. Qui abbiamo denunciato il sistema clientelare. Quei lavoratori sono gli unici che nonostante abbiano avuto ragione davanti al giudice del Lavoro, che ne ha ordinato il reintegro, ancora non sono tornati al loro posto.
Quanto c’è di politico in tutto ciò?
Guardi, non è possibile che da 40 anni l’opera sia ferma. Si dica se si vuole realizzare, come sarebbe utile fare nell’ottica futura. E poi chiarire la posizione dei lavoratori che non hanno avuto giustizia nonostante il tribunale abbia dato loro ragione. Queste domande sono state fatte a tutti. Alla politica regionale, al consorzio, ma nulla. Perché la politica regionale non se ne occupa? La cabina di Regia di cui parla Renzi, va riempita di contenuti, si parta allora dalle cose concrete, come può essere la diga e come possono essere mille altre situazioni analoghe in Calabria. L’opera è stata finanziata dalla Cassa del Mezzogiorno. Si dica al Cipe, Comitato inteministeriale per la Programmazione Economica, “facciamo quest’opera, la facciamo in questa maniera”. Il sindacato è aperto ad ogni tipo di soluzione. Crediamo che qull’opera non possa essere più fatta con i metodi tradizionali. Siamo anche interessati a capire se con un progetto di finanza e con l’aiuto di privati, quell’opera possa andare avanti. Non ci scandalizza. C’è un territorio deturpato, hanno espropriato numerosi territori e alla fine siamo a quel risultato. Io sono scandalizzato anche dal fatto che i sindaci di quei territori, le comunità non dicano nulla.
Ma che fine hanno fatto tutti questi soldi?
Noi abbiamo denunciato in maniera molto detagliata che quei soldi sono andati a finire in assunzioni che non servivano. Alcuni sono andati a finire nelle opere, altri negli espropri, però altri sono tutti sprechi. Sono stati spesi male. 87 milioni di euro per un cantiere che è esagerando al 10% dei lavori. L’interesse dovrebbe essere quello di realizzare l’opera. Solo che si scontrano 2 interessi differenti, quello privato dell’Astaldi, che ha tutti gli interessi ad incrementare il progetto, e quello pubblico del Consorzio che vuole la realizzazione dell’opera senza varianti. Noi vogliamo che l’opera venga realizzata, ma con i massimi criteri di sicurezza per i cittadini. Qui c’è l’inghippo. Ad un certo punto all’Astaldi viene revocata la realizzazione del progetto, fa causa e vince, e il consorzio viene condannato a pagare un risarcimento milionario alla società e questo ha massacrato l’opera. Esonerata la Astaldi dal cantiere, viene presentata la Secab dal consorzio di bonifica, come azienda di fiducia per il rivestimento delle gallerie e dopo un po’ di tempo all’azienda di fiducia del consorzio viene revocato il certificato antimafia e l’appalto viene meno, parliamo anche di valori etici e di soldi della comunità sprecati.
A cosa lavora dunque la Cgil per una soluzione?
Stiamo lavorando senza mollare la presa, sperando che ci sia un risveglio delle comunità lì attorno. Ci saranno le elezioni, prossimamente, per rieleggere la deputazione che guida il Consorzio di bonifica e noi, a questo punto, ci stiamo interessando. Sfidiamo il consorzio. Se il consorzio dice “venite a prendervi le carte”, noi le carte vogliamo prenderle dall’interno, adesso. Entrando nei meccanismi del Consorzio di bonifica. Candideremo delle persone perbene per ottenere almeno un posto nella deputazione perché quelle carte vengano finalmente visionate totalmente per valutare il meccanismo. Li sfideremo sulla gestione dell’ente. E’ inutile dire “le carte sono a disposizione di tutti”. Le abbiamo viste le carte a disposizione di tutti, sono lì, buttate nel cantiere, ed è uno schifo, uno scandalo. Ci serve solo capire come fare per creare un’alternativa valida. Noi continueremo a denunciare chi, nonostante abbia visto lo stato dei luoghi, sia stato zitto senza denunciare, perché complice di un sistema. Mi riferisco a tutti. Assessori, politici, chiunque su quel cantiere ci sia stato.

























