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Pizzi: ”Quintuplicando produzione bergamotto diventeremo provincia più ricca d’Europa”

23 Maggio 2014
in CALABRIA, In evidenza
Tempo di lettura: 5 minuti
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Pizzi: ”Quintuplicando produzione bergamotto diventeremo provincia più ricca d’Europa”

di Domenico Grillone – Sua maestà il bergamotto sulle tavole delle famiglie italiane. E’ la nuova sfida del prezioso agrume, dopo le recenti evidenze scientifiche supportate da studi condotti nelle Università di Roma, Parma, Cosenza e Messina riguardo la presenza nel bergamotto di sostanze attive contro il colesterolo ed il diabete. E con una ricerca tutt’ora in corso, condotta dal professore Michele Navarra del Dipartimento Scienza del Farmaco e della Salute dell’Università di Messina, molto promettente sulle presunte proprietà antitumorali che conterrebbe l’agrume. Intanto, della serie “nemo propheta in patria”, l’oro verde di Calabria comincia ad affacciarsi in Europa, nelle tavole di diverse famiglie inglesi, russe, tedesche, svizzere, olandesi, belghe e francesi. In tutto, più di duemila quintali venduti nello spazio degli ultimi cinque mesi. Mentre risulta assai difficile, se non impossibile, trovarlo nelle frutterie o nei mercati locali. Il bergamotto, quindi, non rappresenta più solo un prodotto da vendere alle industrie dell’essenze, così come si fa da più di un secolo, ma un vero e proprio frutto da mangiare, un scrigno pieno di sostanze che si trasformano in armi efficaci contro diverse patologie, pronto ad essere esportato come si fa con la frutta esotica in tutte le parti del mondo. L’artefice di questa nuova primavera del bergamotto è l’avvocato Umberto Pizzi, produttore, presidente del Consorzio di Tutela del bergamotto e di UnionBerg, capace di traghettare già da tempo tutto il comparto fuori dalle secche della crisi essendo il vero e proprio artefice, ad esempio, della stabilizzazione del prezzo dell’agrume, oltre che di numerose azioni di rilancio dell’intero settore. “Ci siamo preoccupati di creare delle diversificazioni nell’uso del prodotto, non vincolandolo esclusivamente all’utilizzo nella cosmesi o in profumeria – esordisce Ezio Pizzi – anche perché legare il presente ed il futuro del prodotto ad un unico utilizzo, anche se da secoli è stato utilizzato in questo senso, per noi rappresentava una certa precarietà da un punto di vista economico e commerciale. Si può utilizzare tutto il frutto. Dall’essenza al frutto, ricco di proprietà che aiutano la prevenzione o addirittura di cura per alcune patologie del nostro tempo”. Ed allora, andiamo a scoprire qualche significativo dettaglio degli studi scientifici che già dal 1998 evidenziarono la presenza del bergaptene, una sostanza appartenente alla famiglia degli psoraleni che combatte la psoriasi. “Nel corso degli anni abbiamo sviluppato una azione tendente a conoscere ed approfondire le proprietà contenute nel prodotto – spiega il presidente del Consorzio – ed a nostre spese, grazie al professore Giovanni Sindona dell’Università di Cosenza, abbiamo condotto uno studio sul succo, ovvero sul contenuto interno del prodotto. Perché l’olio essenziale viene ricavato dalla parte esterna della buccia e rappresenta l’utilizzo del bergamotto che si è fatto da tre secoli a questa parte”. Ed a parlare ufficialmente, e con i crismi della ricerca scientifica, dell’efficacia del frutto capace di contenere il colesterolo è stato appunto il dottore Sindona, capace di isolare ed individuare dei principi attivi, (la bruzzitidina, in onore della città di Cosenza dove si è sviluppata la ricerca, e la melitidina in onore della città di Melito da cui si riteneva che provenissero i frutti analizzati) presenti nel succo, nelle fibre interne e nel tessuto bianco leggermente giallo piuttosto compatto (Mesocarpo) e che inibiscono la produzione del colesterolo nel sangue. La ricerca, brevettata a nome dell’università di Cosenza, è stata pubblicata in prestigiose riviste scientifiche internazionali. A tutto questo si aggiunge la notizia dell’isolamento di altri due principi attivi, uno dei quali si chiama peripolidina in ossequio alla città di Peripoli, vecchio nome di Condofuri e per i quali sono iniziate le sperimentazioni in vitro e su cavie, sempre presso l’Università di Cosenza, con risultati, secondo Pizzi, straordinari. Stesse sperimentazioni, ma sull’uomo, sono state avviate all’Università Tor Vergata di Roma dal professore Franco Romeo, Ordinario di Cardiologia e direttore della Scuola di Specializzazione di Cardiologia della stessa Università. “Attraverso la sperimentazione – continua l’avvocato Ezio Pizzi – si è scoperto che le sostanze individuate non solo abbassano il colesterolo ma anche i trigliceridi e gli zuccheri, ed in una misura notevole producendo effetti benefici su patologie cardiovascolari e per quanto riguarda il diabete”. Ed anche abbondando nel consumo del succo di bergamotto, della sua polpa o del frutto intero, i risultati, contrariamente alle statine, producono solo effetti aggiuntivi e positivi. In particolare gli studi scientifici hanno dimostrato che somministrando una o più porzioni da 500mg di estratto di bergamotto ad individui con colesterolo alto infatti, si è rilevato che dopo 1 mese, il colesterolo buono HDL è aumentato del 42% mentre sono diminuiti il colesterolo cattivo, LDL, del 38%, la glicemia fino al 25% e i trigliceridi del 41%. Ciò significa che il bergamotto è assai utile sia per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari e di infarto, sia per i diabeti o per coloro a rischio di diabete, data la riduzione di glicemia che comporta. Questa capacità del bergamotto è dovuta al fatto che oltre ad essere un potente antiossidante e a proteggere dai radicali liberi, contiene nel suo stelo un’ingente quantità di flavonoidi che riescono a bloccare l’enzima responsabile della produzione di colesterolo. “Ho partecipato ad almeno 15 congressi nazionali di cardiologia – dice tra l’altro il presidente del Consorzio – in uno di questi una intera giornata è stata dedicata al bergamotto ed ai suoi effetti benefici. Da qui è nato il consiglio da parte dei cardiologi di utilizzare il prodotto naturale che ovviamente non ha effetti collaterali e con la stessa efficacia del farmaco, seguendo la tendenza di curarsi con prodotti naturali. E che andrebbe ad integrarsi con la dieta mediterranea”. E tra i diversi progetti scientifici riguardanti il bergamotto e finanziati dalla Regione Calabria anche quello riguardante la lotta ai tumori, condotto dal professore Michele Navarra dall’Università di Messina. Perché sembra che il succo di bergamotto conterrebbe delle proprietà antitumorali. “Una parte della ricerca ha dato dei risultati in vitro straordinari”, rivela Pizzi il quale ricorda anche lo studio del professore Squadrito dell’università di Messina sugli oli essenziali. “In un progetto che riguarda la comunicazione pubblicheremo tutti i dati scientifici emersi dagli studi”, aggiunge Pizzi intento adesso a fare svoltare l’intero settore con la vendita del frutto. “Se noi riuscissimo a creare una rete di distribuzione portando il bergamotto nelle frutterie nazionali ed internazionali – sostiene il presidente – dando tutte le notizie salutistiche potremmo veramente volare dal punto di vista economico. Perché, ad esempio, basterebbe il consumo di un solo frutto all’anno per ogni italiano per riuscire a raddoppiare l’attuale produzione. Ciò potrebbe significare un fiume di danaro in questa fascia della nostra terra”. Ma Pizzi l’idea non solo ,l’ha sviluppata ma comincia a praticarla assieme ad altri produttori. “Si tratta di una opportunità che potrebbe determinare uno sviluppo economico e sociale di incalcolabili proporzioni. Quest’anno a Londra, nel corso di una manifestazione fieristica, ho venduto inizialmente 10 quintali di prodotto, poi passati a 120. A questi si aggiungono le commesse arrivate dalla Svizzera, dal mercato di Milano e da quello di Bergamo. L’idea è quella di mettere da parte il 10 per cento del prodotto conferito l’anno scorso per venderlo come frutto, ad un prezzo di un euro e 50 al chilo, così come lo abbiamo venduto in questo ultimo periodo, assai diverso dai 40 centesimi pagati dall’industria”. Tolte le spese, come afferma Pizzi, si potrebbe ricavare tranquillamente un euro e venti. “Vi immaginate in un ettaro di terreno a bergamotteto che produce circa 250 quintali? Anziché ricavare 10 mila euro se ne potrebbero ricavare circa 40 mila. Ed in quattro o cinque anni, attraverso particolari innesti, si potrebbe arrivare ad una produzione quintuplicata”. Tutto ciò significherebbe la creazione di un indotto straordinario e soprattutto tanta occupazione. “Attualmente vivono circa 6 mila persone con il bergamotto, tra addetti, operai, proprietari trasportatori ed altre figure del settore. Quintuplicando la produzione creeremmo un polo di sviluppo veramente importante e potremmo diventare la provincia più ricca d’Europa. Con il frutto a tavola potremmo creare una svolta epocale mai avuta in città”.

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