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    Cecchi Paone: ”Calabria ultima frontiera omofobia; e Scopelliti non mi rispose più al telefono…”

    di Domenico Grillone – Candidato alle europee con Forza Italia, in ‘missione’ per conto di Berlusconi. Perché il suo coming out (la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale, in questo caso della propria omosessualità) Alessandro Cecchi Paone lo fece dieci anni fa, seguito pochi giorni dopo dall’abbraccio del Cavaliere. Abbraccio peraltro immortalato, sempre nello stesso periodo, sui manifesti affissi nel corso di una campagna per le elezioni europee, come quest’ultima. E non ha certo perdonato, unico militante gay di tutte le liste del Meridione, il presunto voltafaccia dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti per una storia cominciata nel febbraio di quest’anno, quando nel corso di un incontro politico l’ex governatore pronunciò la frase “non candidiamo uomini che amano altri uomini”. Anche se poi si scusò giustificandosi con il fatto che era stato frainteso. Alessandro Cecchi Paone colse la palla al balzo e lanciò subito la sua provocazione: “Se hai veramente cambiato idea mi candido io nella tua lista”. Scopelliti, inaspettatamente, gli offrì la candidatura, così come afferma lo stesso conduttore televisivo. E come capolista in Calabria ed a Reggio in tutte le competizioni elettorali, da quel momento a seguire. Il finale della storia è proprio Alessandro Cecchi Paone a raccontarlo, a margine dell’incontro organizzato dal movimento “Liberi di ricominciare” in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia. “Mi disse di scegliere tra europee, regionali e comunali. Lui voleva scusarsi e dimostrarlo attraverso la mia presenza. Ci siamo visti una volta a Roma con testimoni che hanno ascoltato la sua insistenza sul punto. Risposi di si, per le europee. A quel punto è scomparso, non ha mai più risposto al telefono e non ha mai più avuto il coraggio di dire che ci aveva ripensato. Per questo dico che non è un uomo di parola perché questa doveva essere la prova della sua apertura al mondo gay. E quindi è vero che è un omofobo”. Poi passa a parlare di Sud e di Calabria, quest’ultima da lui considerata “l’ultima frontiera dell’omofobia”. E lo spiega così. “Ci sono ancora troppe famiglie, realtà di lavoro completamente chiuse, non a caso legate alla criminalità organizzata, che pensano ad una società  imprigionata e soffocata dove ancora dichiararsi omosessuali o lesbiche diventa un serio problema”. “Siamo qui a rompere l’ultimo tabù – continua Cecchi Paone – l’omofobia è una forma di razzismo, non è possibile dirsi aperti ai vari colori della pelle, alle tante religioni o ai vari generi e poi essere omofobi. Il razzismo è tutto da condannare. Non si può tener fuori la parte relativa all’orientamento sessuale”. Poi il discorso scivola sui temi della campagna per le europee e qui Paone svela la sua missione per conto di Berlusconi. “Non ho scelto uno schieramento politico, si tratta semplicemente di un fatto personale”, puntualizza il conduttore televisivo all’obiezione rispetto alla sua scelta indirizzata verso una parte politica che in generale non è mai stata molto tenera con i gay. E aggiunge. “Berlusconi mi ha chiesto di dare una mano per riportare il Sud ad un protagonismo internazionale e mediatico, che vuol dire poi mettere sotto gli occhi di tutti le condizioni non più accettabili di arretratezza e di degrado. Ed io ho accettato con entusiasmo”. Ma non ha difficoltà ad ammettere implicitamente la fondatezza della perplessità avanzata. “E’ vero che soprattutto il Pdl ha avuto momenti di grande conservatorismo, ma con il vecchio Papa. Con il nuovo sarebbe impossibile, quantomeno in nome dei valori cattolici”. Ma su Berlusconi rimane inamovibile. “Se c’è qualcuno non omofobo ed aperto è proprio lui. E la prova è che io sono l’unico candidato gay, militante e dichiarato, di tutte le liste di tutto il Meridione”. A parlare di omofobia nel salone della sede di Liberi di ricominciare c’era anche Nino Spirlì, opinionista de “Il Giornale” e dichiaratamente omosessuale. Lo aveva fatto l’anno scorso con “Pirandello Drag”, primo coraggioso cortometraggio sociale contro l’omofobia girato in Calabria che ha permesso alla città di Reggio di ricevere, direttamente dal Consiglio europeo di Strasburgo, il titolo di ‘Città a 12 Stelle’. Ma quest’anno per Spirlì la giornata internazionale contro l’omofobia cade in un momento non certo opportuno. “Una giornata che cade giusto quando la politica tenta di entrarci un po’ troppo. Perché da destra a sinistra si registrano dichiarazioni, visto il periodo di campagna elettorale, che sembrano sposare la causa. Ogni partito vuole il suo frocio in lista, questa è la verità. Ma io sono una bestia senza catena, sono sempre molto scomodo”. Spirlì parla della necessità di lavorare ancora molto per una società “non omofoba ma in questo momento forse preoccupata per l’eccessiva aggressività di certi gruppi omosessuali, così come per un certo femminismo che ha spaventato gli uomini”. “Forse bisognerebbe finire di parlare di schieramenti – aggiunge il giornalista e scrittore – e cominciare a parlare di diritti dell’uomo. E comunque tutte le aggressività sono pericolose”. Chi invece da tempo ha oggettivamente fatto qualcosa di concreto contro l’omofobia è stato il presidente della Provincia Giuseppe Raffa con l’istituzione dell’osservatorio sull’omofobia, forse il primo del Sud Italia. “Da quello che mi risulta – ha detto il presidente – sta producendo qualche risultato importante. Ma abbiamo assunto anche tante altre iniziative, l’ultima in questi ultimi giorni con la costituzione di parte civile da parte dell’ente Provincia contro i femminicidi e le violenze contro i bambini” Infine Paolo Ferrara, il presidente del Movimento, con il preciso obiettivo di “ricominciare” con tutte le forze, a partire proprio da Alessandro Cecchi Paone che ha garantito a “Liberi di ricominciare” il suo totale sostegno sin dalla prossima scadenza elettorale cittadina d’autunno.