
di Clara Varano – L’industria crolla, gli investimenti pure e nulla fa presagire che l’Italia, il Mezzogiorno e la Calabria, possano migliorare.
E se da un lato si parla di processo di desertificazione e sottosviluppo permanente, qualcosa c’è in via di sviluppo e che, anzi, ha valori in crescita assoluta annua strabilianti, anche se al riguardo non c’è molto da essere allegri: la disoccupazione.
Il mercato del lavoro nel 2012 è stato caratterizzato da una evoluzione negativa dovuta al forte divario territoriale, alle crescenti difficoltà di inserimento dei giovani, alla segmentazione tra italiani e stranieri. Diminuisce l’occupazione e di contro aumenta l’offerta di lavoro, che porta la disoccupazione ai livelli più elevati degli ultimi decenni.
In Calabria ha un’occupazione il 38% di persone in età lavorativa a differenza di tutto il Nord, dove sono 64 persone su 100 ad essere occupati. Il Mezzogiorno registra, tra il 2008 e il 2012, una caduta dell’occupazione pari al 4,6%. Solo in Calabria, il tasso di occupazione è diminuito di 4 punti percentuali per i lavoratori giovani, della fascia di età compresa tra i 18 e i 29 anni. Su 506 mila persone che in Italia hanno perso il lavoro, più della metà, 301 per la precisione, sono residenti nel Mezzogiorno. Quello che è allarmante è il fatto che pur essendo nel Sud presente solo il 27% di occupati italiani, nello stesso territorio si concentra il 60% delle perdite occupazionali causate dalla crisi. La riduzione principale dell’occupazione, nel Meridione, si ha nel lavoro dipendente, dove si registra un calo del 5,2%, circa 246 mila unità lavorative. Al Nord, invece, l’occupazione dipendente aumenta, mentre a subire una sensibile riduzione è il lavoro autonomo. Colpiti tutti i settori professionali: i servizi, l’industria in senso stretto, le costruzioni e l’agricoltura in via generale. In Calabria, invece, l’occupazione agricola cresce dell’11,6%, l’industria registra un -15,9%, i servizi -4%.
I dati Istat, sul Lavoro in Calabria, non lasciano spazio ad interpretazioni. Dividendo per genere, sono disoccupati, alla fine del 2012 più di 78 mila uomini, dato che nel primo trimestre del 2013 ha raggiunto i 100 mila. Per le donne, invece, il dato è meno allarmante, ma di poco. Nel primo trimestre del 2013 l’Istat ha calcolato che nell’età lavorativa, dai 15 ani in su, sono disoccupate in 68 mila. La percentuale totale di disoccupati, dunque, ha raggiunto il 24,55%. Nello specifico territoriale, la città con più disoccupati è Cosenza, seguita da Reggio Calabria, Catanzaro e, infine Vibo Valentia e Crotone. Tra questi circa 59 mila sono diplomati e più di 17 mila hanno conseguito una laurea.
A cosa è dovuto il brusco aumento registrato nel 2012 e già nel primo trimestre del 2013?
Secondo il rapporto Svimez i comportamenti sul mercato del lavoro, specie nel Mezzogiorno, pare abbiamo subito una definitiva trasformazione. L’assenza di lavoro e le condizioni economiche familiari critiche, spingono, giovani e meno giovani, a cercare e ad accontentarsi di un’occupazione qualunque, non importa se precaria e/o a tempo ridotto. Questo, considerata la precarietà e il tempo limitato dell’occupazione, fa entrare nella fascia dei disoccupati, molte più unità lavorative rispetto a prima.
Inoltre, alla disoccupazione esplicita, nel 2012, ha iniziato a contrapporsi, per la prima volta, un primo significativo calo della disoccupazione implicita, indicata dal livello di inattività della popolazione in età da lavoro e che in generale riguarda le donne.
Quindi, tirando le somme, solo un giovane su quattro riesce a trovare occupazione in Calabria, mentre al Nord è un giovane su due. I settori che ancora non risentono della crisi sono l’agricoltura, dato che fa pensare ad un ritorno alle antiche tradizioni territoriali, e i servizi, relativamente, però, al commercio, agli alberghi ed ai ristoranti, situazione che dovrebbe far riflettere, visto che si tratta delle principali attività dove in genere prevalgono gli investimenti della criminalità organizzata.
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