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Rapporto Svimez: lavoro femminile, è dramma al Sud

12 Agosto 2013
in Rapporto Calabria 2013
Tempo di lettura: 3 minuti
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Lavoro_Femminile

di Clara Varano – Multitasking. Per anni l’universo femminile è stato considerato in grado di fare, pensare, coordinare contemporaneamente più attività.

Il “sesso debole”, che negli anni passati, come inculcavano le prime pubblicità di lavatrici e forni trasmesse in tv, tutti identificavano con una bella donnina, truccata e vestita di tutto punto, che lavava gli abiti del marito e serviva in tavola volatili giganti, con una semplicità da far paura, dicendo frasi spesso stupide, non esiste più. Ebbene, oggi, scomparsa quell’immagine, probabilmente, molte donne, piuttosto che sfornare super pennuti, preferirebbero calcolare la nuova formula della relatività, smentendo Einstein.

Le donne e il lavoro. Odio e amore. Costrette a lavorare, almeno inizialmente per necessità, anche se quasi certamente quella necessità per loro è stato un miracolo, oggi la donna è sempre più al centro del mondo professionale. E gli abiti del marito e il pollo glassato con la confettura di albicocche, che fine fanno? Semplice, in molti casi, i vestiti sono sempre in lavatrice e il pollo rosola in forno, mentre la donna, svestiti i panni della perfezione e indossati quelli dell’intelligenza, con un paio di jeans, cucina, lava, parla al telefono con qualche multinazionale in una lingua straniera e con un’altra mano rimesta il sugo. Ecco che la donna, diventa una strega in grado di compiere più azioni contemporaneamente. “Ha un cervello multitasking”.

E se la guerra dei sessi nel mondo del lavoro e sulla capacità di svolgere più attività va avanti ormai, come dice Fabio Carducci, su “Il Sole 24 Ore”, “quasi da quando Giulio Cesare dettava, si dice, tre testi contemporaneamente”, quella stessa guerra, probabilmente, ha portato oggi, in un periodo di crisi grave come quella che viviamo, a parlare di “Emergenza femminile”. Così come si parla di Neet e di emergenza giovanile, allo stesso modo l’emergenza femminile in Italia, nel mondo del lavoro preoccupa gli esperti.

In realtà secondo gli studi recenti di Nick Chater, si legge nello stesso articolo di Carducci, nessuno è bravo a fare due cose contemporaneamente, a meno che non sia una attività automatica. Diciamo allora che le attività automatiche delle donne nel corso degli anni sono diventate parecchie. Nonostante ciò, recentemente, trovano maggiore difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. Tralasciando le statistiche, spesso sommerse, di uomini preferiti a donne perché, naturalmente, non avranno mai una gravidanza o perché il datore di lavoro è rimasto ancorato a quel pennuto geneticamente modificato, l’allarme relativo all’occupazione femminile è preoccupante. Secondo il rapporto Svimez, l’emergenza è più “qualitativa”, nel senso che i risultati quantitativi relativamente migliori rispetto ai maschi, sono in larga parte ascrivibili ad incrementi delle occupazioni precarie e nelle professioni non qualificate. In sostanza lavorano di più in settori che rassicurano poco per il futuro. Subiscono una flessione, dunque, i settori delle professioni qualificate intellettuali e tecniche, mentre l’incremento si ha nelle professioni non qualificate. E se il Sud è stato la maglia nera in tutti i settori investiti dalla crisi, nell’emergenza femminile non può essere diversamente. Si parla, infatti, di dramma Sud. Nel Meridione, in media lavora una donna su quattro. Questo dato porta la Campania a registrare un tasso occupazionale femminile pari a quello del Pakistan.

La Calabria, terra da sempre considerata arretrata sotto tutti i punti di vista, a dire il vero, è abituata alla donna che lavora da molto tempo, da quando agli inizi del ‘900, iniziava alle prime luci dell’alba la raccolta dei gelsomini, resta, però, quel retroterra culturale che, diciamo, non avvantaggia il mondo femminile. E così, poco tutelata, da poltiche di pari opportunità votate più alla convegnistica che al fare, la maggior parte delle donne ha difficoltà. Bene che vada la donna ottiene un contratto a termine, non per scelta, ma legato all’occasionalità e stagionalità del lavoro. Non a caso, nel Sud, tra le donne che nello scorso decennio hanno perduto un’occupazione, oltre il 40% aveva un contratto a termine. Nel 23% dei casi, sono state licenziate o mandate in mobilità, e solo il 19% ha raggiunto l’agognata pensione.

E i dati statistici dell’Istat, relativi alla Calabria, sulla disoccupazione, non sono più rassicuranti. Nel 2012 si è registrato il 22,3% di donne disoccupate, rispetto al 18% degli uomini e nel primo trimestre del 2013, la situazione è peggiorata di molto. Le disoccupate raggiungono il 26,51% rispetto ad un 23,8% degli uomini e la realtà è destinata a peggiorare considerato che dalla crisi prima del 2015 non si accennerà ad uscire.

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