
di Clara Varano – Non c’è più la valigia di cartone, non c’è più il lungo viaggio su un treno notturno o stipati su una nave che parte dal porto di Napoli.
No, i nuovi emigranti, viaggiano in turistica e prendono l’aereo, cuffie nelle orecchie e spesso tablet in una mano e cellulare android nell’altra. Sì, perché, i nuovi emigranti italiani, il più delle volte, oggi non sono i padri che sognano l’America, in cerca di pace e fortuna per la propria famiglia. A parte la fortuna, che tutti cercano, dell’immagine del vecchio emigrante è rimasto ben poco. Finito il flusso migratorio dei 17enni che, per aiutare la famiglia, vanno in Germania a spaccarsi la schiena in qualche ditta di costruzioni. Oggi sono i giovani diplomati e laureati che partono alla ricerca della realizzazione personale. E come dar loro torto? Quel che offre l’Italia, è: crisi occupazionale, crisi economica in ogni ambito e settore, margini di ripresa pari quasi a zero, anche se politici e ben pensanti si affannano ad annunciare la risalita, e debito pubblico che basta anche per quando i nipoti dei nostri nipoti saranno polvere.
Procediamo con ordine. Chiarito chi, stabilito il motivo per cui si va via, diamo ora un po’ di numeri.
La ricerca del futuro al Nord e all’estero, defrauda di un futuro l’Italia e le regioni con maggiore emigrazione. Ma quali sono? Questo non ha subito molte variazioni rispetto agli anni ’30. Perché a salutare i suoi cittadini sono prevalentemente le stesse: Abruzzo, Molise, Lazio Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, in ordine sparso. La chiamano fuga dei cervelli, perché di frequente sono le menti più brillanti ad abbandonare le terre natie e in questo la Calabria sta proprio in cima. Secondo il Rapporto annuale degli italiani nel mondo, presentato nel 2012, fuori dai confini vive il 17,9% di calabresi e risultano iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero in più di 360 mila. La Calabria è al quarto posto tra le regioni con maggiore emigrazione, ma se si fa il raffronto con la densità demografica, la fotografia sviluppata è inquietante. Peggio di noi stanno solo Basilicata, con il 19% e Molise, con il 24,7%. Un bronzo sul triste podio delle terre svuotate. Svuotate di quel valore inestimabile che è la gioventù.
Vai via? “Perché l’Italia che mi offre?”. Ma così abbandoni il tuo Paese? “E perché non è stato il mio Paese ad abbandonarmi prima?”. Questa la summa di una conversazione con chi decide di lasciare tutto: affetti, amici, sogni, convinto che non solo non ci sia speranza per se stessi, ma soprattutto per l’Italia e la regione da cui provengono.
Mete più gettonate Argentina e Germania. E se si considera che a partire prevalentemente sono i calabresi tra i 18 e i 49 anni, di cui circa il 20% fa parte della fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, l’apporto in termini di forza lavoro che ne deriva per il Paese ospitante è notevole, così come quello che noi perdiamo.
E se guardiamo per singola città? Dopo Roma, per il flusso migratorio c’è la nostra Cosenza, anche se lo scenario più critico, se si rapporta al numero di abitanti, è quello di Vibo Valentia.
L’emigrazione, poi, è ancora più marcata se si resta nei confini dello Stivale. Certo, perché, il triste trasferimento dal Sud al Nord, rimane sempre il preferito, la prima scelta. Il Rapporto Svimez, del 2013, riporta i dati relativi al periodo intercorso tra il 2001 e il 2011. In dieci anni, si sono trasferiti, dal Mezzogiorno al Centro-Nord ben 1 milione e 313 mila unità, di cui 172 mila laureati. C’è da impallidire. Anche perché, a parte i 60 mila che hanno fatto ritorno, queste unità accrescono la densità demografica delle città in cui scelgono di trasferirsi. La nuova fase migratoria, è dunque, caratterizzata dal crescente coinvolgimento della componente giovanile più scolarizzata. Se nel 2001 i laureati meridionali che emigravano erano il 10,7%, nel 2011, la percentuale è più che raddoppiata, raggiungendo il 25%.
Si assiste, inoltre, alla nascita di un nuovo fenomeno: “Il pendolarismo di lungo periodo”. Molti laureati, infatti, pur non trasferendosi in modo definitivo, accettano di lavorare per un periodo stabile e duraturo, in modo precario, che consente, ugualmente cambiamenti di residenza anagrafica. Nel 2011 i pendolari Sud-Nord, sono stati di 140 mila unità e nel 2012 hanno superato le 155 mila.
All’interno di uno scenario di desertificazione così radicata, inoltre, un altro dato fa suonare il campanello di allarme: se i giovani scappano dalla Calabria e dall’Italia, chi resta? Bambini, che naturalmente ancora non posso fuggire e vecchi, agée, per essere socially correct. La maggiore denatalità, la minore incidenza delle emigrazioni dall’estero, gli spostamenti delle componenti più dinamiche e qualificate verso il Nord e verso l’estero, producono nella nostra regione conseguenze molto negative. Il Meridione, tra il 2001 e il 2011 è cresciuto di 104 mila unità, a fronte di circa 2,3 milioni di unità nel Centro-Nord. Se si continua così, la Calabria nel 2065 sarà quasi totalmente svuotata. E se l’Italia, ancora non potrà dirsi un Paese per vecchi, la Calabria sarà una regione di vecchi.
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