
di Clara Varano – La crisi che attanaglia il mondo e l’Europa in particolare, non accenna a dare respiro. Il Pil (Prodotto interno lordo) diminuisce vertiginosamente. La flessione aumenta.
Chiarito che un Paese, una regione che non consuma non cresce, risulta altrettanto chiaro che, se l’Italia è in recessione i consumi non possono essere aumentati, anzi. Vediamo, però, più da vicino la situazione.
Quanto hanno consumato gli italiani nel 2012? Poco. Molto poco. E la Calabria? Non è certo la regione con più consumi d’Italia. La differenza tra Nord e Sud, anche in questo ambito è marcata. La diversità tra le due aree dipende, principalmente, dalla dinamica dei consumi delle famiglie, in netto calo nel Mezzogiorno. Ci sono, tuttavia delle divergenze sui generi di consumo. Nel Sud e in Calabria, quello su cui si risparmia meno sono gli alimenti. Nonostante anche questo comparto abbia subito un calo, per quel che concerne il consumo, i calabresi, se devono tirare la cinghia, lo fanno principalmente sui beni voluttuari. Non si risparmia su pane e pasta, ma su bibite e merende. Un calo nel consumo, la Calabria, lo ha visto anche nel settore dell’abbigliamento. Pur rimanendo tra le regioni italiane che più spende nel vestiario, nel 2012, anche i calabresi hanno speso di meno e lo hanno fatto sempre nel periodo più conveniente dei saldi, come sottolineano le associazioni dei commercianti, con una corsa al’ultima taglia sin dal primo giorno. Resta da capire come mai la regione con il più alto tasso di disoccupazione, quindi tra le più povere, riesca a spendere in vestiti così tanto. Meno rispetto agli altri anni, ma tanto se confrontato con i dati dei redditi. Una risposta la si potrebbe individuare nel rapporto dell’Istat che vede la Calabria come il territorio con maggior incidenza del lavoro irregolare, con uno +29,2%, solo nel 2009, quando la crisi non era percepibile come oggi. Un segno “più”, insomma, almeno lo abbiamo. E un altro segno positivo, sembra quasi ovvio, la Calabria lo mette nella spesa pubblica. Certo, perché, nonostante rispetto agli anni passati, la Pubblica Amministrazione si sia impegnata nel ridurre i costi, la Calabria resta comunque tra le regioni che hanno più spese nel pubblico.
E se i consumi, comunque sotto certi aspetti necessari, sono in calo, gli investimenti che andamento staranno seguendo? La riduzione che ci riguarda più da vicino, secondo Svimez, è quella cumulata, pari al 25,8% nel Mezzogiorno. Dato ancora più in aumento nella nostra regione dove il processo di investimento risulta decisamente sfavorevole. La caduta è dovuta principalmente al quasi totale azzeramento degli investimenti industriali. Unico settore in cui la Calabria ed il Mezzogiorno in genere non soffre penosamente il confronto con il Nord è quello delle costruzioni. Qui le regioni settentrionali battono il Sud. Anche se, specifica Svimez, il rapporto va fatto in un periodo più lungo. A lunga distanza infatti, le costruzioni nel meridione avevano iniziato ad entrare in crisi già da prima, con un calo costante avvenuto dal 2001 al 2007.
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