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    Sei anni di reclusione per Scopelliti travolgono il ”modello Reggio”

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    di Claudio Labate – ‘’Sei anni di reclusione e interdizione in perpetuo dai pubblici uffici’’. Per il Tribunale presieduto da Olga Tarzia,

    Giuseppe Scopelliti è responsabile non solo dei reati di falso e abuso d’ufficio, ma anche della disastrosa situazione in cui si è venuto a trovare il Comune di Reggio Calabria dopo l’esplosione del cosiddetto ‘’Caso Fallara’’. Perché la sentenza, questa sentenza, è una condanna ad un intero sistema, al tanto chiacchierato ‘’Modello Reggio’’. Ed insieme a Scopelliti, sono condannati alla pena di 3 anni e sei mesi anche i tre componenti del Collegio dei Revisori dei Conti, Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero De Medici, per il reato di falso. Per loro, l’interdizione dai pubblici uffici si ferma a cinque anni. Ma non è tutto. Scopelliti è stato condannato a pagare una provvisionale quantificata in 120 mila euro, e i revisori a 20 mila euro ciascuno. Mentre il risarcimento del danno in favore del Comune di Reggio Calabria sarà deciso in separato giudizio.
    La sentenza, attesa da più parti, si abbate dunque come una mannaia sull’attuale governatore della Calabria. Perché le conseguenze della condanna sono anche politiche. Visto che, per effetto della legge Severino, sarà costretto a lasciare immediatamente lo scranno più alto della Regione.

    E quando nell’aula 13 del Cedir il giudice Tarzia, presentatasi in perfetto orario, legge il dispositivo, cala il gelo. Anche perché ad attendere la sentenza, insieme ad un manipolo di aderenti di Reggio Non Tace, c’era una foltissima schiera di amici vecchi e nuovi del governatore. Finanche la vicepresidente del Consiglio regionale, Antonella Stasi. Mentre non era in aula il legale di fiducia, il senatore Nico D’Ascola, prodottosi in mattinata in un’appassionata arringa che voleva Scopelliti assolto perché indotto in errore da Orsola Fallara.
    Insieme al Pm Sara Ombra, apparsa soddisfatta della sentenza che in realtà condanna Scopelliti ad un anno in più di reclusione rispetto alla richiesta, anche il procuratore aggiunto Ottavio Sferlazza. Segno dell’attenzione dell’Ufficio di Procura al processo iniziato nel novembre del 2012.

    La sentenza (in attesa dell’ovvia impugnazione) mette dunque una pietra tombale sugli anni della sindacatura targata Giuseppe Scopelliti, bocciando sonoramente la disinvolta gestione delle Finanze di Palazzo San Giorgio, ritrovatosi con un disavanzo da centinaia di milioni di euro. Facendo crollare così anche il castello difensivo costruito dai legali dell’ex sindaco di Reggio Calabria che dapprima avevano puntato sul fatto che gli aspetti tecnico amministrativi esulassero dal ruolo politico ricoperto da Scopelliti, per poi virare addossando ogni responsabilità sulla dirigente Fallara, morta suicida nel dicembre del 2010.

    Vittoriosa invece appare la linea scelta dal pm Sara Ombra, secondo cui il meccanismo messo in piedi era chiaro e conosciuto da tutti, in una ricostruzione logica dei fatti che ha avuto origine dalle denunce del grande accusatore dell’ex sindaco del ‘’Modello Reggio’’, Demetrio Naccari Carlizzi. Con l’aggravante, se così si può dire, del dolo: ‘’E’ impensabile – disse nella sua requisitoria – credere che Orsola Fallara abbia fatto tutto nelle sue segrete stanze’’.

    Poca voglia di parlare
    Dicono i più informati che il governatore abbia atteso nelle stanze del Consiglio regionale l’esito del processo, e che alla lettura del dispositivo abbia abbandonato in fretta e furia, evidentemente contrariato, il palazzo.
    E così è stato anche al Cedir dove gli aficionados di Scopelliti, evidentemente accorsi in gran numero nella speranza di ascoltare tutt’altra sentenza, hanno abbandonato mestamente l’aula, con pochissima voglia di parlare.
    Lo stesso dicasi dell’avvocato Aldo Labate che non si aspettava certo una condanna di queste proporzioni.
    L’unico a rilasciare una dichiarazione è stato l’avvocato Carmelo Chirico, del collegio difensivo dei revisori dei conti: ‘’Le sentenze non si commentano a caldo, ma si impugnano. Cosa che faremo, sicuramente, in punta di fatto e di diritto, al deposito della sentenza che allo stato ci lascia dubbiosi anche sotto il profilo della quantificazione della provvisionale. Si tratta di somme non quantificate, e non riusciamo a capire su quale dato il Tribunale ha ancorato la concessione della provvisionale’’.  
    Il deposito delle motivazioni della sentenza avverrà entro 90 giorni.