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    Reggio, vertenza Peo: i dettagli dell'esposto presentato in Procura dai dipendenti comunali

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    Fanno sul serio i dipendenti del Comune di Reggio Calabria, da giorni ormai in stato di agitazione, a causa della vertenza Peo che li vede contrapposti all’Amministrazione comunale in merito alle somme

    definite come ”indebitamente percepite”.

     

    In seguito alle infuocate assemblee andate in scena in questi giorni i dipendenti hanno deciso di presentare un esposto presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria in cui denunciano il comportamento della precedente amministrazione comunale, in seguito sciolta per ”contiguità mafiosa”, circa l’inserimento tra i residui attivi del bilancio (quindi da recuperare) delle somme erogate al personale del Comune.

    La parte fondamentale dell’esposto presentato dai dipendenti comunali si rifà alla sentenza della Corte dei Conti che afferma che ”la porzione di disavanzo di amministrazione pari ad euro 22.493.699,94 è stata in concreto “assicurata”, in violazione della disciplina giuscontabile, mediante la diretta iscrizione postuma (a bilancio chiuso) tra i residui attivi di entrate da recuperi di somme indebitamente corrisposte a dipendenti, non iscritte nel bilancio di previsione (e sue variazioni) né accertate in competenza, poste attive il cui concreto recupero, quantomeno per la parte direttamente derivante dall’applicazione di clausole di contrattazione decentrata, si presenta non certo nell’an, nel quantum e nel quando”.

    In sostanza i dipendenti comunali contestano quanto già disposto dalla Corte dei Conti che avvalorerebbe la tesi secondo la quale le somme erogate sarebbero rientrate tra i residui attivi da riscuotere in maniera retroattiva. Inoltre i dipendenti riportano nel loro esposto alla Procura un altro passaggio delle osservazioni della Corte dei Conti, ”fatto rilevantissimo – scrivono gli dipendenti nella loro denuncia – per l’evidenza dell’errore contabile”. La Corte dei Conti scrive che ”il Comune consapevole di dette problematiche, ha riferito che “sarà comunque cura di questa amministrazione segnalare senza ritardo alla competente procura regionale I’eventuale somma non più recuperabile per il conseguente giudizio di responsabilità” . Una dicitura che secondo i dipendenti comunali denoterebbe come ”la stessa Amministrazione fosse consapevole del fatto che tali somme non potevano essere iscritte tra i residui attivi”.

    Infine, sempre secondo quanto si legge nel ricorso presentato e sottoscritto dai dipendenti comunali, ”solo una piccola parte di essa poteva considerarsi “da recuperare” e comunque anche se recuperata per sua destinazione naturale non avrebbe mai potuto essere iscritta tra i “Residui attivi” bensì sarebbe stata restituita alla parte dei fondi di competenza. In particolare, l’eventuale recupero di somme erogate indebitamente (se accertato) per le “Peo” sarebbero dovute confluire ed essere restituite al cd. “Fondo del Personale”, per poi essere redistribuite sempre nei confronti dello stesso personale dipendente”.

    Una tesi quest’ultima sostenuta con forza nella lunga vertenza che oggi vede contrapposti i dipendenti comunali alla triplice commissariale alla guida di Palazzo San Giorgio che nelle scorse settimane, in ottemperanza a quanto disposto dalla sentenza del Tribunale del Lavoro, ha ordinato il recupero delle somme tramite trattenuta nelle buste paga degli stessi dipendenti.

    Un fatto che secondo l’esposto presentato dai dipendenti sarebbe diretta conseguenza degli errori compiuti all’epoca dall’Amministrazione Arena. ”Per quanto sopra esposto e motivato – conclude l’esposto presentato in Procura – i sottoscritti chiedono che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita voglia disporre gli opportuni accertamenti in ordina ai fatti esposti in narrativa, valutando gli eventuali profili di illiceità penale degli stessi e, nel caso, individuare i possibili responsabili e procedere nei loro confronti. Formula, altresì, denuncia querela qualora dagli accertamenti emergessero fatti-reato procedibili a querela di parte”.