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    Odissea metropolitana al GOM

    Riceviamo e pubblichiamo – Sono un’insegnante che vive a Reggio Calabria, luogo adatto alla contemplazione paesaggistica naturale e selvaggia se non fosse abbandonato all’incuria e alla deplorevole gestione amministrativa.
    Più che contemplare, Reggio resta attonita a guardare scempio e scelleratezza immersa nel degrado e nell’immondizia.
    Una città ove la cattiva gestione dei rifiuti é maledettamente accompagnata da una sanità che arricchisce il suo curriculum di disservizi, sbadataggini e menefreghismo.
    Reggio TACE.
    Il silenzio aleggia persino nella corsia predisposta per le vaccinazioni cui ahimè devo sottopormi perché obbligata dallo Stato. Pena sospensione dal servizio,cioè licenziata.
    Premetto che non sono contraria al vaccino e sono rispettosa delle regole della comunità in termini di emergenza epidemiologica, ma avendo una patologia dubbia, chiedo se é il caso di effettuare la seconda dose visto e considerato che, con la prima, alcuni fastidi sono evidentemente peggiorati. La dottoressa vaccinatrice mi fissa un appuntamento con uno specialista per una consulenza più approfondita , per cui, mi presento, qualche giorno dopo, assentandomi dal mio luogo di lavoro, all’orario prestabilito, con il foglietto contenente le mie patologie.
    Giunta sul posto, un’altra dottoressa vaccinatrice di turno, mi comunica che non esiste alcuna prenotazione e mi chiede di mettermi in fila dallo specialista il cui ambulatorio si trova dall’altra parte dell’ospedale, il che avrebbe comportato 10min di cammino a passo regolare.
    Accidenti,  ma io ho l’affanno.
    Non per altro ma poiché ,fiduciosa dell’appuntamento, mi ero già presentata con qualche minuto di anticipo  in sala d’attesa, ovvero uno scantinato con appena quattro sedie attaccate dal ferro e sbattute alla parete che porta i segni scuri e meleodoranti di coloro che, nel tempo, hanno poggiato la testa. Un altro giorno di lavoro perso, penso.
    Mi fermo un attimo e non taccio. Mi avvicino al Centro Vaccini e chiedo di risolvermi il problema. Non sono in condizioni di reggermi in piedi, né di sostenere, per quanto minimo, il peso del mio corpo.  Non mi regge la testa.
    Chiedo di sedermi. Fuori dalle stanze predisposte alla somministrazione del vaccino,dottori e infermieri lamentano la mia impazienza ma nessuno, nessuno mi ascolta.
    Gli altri pazienti, seppur impazienti, tacciono.
    E intanto il tempo scorre. Sfilano barellieri con salme da portare all’obitorio; vecchietti in sedia a rotelle trascinati da operatori scocciati e frettolosi che mormorano qualcosa; uomini che, con gli occhi e le mani fissi sul cellulare, odono tutto e tacciono. Compongo il 112 .
    Ho bisogno di aiuto. Non ce la faccio.
    Non voglio rischiare di perdere salute e tempo perché sento che entrambi stanno svanendo. Mi tengono in attesa per 10 minuti promettendomi che avrebbero sistemato tutto per il bene di tutti. Insomma avrebbero messo a tacere ogni disguido,  leggerezza, incompetenza ed incomprensione.
    Mi fermo e cerco di far tacere la mia testa che sembra prendere fuoco da pensieri e timori. In quasi tre ore niente si muove, né si smuove.  Resto appesa al filo della fortuna che non aiuta di fatto i più fragili ma i più audaci, ovvero quelli che TACCIONO.
    Al Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria si tace. Tacciono tutti, persino le forze dell’ordine . TACE l’intera città sulla pelle di tanta gente che, come me, incontra disagi e difficoltà insormontabili, a discapito e alla faccia del diritto alla salute.

    Luisa Nucera