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    Cannabis light: le opportunità e i rischi di un business in continua crescita

    La cannabis light è una pianta che ha cambiato, negli ultimi anni, l’economia italiana. Di fatto, tutto è iniziato con la Legge 242/2016. Questo testo normativo, entrato in vigore nel gennaio dell’anno successivo, ha reso libero il consumo di cannabis legale a basso contenuto di THC. Lo stesso si può dire per l’acquisto.

     

    Quali sono le caratteristiche specifiche di questa tipologia di cannabis? Come già detto, si tratta di una pianta modificata in modo da avere un contenuto di principio attivo psicoattivo molto basso, non superiore allo 0,2%.

     

    Per dovere di completezza, ricordiamo che il legislatore è venuto incontro ai produttori e ha introdotto una soglia di tolleranza fino allo 0,6%. Tornando al business, ricordiamo che, in pochi anni, in Italia si è creato un giro d’affari annuo di diverse centinaia di milioni di euro. Non poco dato che, come già detto, si parla di una filiera molto giovane.

     

    L’interesse è alto e, dal momento che siamo in un periodo in cui molte persone valutano dei cambiamenti anche repentini di vita, non è raro sentire chi prospetta la possibilità di lanciarsi come imprenditore in questo settore. Quali sono i pro? Quali i contro? Vediamoli assieme!

     

    Le opportunità da cogliere

    Le opportunità da cogliere quando si parla di business che ruota attorno alla cannabis light sono numerose! Soprattutto dopo lo scoppio dell’emergenza sanitaria, i prodotti che la vedono protagonista sono diventati sempre più popolari. Il motivo? Diversi. Tra questi, rientra il loro rappresentare, in alcuni casi, dei preziosi elisir per favorire il relax.

     

    Come non citare poi il mondo pet? I nostri amici animali sono sempre più presenti nelle nostre case. Un’indagine del 2019 ha messo in primo piano un rapporto 1:1 tra membri della popolazione italiana e animali d’affezione. L’attenzione nei loro confronti è molto alta: per farli stare bene, siamo disposti a spendere cifre notevoli.

     

    Anche per quanto riguarda il loro benessere, l’interesse nei confronti dei rimedi naturali è rilevante. I negozi di cannabis light – i punti vendita e gli e-commerce che vendono prodotti derivanti da questa pianta sono noti tecnicamente come hemp shop – propongono diverse alternative utili al proposito.

     

    Degno di nota è anche l’aumento di consapevolezza in merito all’impatto delle nostre azioni sul mondo e sull’ambiente. La pandemia ci ha insegnato, come nessun evento prima, che siamo tutti interconnessi.

     

    Ecco perché, molto più rispetto a prima dell’emergenza sanitaria, gli utenti tendono a preferire filiere attente alla sostenibilità. Quella della cannabis light risponde alla perfezione a questo criterio. Dopotutto, parliamo di una pianta che richiede pochissime risorse, che cresce anche in condizioni avverse e che purifica il suolo.

     

    I contro

    Lanciarsi nel business della cannabis light legale comporta la necessità di affrontare diversi contro. Tra questi, rientra il fatto che, nonostante i passi fatti rispetto a qualche decennio fa – uno, ossia l’approvazione in Commissione Giustizia alla Camera per la depenalizzazione della coltivazione casalinga di piante con una quantità di THC superiore allo 0,6%, è recentissimo – in Italia la legislazione sulla cannabis è ancora molto indietro rispetto a quella di altri Paesi.

     

    Per rendersene conto, basta rammentare che la Legge 242/2016, salutata da molti come una rivoluzione normativa, non fa cenno al consumo umano. Inoltre, a fine 2020 si era addirittura parlato, con un successivo passo indietro, dell’inclusione nell’elenco delle sostanze stupefacenti del CBD o cannabidiolo, principio attivo non psicoattivo.

     

    Nell’ambito degli scogli da superare in questo business rientra la forte concorrenza. Dal momento che la qualità dei prodotti, tutti biologici, non si differenzia molto da brand a brand, è molto importante puntare sulla comunicazione e sul marketing, mettendo in campo o investimenti ingenti, o tempo per acquisire quelle conoscenze necessarie per gestire alcuni processi – p.e. i social e il sito – da soli ma senza dimenticare l’efficacia.