• Home / ARCHIVIO / Notizie archivio / Reggio Calabria – Appuntamento promosso dall’Anassilaos

    Reggio Calabria – Appuntamento promosso dall’Anassilaos

    Con la legge 28 febbraio 1949 nr. 43 il Parlamento italiano approvava il progetto di legge Provvedimenti per incrementare l’occupazione operaia, agevolando la costruzione di case per lavoratori, con il quale si dava avvio a un piano per la realizzazione di alloggi economici, noto come piano INA-Casa. Il progetto sarebbe durato fino al 1963 e in quattordici anni avrebbe dato un volto nuovo alle nostre città.

    A settanta anni di distanza l’Associazione Culturale Anassilaos dedica a tale importante iniziativa, che avrebbe segnato il dopoguerra, un incontro che si terrà martedì 14 maggio alle ore 17,30 presso lo Spazio Open con l’intervento di Claudio Sergi, responsabile Design Anassilaos. Tale progetto, nato su impulso di  Amintore Fanfani, all’epoca ministro del Lavoro e della Previdenza sociale, ed espressione della parte più progressista e solidaristica della Democrazia Cristiana (Dossetti, Moro, La Pira), si proponeva da un lato, nel solco di Keynes, di ridurre la disoccupazione impegnando migliaia di operai e tecnici in uno sforzo costruttivo fino a qual momento mai tentato in Italia e dall’altro di offrire ai meno abbienti una abitazione decorosa nella considerazione che il degrado sociale e la povertà si combattono anche con iniziative concrete.  Nonostante che l’Italia sia conosciuto come  il paese delle incompiute a causa, anche, dei tempi lunghi della burocrazia, il Progetto Ina-Casa procedette alacremente e nello spazio di quattordici anni realizzò due milioni di vani,  dati a oltre 350.000 famiglie italiane, che prima di allora erano costretti ad abitare  in cantine, grotte, baracche, sottoscala o  in coabitazione con altre famiglie. Il progetto Ina –Casa diede  inoltre un notevole impulso alle attività di ingegneri e architetti che in breve costruirono interi quartieri nelle metropoli italiane (Milano, Roma, Torino) e in altri centri piccoli e grandi. In  qualche caso taluni di questi  quartieri appartengono  ormai  alla storia dell’architettura del nostro Paese ma al di là delle opere realizzate da architetti di fama (gli “archistar” di oggi)  è l’insieme delle costruzioni che dimostra la qualità della progettazione edilizia messa in opera nell’ambito di tale progetto. Certo alla base di tutto era una idea di quartiere che contribuisse  a formare i cittadini non soltanto migliorando la loro vita materiale ma offrendo possibilità di vita in comune negli spazi esterni e nelle attrezzature da fruire  in maniera collettiva. Un’idea forse utopistica ma di grande rilievo etico. A settanta anni di distanza restano le opere, oggi da tutelare e conservare, ma anche una idea tuttora attuale quando si parla di sbloccare le cosiddette grandi opere per dare ossigeno all’economia italiana, oggi asfittica, e contribuire all’occupazione.