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Decreto sanità, Cerra (IdM): “nessun intervento per i diritti dei calabresi”

“Dopo 10 anni di commissariamento, la sanità Calabrese è a pezzi, ma soprattutto i pazienti e le loro famiglie quando hanno necessità di sostegno per cure specialistiche sono drammaticamente soli.
I numeri sono chiari, per le malattie gravi le famiglie non esitano ad indebitarsi per raggiungere i centri di eccellenza che in Calabria mancano”.

Questa la denuncia dell’Italia del Meridione alla luce del decreto sulla sanità in Calabria presentato ieri dal consiglio dei ministri.
“Non vogliamo entrare nei conflitti di potere della vecchia politica, ma è evidente a tutti che uno degli elementi centrali del decreto consiste nel trasferire al Commissario Cotticelli e al sub Commissario Schael il potere di scelta dei direttori generali che in passato era nelle facoltà del Presidente delle Regione.
Bene la centrale unica d’acquisti e la verifica di commissari e direttori generali, bene anzi un plauso ai maggiori controlli e alla lotta al malaffare e alle possibili infiltrazioni mafiose, ma leggiamo solo di controlli e procedure per rimettere a posto i conti.
Manca drammaticamente un “metodo di lavoro” per analizzare i problemi e risolvere finalmente per i Calabresi l’accesso alle cure e il diritto alla salute.
Se fosse solo una questione di conti non riusciamo a capire cosa abbiano fatto sino ad ora direttori generali, commissari ad acta, advisor da noi profumatamente pagati, il Presidente Oliverio e chi lo ha preceduto.
Possibile che tutti, diciamo tutti siano stati sordi e ciechi?
Cara Ministra, grazie per l’attenzione ma c’è necessità di un vero Progetto Calabria e non solo di un’azione da ragionieri.
Abbiamo bisogno di un progetto che analizzi con metodo scientifico, i motivi che costringono i Calabresi a curarsi fuori regione, oltre 300 milioni di euro per emigrazione sanitaria, mancano centri di eccellenza, manca un ente terzo che certifichi la qualità delle prestazioni erogate .
Mesi o anni di attesa per visite specialistiche, eppure le soluzioni sono semplici: perché non si analizzano quali sono le specializzazioni che hanno maggiori liste d’attesa e non si assumono giovani medici costretti ad emigrare per lavoro?Perché quando gli specialisti ambulatoriali vanno in pensione, non si procede in automatico alla loro sostituzione? perché restano fermi i fondi per i nuovi ospedali? Perché non si provvede a integrare gli oltre 300 posti letti che mancano nella sola provincia di Cosenza?
Cara Ministra, nonostante l’ammirevole impegno dei pochi medici, infermieri e personale sanitario, l’ assistenza domiciliare Integrata in Calabria ha indici tra i più bassi d’Italia.
Siamo agli ultimi posti nella prevenzione delle malattie neoplastiche ma non basta, assolutamente nulla, dico nulla, è stato adottato per il controllo delle patologie croniche, patologie che da sole impegnano l’80% della spesa sanitaria. Ci sono una serie di progetti delle associazioni, ma non sono stati neanche convocati ai tavoli.
I medici di famiglia restano ancora un presidio sanitario territoriale? Bene, nella ASP di Cosenza, si sono adottati provvedimenti che in pochi anni sdradicheranno dalla comunità i medici di famiglia, una sistematica demolizione del territorio, dopo aver ampiamente distrutto la rete ospedaliera.
Perché il DCA 65/2018, che doveva iniziare a riorganizzare la rete territoriale a distanza di un anno non è ancora operativo?
Le domande sarebbero tante ma ci fermiamo qua, sarebbe veramente troppo lunga, la lista di inefficienze, di pressapochismo e di scarsa progettualità della politica.
problemi sono questi e L’Italia del Meridione è a disposizione di chiunque voglia sostituire alle chiacchiere soluzioni concrete, senza barricate, senza artificiose divisioni ideologiche tra destra e sinistra, con un solo obiettivo: ridare dignità a un popolo i cui diritti sono stati troppo a lungo negati” – conclude Rosalbino Cerra
Responsabile sanità per L’Italia del Meridione.

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