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Crotone, presentata l’Ape furibonda

16 Giugno 2018
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Con “Mare Nostrum”, la struggente ballata della cantastorie Francesca Prestia che racconta “il mare delle sofferenze infinite che non può diventare il mare della pietà perduta”, ha preso il via, dopo “il sincero apprezzamento per un libro (“L’Ape furibonda”) che con una scrittura piana ma mai distratta ci aiuta a comprendere meglio il nostro passato” del sindaco di Crotone Ugo Pugliese e della presidente della Commissione di pari opportunità Maria Ruggiero (“Un libro che mi ha profondamente emozionata”), la conversazione nella splendida sala del Museo Pitagora di Crotone gestito dal consorzio Jobel presieduto da Santo Vazzano. “Le donne che raccontiamo – hanno detto gli autori: Cavaliere, Gemelli e Pitaro – sono undici donne travolgenti e cosmopolite. Nel senso che hanno vissuto in Calabria, ma avrebbero potuto vivere ovunque e, in ogni caso, come dimostra il loro destino, sono donne non hanno mai temuto la diversità, anzi ne hanno fatto un punto di forza per affrontare e orientare il loro vissuto e quello delle collettività cui appartenevano”. Commentando la copertina del libro, la donna coi capelli al vento e lo sguardo dritto, la consigliera regionale Flora Sculco ha incrociato le storie delle undici donne alle migranti del nostro tempo: “Donne e figlie disperate alle prese con naufragi e salvataggi nel Mediterraneo. Si può anche, e forse giustamente, polemizzare sull’Europa che continua a essere fredda e ipocrita rispetto a un fenomeno epocale come i migranti, ma mai voltare le spalle a chi chiede aiuto. Le sindache del libro, la prima eletta in Italia a San Soste, Caterina Tufarelli Palumbo, Rita Pisano, la coraggiosa sindaca di Pedace, oppure la partigiana Giuseppina Russo emigrata a La Spezia da Roccaforte del Greco col suo compagno, le tre corritrici al Giro delle Calabrie che sfidavano consolidati conformismi, non si sarebbero mai sottratte dal prestare aiuto a uomini e donne straziate da povertà e guerre. A chi scappa, come dice la ballata di Francesca Prestia, occorre sempre assicurare un porto! E non lo debbono fare le ninfe del mare né le tempeste marine, ma noi! Ciascuno di noi e ogni comunità”. Ha aggiunto l’assessore regionale all’Ambiente Antonella Rizzo: “Partendo dall’esemplare storia, tragica purtroppo, della contadina Giuditta Levato uccisa dal latifondo nel ’46 perché rivendicava il diritto alla terra e al lavoro, rimbalzano potentemente i concetti di giustizia e umanità che sono parte essenziale della civiltà occidentale e che dobbiamo sempre salvaguardare. Dopo il decennio delle lotte per le terre (43-53) la nostra gente ha conosciuto l’emigrazione di massa, sui treni più lungi e nei cantieri del mondo ricco. Siamo stati migranti anche noi e abbiamo conosciuto dappertutto la sferza del pregiudizio e sofferto discriminazioni ed emarginazione. Questa storia, nostra e di tantissimi altri popoli, deve indurci a non demonizzare le diversità, in nessuna forma esse si presentino, e a non oltrepassare i limiti: il sospetto e la paura vanno governati. Alle disgrazie di chi oggi fugge dalla propria terra non possiamo opporre indifferenza e freddo calcolo, Non ce lo consente la Costituzione italiana e neanche il ricordo di ciò che siamo stati, perché negli occhi di fugge si rispecchia la nostra storia”. Sulla prima donna pentita di mafia, Serafina Battaglia, una delle storie del libro, commentata dall’assessore ai Servizi sociali della città pitagorica Alessia Romano, interpretata, in alcuni passaggi della sua testimonianza nel processo tenutosi a Catanzaro, dall’attrice Giusy Mellace che ha coordinato il dibattito sul libro edito da Rubbettino con prefazione a cura di Susanna Camusso, è partita l’altra ballata della cantastorie dedicata alla mamma di Ilaria Alpi, Luciana, morta la settimana scorsa: “Tantu nui simu ‘e cchiù!”. Una ballata dedicata a Rita Atria, Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Rossella Casini, Ilaria Alpi e Francesca Morvillo. “Questa ballata è per tutte le donne colpite dalle mafie. Ma stasera – ha detto Francesca Prestia – la dedico a Luciana, la mamma di Ilaria Alpi (la giornalista che, insieme al suo operatore di fiducia Miran Hrovatin, è stata assassinata a Mogadiscio il 20 marzo del 1994, probabilmente perché aveva scoperto chissà quali giri perversi del traffico d’armi). Alla mamma di Ilaria, che è morta proprio l’altro giorno, a 85 anni, dopo aver combattuto per 24 anni per la verità sull’omicidio di sua figlia. Ha chiuso gli occhi senza sapere chi e perché ha assassinato sua figlia. Noi stasera siamo qui anche per chiedere giustizia per Ilaria Alpi”.

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