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Dati Ocse, Pollifroni: “Serve cambio di passo per salvaguardare giovani del Sud”

6 Ottobre 2017
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 2 minuti
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“Nel Sud Italia, tra il 2005 e il 2011, nel gruppo di età 25-39 anni residenti al Sud è aumentata del 3,6% la quota di persone che hanno conseguito un diploma e del 3,5% la quota di laureati. Nonostante questo, il 39,2% della popolazione meridionale ha al massimo la licenza media”. Lo scrive in una nota Filippo Pollifroni, A Testa Alta per Reggio che aggiunge: “Gli indicatori della crisi. Le regioni del Sud sono quelle in cui i 18-24enni abbandonano prematuramente gli studi solo con la licenza media e senza conseguire alcuna qualifica professionale (Sicilia e Sardegna su tutte). Difformità si notano anche nelle differenze di rendimento degli studenti del Nord e del Sud e sull’incidenza del fenomeno dei NEET che ha colpito il 31,9% dei giovani meridionali di età compresa tra 15 e 29 anni (principalmente in Campania e Sicilia).

A un sistema scolastico debole non corrisponde un sistema di formazione professionale efficace, con pochi iscritti nei percorsi triennali e un numero esiguo di apprendisti.

Il settore universitario. La crisi del settore scolastico rifluisce sul sistema universitario, già colpito a livello nazionale da tagli e decremento di immatricolazioni. Se si prende in considerazione il luogo di residenza degli immatricolati, tre regioni meridionali su otto hanno la maggior percentuale di decremento tra il 2006 e il 2010: Sicilia (-25,8%), Calabria (-19,5%) e Sardegna (-16,8%). Se si guarda alla sede del corso di studi prescelto, il decremento coinvolge anche la Basilicata (-14,2%), oltre alle solite Sicilia (-35%), Calabria (-24,6%) e Sardegna (-17,5%).

Errori del passato e sguardo al futuro. Nel complesso, gli studenti universitari meridionali guardano con disillusione alla formazione universitaria e, se s’iscrivono all’Università, lo fanno principalmente nelle regioni del Centro-Nord. Dal canto loro, le università meridionali in passato hanno guardato più alla quantità che alla qualità, abbassando le tasse universitarie ma evitando di valorizzare l’offerta didattica e di ricerca, favorendo in questo modo l’espansione senza precedenti del fenomeno dell’emigrazione interna dal Sud al Nord del paese. Serve un cambio di passo per salvaguardare i giovani meridionali. Questo il compito della politica”.

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