Ai nastri di partenza la quinta edizione di TropeaFestival Leggere&Scrivere, kermesse letteraria che ha già raccolto un significativo consenso anche a livello nazionale: saranno 6 giornate intense a partire da lunedi 3 ottobre con un programma ricchissimo diviso in quattro sezioni nella sede principale di Palazzo Gagliardi a Vibo: “Calabria, fabbrica di cultura”, “Una regione per leggere”, “Carta-Canta” e “NutriMenti”. Forniranno spunti preziosi per gli altri luoghi dove si terranno iniziative collaterali: Serra San Bruno, Soriano, Pizzo, Marina di Gioiosa Ionica, Tropea e la Casa circondariale di Vibo Valentia. Qualità, passione e determinazione in una impresa culturale di alto profilo riassunta dai condirettori artistici Gilberto Floriani e Maria Teresa Marzano:
Partiamo con una efficace presentazione dell’edizione 2016 nei suoi punti salienti…per chi ancora non lo conosce, come potrebbe essere definito il festival?
Floriani: La caratteristica delle varie edizioni del Festival è riguardo ai contenuti un misto di tradizione e innovazione. Il nostro non è un festival tematico ma si articola in sezioni che cercano di cogliere aspetti salienti e dinamici della società e della cultura regionale e nazionale. Una Regione per leggere perché in Calabria si legge troppo poco e noi cerchiamo di mettere in campo elementi che favoriscono questa pratica fondamentale dello sviluppo intellettuale individuale e collettivo. Calabria Fabbrica di Cultura perché la nostra regione non è soltanto un mercato di consumo, ma è un luogo dove ci sono tante realtà in grado di produrre cultura di ottimo livello e ancora Carta canta che si muove intorno a tutto ciò che ha a che fare con il mondo della musica; infine Nutri-Menti perché il cibo è cultura e la Calabria ha moltissimo da dire nel settore eno-gastronomico. Non è però una manifestazione statica, si rinnova di anno in anno e cresce, cresce nel suo radicamento sociale, cresce nei numeri. Il Festival è cresciuto più di quanto le realtà istituzionali e il mondo dell’informazione non riesca a capire. Avere ottenuto il patrocinio del Ministero per i Beni Culturali è un importante riconoscimento della valenza nazionale dell’iniziativa.
Come si è evoluto il festival rispetto al suo esordio, intendo quali sono state le sue direttrici di sviluppo?
Floriani:L’esordio del festival come tante cose di questo mondo è stato occasionale, indotto da un bando regionale, ma dopo il primo anno un po’ sottotono per varie ragioni, come Sistema Bibliotecario Vibonese, ente che si distingue nella cooperazione e nella promozione della lettura e della cultura in Calabria, abbiamo capito le grandi potenzialità di questo progetto. Conseguentemente ci siamo dovuti dotare di una squadra di collaboratori di altissimo livello, in primo luogo Maria Teresa Marzano, compagna nella direzione artistica e organizzativa, abbiamo immaginato di utilizzare un bellissimo immobile storico di Vibo Valentia Palazzo Gagliardi quale sede principali delle attività, abbiamo mantenuto i rapporti con Tropea di cui abbiamo voluto mantenere il nome e con i territori. Abbiamo cominciato a intessere una fitta rete di rapporti con case editrici e centri di cultura nazionale. Ci siamo guardati intorno e abbiamo incominciato a nutrire grandi ambizioni. Non sono naturalmente mancate le azioni di disturbo e i comportamenti sgradevoli.
Qual’è l’incontro di questa edizione su cui volete porre una particolare attenzione e perchè?
Marzano: Il festival, per come lo abbiamo studiato noi, è un organismo complesso nel quale l’equilibrio e la forza sono dati dall’unione di tanti elementi; e ogni incontro è necessario perché quell’equilibrio e quella forza si conservino: per questo diventa faticoso fare preferenze; e poi c’è da dire che ogni incontro è stato preparato e pensato con la stessa cura, quindi, e a maggior ragione, hanno tutti le stesse dimensioni agli occhi di chi li ha concepiti. Come si fa a scegliere tra il concerto di Bobo Rondelli dedicato a Piero Ciampi e l’omaggio di Peppe Voltarelli a Otello Profazio (entrambi freschi vincitori della targa Tenco)? E perché scegliere tra l’amarcord con il campione del mondo Marco Tardelli e il viaggio nell’Italia disastrata di Marco Revelli? Però due nomi li faccio lo stesso: Ferdinando Scianna, uno dei più grandi fotografi del mondo, e Stefano Liberti (il suo viaggio nell’industria del cibo è un reportage che farà molto parlare). E poi dovrei citare due amici del festival come Stefano Zenni e Edoardo Boncinelli e altri altri ancora. E alla fine li citerei tutti.
Il festival è ricco di momenti: ci sono i workshop, gli aperitivi, le mostre; poi la sera spazio a spettacoli che permettono al pubblico di guardare oltre il conosciuto, di spingersi in territori nuovi e scrutare con gli occhi della mente e delle emozioni; un lavoro attento, che richiede un notevole impegno e lungo un intero anno…purtroppo pare che se ne accorgano tutti tranne che le istituzioni preposte, cosa manca alla Calabria per reggersi sulle sue vocazioni naturali, ovvero cultura e turismo?
Marzano: La Calabria sconta la sua mancanza cronica di senso di prospettiva e di comunità; ci sono troppe divisioni nello spazio (fazioni contrapposte che si fanno la guerra invece di diventare sistema e lavorare per obiettivi comuni che arricchirebbero tutti) e nel tempo (si ragiona per oggi, si pensa a ieri e non si riesce a lavorare per domani). Se si riuscisse ad andare oltre questi pesanti problemi, a mio parere, questa regione potrebbe fare un enorme salto di qualità da un punto di vista sociale e culturale. Un altro problema, ma legato a doppio filo agli altri due, è la perifericità: la Calabria è un’isola. E finché gli egoismi individuali e i campanilismi detteranno l’agenda politica resterà così.
Nonostante i dati continuino ad essere non propriamente confortanti, la sensazione è che sia importante leggere, a prescindere dal mezzo…l’e-book cresce lentamente, il libro mantiene il suo fascino, a breve prospettiva saranno alleati o rivali?
Marzano: Credo che questa supposta rivalità rappresenti un falso problema: è dimostrato che chi legge utilizzi indistintamente entrambi i medium e che certe scelte dipendano dalla comodità e dall’abitudine; giocano nella stessa squadra e hanno gli stessi obiettivi. Inoltre, e non è secondario, nessuno dei due mezzi comprometterà la sopravvivenza dell’altro, allo stesso modo che la nascita delle sedie non ha fatto sparire le poltrone.
Cosa sarà diventato questo festival fra dieci anni? Intendo i vostri Auspici, speranze, desideri…
Floriani:Io auspico che il festival si affermi sempre più come una grande manifestazione nazionale, dove i maggiori scrittori e intellettuali non solo italiani siano felici di partecipare, che serva a qualificare la Calabria e Vibo Valentia come un polo di cultura, un po’ come Matera, come Mantova, come Pordenone. Ci si può riuscire, la squadra c’è, è questione di investimenti che non possono venire solo dalla Regione, dovrebbero investire anche gli enti locali e i privati, questi ultimi vorrebbero ma il tessuto economico è ancora povero e arretrato. Riuscire in questo vorrebbe dire aver sconfitto il provincialismo, la mentalità periferica e tutto quello di brutto che caratterizza questo territorio. Si consideri che noi facciamo un vero grande festival con poco più di centomila euro a fronte dei milioni che si investono altrove.
L’inaugurazione si terrà lunedì 3 ottobre, alle 9.30. In tale circostanza, oltre a Marzano e Floriani, interverranno il sindaco di Vibo Valentia Elio Costa; il presidente del Sistema bibliotecario vibonese Giuseppe Condello; Antonio Viscomi, vice presidente della Giunta regionale; l’onorevole Anna Rossomando, segretario ufficio di presidenza alla Camera dei deputati; l’assessore regionale Federica Roccisano. Saranno presenti Rosanna Barbieri, Usr ambito di Vibo Valentia; Pasquale Anastasi, dirigente dipartimento 10 Regione Calabria, Romano Montroni, presidente del Centro per il libro e la lettura, Raffaele Suppa, dirigente scolastico del liceo “Morelli”, Antonio Cavallaro, per Rubbettino editore e Domenico Maduli, presidente Pubbliemme.






