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Reggio – Il viaggio di Pino Insegno al “Cilea” tra gli indimenticabili anni ’60, ’70 e ’80

11 Settembre 2016
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 4 minuti
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Pino Insegno - attore

di Grazia Candido – E’ davvero difficile non far scappare un repentino sorriso ad ogni sua incalzante battuta e guai a definirlo “grande attore” o “maestro” perché con voce risoluta, dice: “Chiamami Pino. Siamo sulla stessa barca io e te”. La certezza di avere dall’altra parte della cornetta, un uomo umile ma pur sempre un raffinato artista, rafforza la convinzione che quello che porterà a Reggio Calabria sarà uno spettacolo da non perdere perché Pino Insegno mostrerà tutte le sue doti di attore, comico e intrattenitore ma soprattutto, sarà un’occasione per riabbracciare una città, Reggio Calabria, che ha dato i natali al padre.
“C’era una volta…Signore e Signori buonasera” è il One man show inserito nella nuova stagione teatrale della compagnia reggina Officina dell’arte diretta dall’attore Peppe Piromalli che, anche quest’anno, da sola e con la caparbietà di chi ha l’arte nelle vene, ha messo su un cartellone teatrale al “Cilea” pronto a partire il prossimo 22 Ottobre. Tra i big entusiasti di calcare la scena, il noto attore romano Pino Insegno con il quale scambiamo qualche battuta sullo show che catapulterà il pubblico in un passato televisivo commovente.
Ci dica qualcosa sullo spettacolo che porterà in riva allo Stretto il 17 Dicembre, su quel viaggio a ritroso nella televisione degli anni sessanta e settanta quando questa era un momento di aggregazione familiare e non solo un passatempo.
“Signori e signore buonasera è uno spettacolo sulla memoria della televisione, del cinema che non c’è più paragonata a quello che c’è oggi. Tutto questo visto con occhi romantici di chi lo ha vissuto in quegli anni, quando c’era la televisione che ti lasciava un ricordo importante, quando c’era tanto da vedere e la tv non era solo un elettrodomestico, era qualcosa che ti accompagnava, che riuniva la famiglia sul divano, era davvero un amico di famiglia. Faccio quindi un viaggio con effetti speciali tra i miti, gli sceneggiati e i personaggi che hanno fatto la storia del cinema italiano e non solo, e chiedendo aiuto al Dio dello spettacolo che mi risponderà con la voce di Baudo grazie alla voce fuori campo di Massimo Lopez, duetterò con Renato Rascel e interagirò con i grandi della tv stringendo idealmente la mano all’indimenticabile Massimo Troisi, Marcello Mastroianni, Gino Bramieri, Walter Chiari e poi ballerò il “Tuca tuca” con Raffaella Carrà. Sarà una serata romantica , magica e divertente”.
Ha un po’ di nostalgia di quella televisione?
“Tantissima. Mi dispiace per chi non l’ha vissuta e la vede oggi a sprazzi su “Techetechetè”. Era una televisione intensa, indimenticabile, si provava prima di andare in onda. Era gente che faceva questo di mestiere, non erano sgallettati. Non c’erano scorciatoie di talent, reality che poi ti portavano a fare l’attore: era un mestiere cercato, voluto, studiato profondamente. Ci sarà stato pure qualche raccomandato a quei tempi ma erano davvero pochi a differenza di oggi”.
La compagnia teatrale di Peppe Piromalli ci teneva che lei venisse a Reggio a riabbracciare in un certo senso i suoi concittadini visto che suo padre ha vissuto in un noto quartiere della periferia Sud.
“Sono nato a Roma ma sono riggitano pure io e non vedo l’ora di rivedere Reggio. Mio padre viveva a Sbarre Centrali, nonno era capostazione a Reggio e ricordo con affetto le vacanze trascorse al Sud. La tappa teatrale sarà un’ottima scusa per tornare alla terra d’origine”.
E di questa Officina dell’arte che, nonostante le numerose difficoltà, ha rimesso in moto un sistema per produrre e portare cultura a Reggio Calabria cosa dice?
“Il petrolio italiano è la cultura, l’arte, lo spettacolo e chiunque viene a governare il nostro Paese deve pensare che la nostra vera ricchezza è questa. Qui, dovrebbero fare come fanno in Arabia Saudita che trovano i pozzi per il petrolio: noi abbiamo tanti e raffinati pozzi di cultura. Non dovrebbero mangiarsi tutti i soldi del mondo, perché è vero che la nostra è una nazione ricca ma se tutti spendono e spandono, alla fine, ci si riduce a fare cultura con due lire e diventa una selezione ma senza alcun guadagno”.
Se le chiedessi di spiegarmi cosa è un attore, lei come lo definirebbe?
“L’attore è una persona che ama profondamente confrontarsi con se stesso e con gli altri, dare, vivere e regalare emozioni alla gente. L’attore è destinato ad alleggerire la pesantezza della quotidianità, a criticare, mettere in evidenza con un sorriso i mali del secolo o sottolinearli con grande drammaticità. E’ una persona tridimensionale che, però, deve studiare tanto. Non basta una piccola scorciatoia per arrivare, oggi c’è poca gente che interpreta bene”.
Lei è un bravo attore e tra le sue doti artistiche, c’è anche quella del doppiaggio. Cosa bisogna fare per diventare un bravo doppiatore?
“Io sono un bravo artigiano. Teatro e doppiaggio camminano insieme: lì non ci sono scappatoie. In teatro, quando sei sul palcoscenico, sei nudo: la gente viene, leva la macchina dal parcheggio sotto casa, trova parcheggio vicino al teatro, paga il biglietto, esce dal teatro per andare a mangiare la pizza, torna a casa e spera di trovare parcheggio. Se in tutto sto bailamme non gli ha dato qualcosa di concreto, sei morto e non verrà mai più a teatro. Il teatro lo devi rispettare e quando la gente viene a vederti devi dimostrare quello che vali. Il primo applauso in scena, il riconoscimento e la gratificazione c’è sempre ma poi devi dimostrare quello che vali. La stessa cosa per il doppiaggio: se non sei un attore completo, se non sai regalare tutte le emozioni del mondo davanti ad un microfono, non puoi fare questo mestiere. La televisione, invece, è un po’ più merce dell’improvvisazione”.
Quali sono i suoi progetti futuri?
“Sono impegnato in tantissime cose ma presto ci sarà la reunion della Premiata Ditta che ce l’hanno chiesta all’Estero. Non abbiamo mai litigato ma qualche anno fa, abbiamo deciso di fermarci un attimo perché rischiavamo di lasciare un brutto ricordo chiudendo un progetto che era arrivato al massimo. Abbiamo avuto il coraggio, come fanno i grandi calciatori, di toglierci la maglietta e appendere le scarpe al chiodo dopo aver fatto una splendida tripletta. Con Roberto Ciufoli abbiamo continuato a lavorare insieme a teatro sino allo scorso anno e non è detto che a Reggio non venga con lui cambiando magari lo spettacolo”.

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