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    Movimento 5 Stelle a Reggio su referendum

    Reggio – Il “No” dei 5 Stelle alla Riforma Costituzionale: “Troppo potere al Premier”

    Un appuntamento organizzato per ribadire le ragioni del no alla riforma costituzionale sulla quale gli italiani saranno chiamati ad esprimersi con il referendum di novembre. Il Movimento 5 stelle ha incontrato ieri sera la cittadinanza di Reggio Calabria sul Lungomare Falcomatà per esporre i motivi che lo vede schierato contro la riforma Boschi che prevede un profondo cambiamento di ben 47 articoli della Carta fondamentale dello Stato.
    Nello spazio allestito nei pressi della stazione Lido dopo l’introduzione di Daniele Morabito, un attivista locale del movimento, e di Domenico Gattuso, presidente dell’associazione “Altra Calabria”, Ferdinando Imposimato, presidente onorario della Cassazione, e Giorgio Fontana, professore all’Università della Calabria insieme ai parlamentari Carlo Sibilia, Federica Dieni e Dalila Nesci hanno articolato e approfondito le motivazioni che portano il movimento a respingere il ddl partendo dallo sbilanciamento che si verrebbe a creare nell’architettura statale col cumulo di poteri attribuiti al capo del Governo a danno degli altri organi costituzionali di garanzia come il parlamento, la magistratura e la presidenza della Repubblica.
    Per il presidente Imposimato in linea teorica si poteva salvare la parte della riforma che riguarda la restituzione allo Stato centrale delle competenze che prima erano state affidate ad alcune regioni ma con la clausola di supremazia per la quale il presidente del consiglio può avocare a sé anche quelle competenze neanche quella parte si salva nella sua applicazione pratica. “Questa riforma dà molti poteri al capo del governo e toglie poteri al parlamento, alla corte costituzionale, al Csm e agli altri organi dello Stato. Alla fine chi deciderà se si deve sciogliere il parlamento sarà il presidente del consiglio”. Movimento 5 Stelle a Reggio su referendumUna concentrazione di poteri pericolosa che potrebbe portare alla “dittatura personale del capo del governo con l’asservimento della giustizia al governo”.
    La bocciatura parte dalla procedura di riforma costituzionale condotta, secondo Federica Dieni e Dalila Nesci, senza che le opposizioni a partire proprio dai 5 stelle “potessero intervenire a modificare nulla con tutti gli emendamenti presentati sistematicamente respinti e il dibattito sottoposto alla procedura della tagliola che ha favorito la maggioranza bulgara di Renzi”.
    Nel merito è stato evidenziato da Fontana come il Senato con questa riforma non viene abolito ma trasformato. “Vi siederanno consiglieri regionali e sindaci che non risponderanno ai cittadini ma al partito che li nomina e che godranno di immunità parlamentari inaccettabili”.
    Anche l’applicazione degli istituti di partecipazione viene resa resi più complicata dall’aumento delle firme necessarie per la presentazione di una proposta popolare che passano da 50mila a 150mila.
    Sempre per il professore Fontana è da sottolineare inoltre il ribaltamento della prospettiva federalista: “con un improvviso colpo di mano si passa dall’autonomismo al centralismo con le autonomie locali svuotate di ogni potere legislativo”.
    Un colpo all’informazione “asservita, drogata e corrotta” è venuto infine da Carlo Sibilia che infine ha concluso sostenendo come con la riforma Boschi “si passerà dal bicameralismo perfetto al bicameralismo perverso”.