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    Reggio – Aeroporto dello Stretto, Gattuso L’altra Calabria: “Voltare pagina sul serio”

    “Ad Ottobre 2014, avevamo proposto delle riflessioni sulle prospettive per l’Aeroporto dello Stretto, esprimendo alcune preoccupazioni e individuando degli orientamenti di fondo per rilanciare lo scalo reggino”. A scrivere è Domenico Gattuso de “L’altra Calabria” che aggiunge: “La situazione dell’aeroporto appariva già drammatica. I motivi di preoccupazione sono rimasti inalterati, forse oggi sono più numerosi:
    dati di bilancio: 2,872 Milioni di Euro di perdite nel 2013; 2,079 nel 2014; un rapporto tra ricavi di esercizio e costi di gestione fortemente deficitario;
    andamento dell’offerta di trasporto aereo schizofrenico: compagnie che appaiono e scompaiono come meteore (Air Malta, Blue Panorama, voli charter flop dalla Russia, Volotea, Air Sud), Alitalia che riduce la propria presenza in riva allo Stretto;
    traffico passeggeri in diminuzione: appena 560 mila passeggeri nel 2013, 517 mila nel 2014, 493 mila nel 2015; un trend negativo continuo che ci porta lontani dalla soglia rassicurante del milione di utenti/anno che farebbe sperare in una diversa considerazione a scala nazionale; nel mentre l’aeroporto di Lamezia ha raggiunto i 2,3 milioni di utenti e si avvia verso i 2,5 milioni;
    incapacità di accrescere il bacino di utenza potenziale in ragione di modeste politiche finalizzate a migliorare l’accessibilità dello scalo;
    latitanza e litigiosità estrema tra le forze politiche che possiedono responsabilità amministrative (Regione Calabria, Province di Reggio e di Messina, Comune di Reggio Calabria, Camera di Commercio) e che esprimono visioni contrapposte, offrendo un’immagine alquanto debole e priva di autorevolezza nelle sedi nazionali che contano;
    tensioni vissute dal management aziendale e dai lavoratori, che si traduce in un senso di scoramento, di precarietà e di incertezza sul futuro, condizioni che non stimolano certo ad operare in serenità e che affiorano talvolta in forma conflittuale.
    I politici locali hanno dimenticato che sull’aeroporto di Reggio pendeva la spada di Damocle alzata dal Governo Monti, nel 2013; il Ministro Passera nel suo Piano Aeroporti, aveva delineato una brutta prospettiva per Reggio. La Calabria era vista come un unico bacino e si specificava che: gli aeroporti presenti in ciascun bacino possono essere considerati di interesse nazionale solo se si realizzano due condizioni: “che l’aeroporto sia in grado di esercitare un ruolo ben definito all’interno del bacino, con una sostanziale specializzazione dello scalo” e “che l’aeroporto sia in grado di dimostrare il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario, purché in un arco temporale ragionevole”. Condizioni che evidentemente non si è stati in grado di rispettare. Nelle stanze romane si sussurrava già allora che il Tito Minniti era condannato, con il prospettato venir meno dei servizi erogati da ENAC ed ENAV. Ma in questi ultimi anni si è preferito continuare a suonare e ballare sul Titanic.
    Eppure l’Aeroporto dello Stretto è uno scalo che potrebbe giocare un ruolo strategico di rilievo nello scenario di mobilità nazionale. Forte di un bacino di circa 1,5 milioni di abitanti, distribuito sulle due province di Reggio Calabria e Messina, esso però non ha finora risposto appieno alle attese della comunità e anzi avanzano minacciose nuvole di crisi in ragione di strategie nazionali di contenimento della spesa di settore.
    Alcuni interventi appaiono perciò determinanti per un potenziamento dello scalo e una sua maggiore accessibilità territoriale. Esso potrebbe giocare un ruolo di rilievo nell’ambito del sistema logistico del territorio attestato sul corridoio Sicilia Nord Orientale-Calabria Meridionale, contribuendo al disegno di infrastrutture e servizi a rete, alleggerendo peraltro l’aeroporto di Catania e l’asse autostradale Messina-Catania da carichi di traffico che si traducono, sempre più frequentemente, in fenomeni congestivi. L’Aeroporto dello Stretto può inoltre essere perno per alcune componenti di traffico passeggeri di tipo turistico (Stretto, Isole Eolie, cittadine turistiche e parchi naturali, crocieristica) e di affari (attività di logistica, alta formazione, prodotti di eccellenza, scambi commerciali euro-mediterranei).
    Si ravvisa l’opportunità di agire su tre ambiti:
    un ambito di nodo, ovvero attraverso interventi mirati alla migliore infrastrutturazione dell’aeroporto, nelle sue diverse componenti, e all’efficienza ed efficacia dei servizi offerti;
    un ambito territoriale, ovvero di servizi distribuiti e coordinati sul bacino di provenienza della domanda, in modo da accrescerne l’accessibilità e quindi l’attrattività;
    un ambito di governance politica e tecnica (Società di gestione).
    E’ consequenziale che gli interventi potranno innescare un meccanismo virtuoso che potrà riverberarsi in una crescita circolare della domanda e dell’offerta di trasporto aereo, puntando a rendere, in pochi anni, l’aeroporto uno scalo di valenza nazionale, con alcune rotte attestate anche su destinazioni internazionali, in particolare mediterranee. Un obiettivo di fondo potrebbe essere quello di raggiungere 2 milioni di passeggeri l’anno. Ma quali potrebbero essere gli interventi prioritari o più efficaci? Ecco alcune proposte.

    INTERVENTI SUL NODO. Tra gli elementi da sviluppare, si segnalano:
    la pratica di tariffe volte ad incoraggiare operatori esterni;
    l’adeguamento strutturale e funzionale dell’aerostazione;
    l’attivazione concreta del raccordo fra stazione ferroviaria e aerostazione con bus a domanda;
    il potenziamento del sistema tecnologico di gestione dei voli;
    la riapertura della seconda pista aeroportuale, chiusa da tempo, previa verifica ed adattamento alle esigenze di servizio;
    il potenziamento dei servizi per l’aviazione generale, che Catania non riceve per motivi di spazio se non in minima parte;
    Il potenziamento/creazione delle infrastrutture/servizi tecnici per gli aeromobili (in tutto il Meridione, con l’eccezione di Napoli, non esiste un hangar di manutenzione per velivoli commerciali);
    la drastica riduzione dei costi di handling che oggi pesano sulle compagnie di volo e si traducono in aumenti tariffari consistenti sull’utenza;
    il potenziamento e la razionalizzazione dei servizi per il viaggiatore (informazione, facilitazioni tariffarie, intermodalità, servizi ristoro, servizi autonoleggio, ecc.) a costi abbordabili e competitivi;
    il potenziamento delle aree di parcheggio veicoli/bus, con maggior numero di posti (multipiano), tecnologie di controllo avanzate e offerta di tariffe intelligenti.

    INTERVENTI PER MIGLIORARE L’ACCESSIBILITA’. Tra le altre misure:
    il potenziamento dei servizi di navigazione sullo Stretto sulla direttrice Messina – Reggio C. (frequenza di 1 nave ogni mezz’ora nelle ore di punta e – comunque – in corrispondenza con i voli);
    il potenziamento dei servizi di raccordo veloce fra porto ed aeroporto: linea autobus urbane in sede protetta, con corsie riservate e accesso diretto alla stazione marittima; bus di linea regolare dal porto di Villa S.Giovanni all’aeroporto, via autostrada; navetta ferroviaria fra stazione aeroporto (costruita con fondi regionali di rilievo e mai utilizzata) e stazione Reggio Marittima, possibile grazie alla banalizzazione della circolazione ferroviaria nel tratto Reggio Lido-Reggio Centrale (a patto che si ripristinino la stazione Marittima orrendamente cementificata e il raccordo cancellato da RFI nell’indifferenza generale); questo collegamento possiede potenzialità ragguardevoli: appena 10 minuti di viaggio, in condizioni di sicurezza e affidabilità, sfruttando e incentivando peraltro le dinamiche di trasporto fra Messina e Reggio Calabria;
    il potenziamento dei servizi di trasporto pubblico (su ferro e su gomma) dalla provincia reggina e dal vibonese per favorire l’accesso rapido e affidabile ad una popolazione potenzialmente interessata (non si capisce la proposta avanzata da taluni esponenti politici, nell’ombra, di istituire corse bus dalla Locride e da Reggio verso Lamezia);
    il potenziamento dei servizi di trasporto marittimo per utenza turistica nella stagione estiva – ma anche in quella primaverile ed autunnale – mediante raccordi diretti tra il porto di Reggio C. e le isole Eolie;
    politiche tariffarie opportune sullo Stretto, rivendicando la continuità territoriale e il pagamento di tariffe eque in luogo di quelle elevatissime imposte dagli operatori marittimi e assolutamente disincentivanti (inaccettabili le politiche RFI che hanno rinunciato ad una sana competizione di mercato, favorendo nei fatti i privati che ormai assorbono il 90% del traffico tra le due sponde dello Stretto e impongono tariffe esose ed inique);
    servizi taxi su standard prezzo/qualità europei, contenendo le tariffe su livelli accettabili;
    politiche di marketing avvedute, strategie di promozione di servizi interregionali, attraverso il coinvolgimento di tour operator di altro profilo per estendere la capacità attrattiva su base nazionale ed internazionale su un arco temporale sempre più esteso. A tale scopo, dato che la nostra Regione, rispetto ad altre mete turistiche come quelle siciliane, possiede risorse maggiormente distribuite sul territorio, per poter creare pacchetti allettanti e personalizzabili occorre un fitto tessuto di trasporti stabile e capillare.

    INTERVENTI SULLA GOVERNANCE. Per risalire la china occorre voltare pagina e attivare nuove efficienti forme di gestione; tra le misure da intraprendere che si ritengono significative:
    azzerare i vertici amministrativi e tecnici;
    dare spazio a nuovi quadri dirigenti, attingendo a professionalità di riconosciute qualità e non sottomessi a potentati politici, garantendo una gestione pubblica o comunque a presidenza e maggioranza pubblica, e attivando forme di controllo giuridico-contabili preventive sulle azioni amministrative;
    sanare le conflittualità di varia natura esistenti ed evitare intrecci di interessi in contrasto con l’etica e la trasparenza;
    elaborare in tempi rapidi una ricognizione scientifica sulle criticità gestionali e un piano industriale che porti al loro superamento, coinvolgendo attivamente le rappresentanze degli utenti e degli Enti Locali e che sia proiettato al conseguimento immediato del pareggio di bilancio;
    stipulare un Accordo Quadro fra i partner finanziatori legato alla progettualità, a parametri di gestione ed alla continuità di erogazione dei contributi concordati su un orizzonte decennale;
    dotare l’aeroporto di un piano ed un programma di interventi a breve, medio e lungo termine; con opportuni stanziamenti programmati e garantiti;
    attuare in tempi determinati i progetti finanziati ed i lavori lasciati in sospeso.

    Naturalmente occorrerà estendere le riflessioni ad altri ambiti; tra gli altri: pianificazione dei trasporti a scala di Area dello Stretto, pianificazione territoriale, risorse finanziarie, approcci progettuali integrati. Non ultima la programmazione dei fondi comunitari.
    E’ possibile rilanciare l’aeroporto. Ma occorre assumere scelte decise e lungimiranti tenendo presente che i flussi di traffico si stabiliscono anche in base alla stabilità nel tempo del servizio complessivo offerto. Concludendo, si rimarca la necessità:
    di una classe dirigente autorevole: uomini di governo capaci, competenti, appassionati, disinteressati;
    di una governance dell’aeroporto tecnica di primo livello, non soggiacente alla prassi delle nomine politiche di parte, capace anche di dare serenità e prospettive alla comunità e ai lavoratori;
    di un potenziamento dei servizi di trasporto pubblico, ed in particolare dei servizi ferroviari da e per l’aeroporto, a partire dal collegamento porto-aeroporto sincronizzato con gli orari dei voli;
    di una politica di marketing seria e mirata al rafforzamento dell’offerta di trasporto aereo, guardando anche ai voli interregionali e al Mediterraneo; se davvero si vuole pensare a Reggio come Città Metropolitana, città euro-mediterranea, città turistica, bisogna volare alto, integrando e coordinando risorse e servizi: gli esempi non mancano; come può solo immaginarsi di volere valorizzare il nostro territorio, il suo patrimonio paesaggistico e artistico, a partire dai Bronzi di Riace, senza dotarlo dei prerequisiti per potere sopravvivere e crescere?
    E’ d’obbligo aprire un confronto, sulla base di un piano di interventi organico strutturato, misurato e credibile, con il Governo Centrale, a costo di farne una vertenza nazionale”.2