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Decreto Reggio. Falcomatà conferma criticità e promette battaglia sui tavoli romani

27 Gennaio 2015
in CITTA, Notizie archivio, Reggio Calabria
Tempo di lettura: 4 minuti
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decreto reggio falcomatà

di Domenico Grillone – “Dal Decreto Reggio non arriverà un euro fin quando non sarà sbloccato il contenzioso con la ditta Lafatre, quella impegnata per i lavori del centro agroalimentare di Mortara di Pellaro”. Nel confermare ciò che aveva dichiarato a strill.it venerdì scorso, compresa la volontà di dare battaglia nel corso del prossimo confronto romano con il premier Renzi, per trovare gli strumenti adatti per non perdere le risorse previste – decisione inammissibile quella del governo, che ci vede contrari e per la quale noi non arretreremo di un millimetro – il sindaco Giuseppe Falcomatà fa un appello a tutte le forze politiche locali, regionali e parlamentari ad unirsi in una battaglia per la difesa della città. E, nel corso della conferenza stampa svoltasi nel salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, rivela che la nuova amministrazione, fin dal suo insediamento, sta svolgendo un lavoro “volto a smascherare tutte quelle problematiche, criticità, anomalie e misteri che si celano dietro il decreto Reggio ed i lavori pubblici, dietro l’inerzia che ha costretto questo Comune a perdere, nel corso degli anni, tante occasioni. Non credo che tutto questo – sottolinea Falcomatà – sia potuto accadere per mera sfortuna”. E l’attività d’indagine dell’amministrazione sul decreto Reggio rappresenta, per il primo cittadino, una sorta di bollettino di guerra. “Ogni opera del decreto Reggio ha un problema. A noi questo non sembra normale”. Nel sottolineare che sul tema, quello dei nove milioni del decreto Reggio andati in fumo, “si è parlato tanto, spesso a sproposito ed in maniera strumentale”, il primo cittadino rimarca l’esigenza di fare chiarezza sulla questione per poi ripartire con i lavori, facendo prima un netto distinguo tra ciò che rappresenta il bilancio comunale e le risorse del decreto Reggio, “due cose ben distinte e distanti tra loro”. Ma dopo una serie di necessarie premesse il sindaco Giuseppe Falcomatà si interroga sui motivi per i quali il governo ha deciso di depotenziare lo stesso decreto con la sottrazione di 9 milioni di euro in tre anni, stigmatizzando nel contempo le polemiche dei giorni scorsi, alimentate da “personaggi che la città ha condannato alla ‘damnatio memoriae’ ma che purtroppo noi, nella nostra attività di amministratori, ci troviamo ogni giorno a dover ricordare. Perché i danni con cui ci scontriamo nella dura realtà di essere amministratori ci riportano indietro nella memoria tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni, ed il decreto Reggio purtroppo rientra fra questi”. Ed allora ecco che tutte le opere del decreto Reggio, secondo quanto affermato dal primo cittadino, presentano molte criticità, soggette a rimodulazioni, a diverse transazioni a fronte di tante ditte che hanno abbandonato i cantieri perché non sono stati pagati i vari Sal, stadio di avanzamento dei lavori. “Non ci sembra normale che tante opere del decreto Reggio siano magicamente ferme alla fase della progettazione”, sostiene tra l’altro il primo cittadino elencando una marea di opere pubbliche ferme al palo per vari motivi: dal Centro civico ed alloggi ad Ortì al Parco lineare Sud, quest’ultimo un progetto fissato solo su carta perché la ditta, come sottolinea il primo cittadino, “non ha più convenienza a chiudere l’appalto e far ripartire il cantiere”. Stessa cosa per la ditta che si occupa della costruzione delle aste del Calopinace e che aspetta ancora il pagamento del nono sal, come pure per la seconda fase della ristrutturazione della rete idrica, opera conclusa ma manca il pagamento di 2 sal; la ristrutturazione del quarto lotto della rete idrica destinata ad un riappalto; l’arredo urbano, secondo stralcio, del quartiere di Ravagnese; sospesa l’opera per il recupero urbano destinato al quartiere di Archi per un contenzioso con l’impresa; impianti sportivi di Mosorrofa, opera ancora in fase di progettazione; la caserma Duca di Aosta per la quale era stata prevista la ristrutturazione, si trova ancora in una fase di progettazione e nel frattempo si è trasformata in una discarica a cielo aperto. “Un bollettino di guerra per il quale potrei andare avanti all’infinito ma è su questo che ci stiamo confrontando”, evidenzia Falcomatà che mette il dito sulla piaga del Centro agro-alimentare di Mortara, una storia emblematica che si trascina da quasi dieci anni e che registra una serie di avvenimenti come quello del riconoscimento alla ditta costruttrice di 4 milioni e 350mila euro, “un accordo bonario per ‘riserve scritte’, nella sostanza una sorta di accordo tra gentiluomini riconosciuti ancor prima che la ditta posasse la prima pietra. Riserve scritte che alla fine ammontano a 16 milioni 370mila euro a fronte di una opera appaltata per 33miliardi di vecchie lire. Ed il collegio arbitrale ha accolto tutte le domande proposte dalla ditta, ha dichiarato esecutivo il pignoramento chiesto dalla ditta condannando il Comune, completamente silente, al pagamento di tutto l’importo richiesto”. Adesso è il ministero competente, a fronte dei tanti procedimenti esecutivi. a non inviare un solo euro per i lavori del Decreto Reggio. “E’ questo il vero problema, perché nonostante le criticità del caso che abbiamo cercato di risolvere attraverso diversi incontri con le ditte, tutte le somme sono bloccate perché il ministero non invia nulla, visto il pignoramento della Lafatre”. Una sorta di “cahier de doleance”, quello elencato dal sindaco Falcomatà, per poi aggiungere che “chi doveva tutelare il Comune in questi anni nelle sedi opportune, fino ad oggi non l’ha fatto rendendo esecutive delle procedure che potevano essere bloccate sul nascere. Tutto questo rappresenta lo specchio della credibilità che la città ha perso agli occhi dei ministeri, delle istituzioni nazionali e del governo nazionale. Tocca adesso ricostruire l’immagine della città, e non lo si fa attraverso una polemica strumentale o con la divisione tra Guelfi e Ghibellini ma stando attenti a quello che avviene”, conclude il primo cittadino, deciso ad andare avanti ma soprattutto convinto, rispetto alle polemiche dei giorni scorsi ed allo ‘stato dell’arte’ dello stesso decreto Reggio, non imputabile alla nuova amministrazione, di “non accettare lezioni da nessuno. Abbiamo un’attività volta a ripristinare l’immagine della città e lanciamo da qui un ultimo messaggio: le battaglie a difesa di Reggio si combattono in maniera unitaria, noi siamo impegnati a far riscoprire questo senso di identità e di comunità che ci deve appartenere e per far riscoprire l’orgoglio di essere cittadini di Reggio”.

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