di Natia Malaspina –
Un momento di riflessione e dibattito voluto dal presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, che si inserisce nel quadro delle tante iniziative promosse in diverse città d’Italia.
Trasformare i segni di morte in vita. È il messaggio ribadito a più voci nell’auditorium “Nicola Calipari” del Consiglio regionale della Calabria in occasione del ventennale della morte del piccolo Nicholas Green, ucciso a soli sette anni sull’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria mentre era in viaggio con la famiglia.
Nicholas morì al Policlinico di Messina qualche giorno dopo. I genitori autorizzarono il prelievo e la donazione degli organi: ne beneficiarono sette italiani, di cui quattro adolescenti e un adulto, mentre altri due riceventi riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee.
«Si rivolsero a noi calabresi facendo una debita distinzione, non fu la Calabria a premere il grilletto – ha sottolineato l’Arcivescovo della Diocesi Reggio-Bova, Giuseppe Fiorini Morosini -. Ci pesa sulla nostra coscienza questa dimensione di subcultura che ancora purtroppo circola nella nostra terra. Bisogna reagire e combattere con la cultura questo fenomeno. Impariamo a donare è il gesto più cristiano che possiamo compiere, non c’è amore più grande di colui che dona la vita». Quello di stamattina non è stato solo un momento di memoria ma di confronto e dialogo perché la Calabria non dimentica. «Qualche giorno prima del tragico evento stavo facendo un gioco assieme a mio figlio, lui era un generale romano che tornava vittorioso dalla guerra conquistando il mondo – ha raccontato con le lacrime agli occhi Reginald Green, padre del piccolo subito dopo la proiezione del video “The Nicholas Effect” girato vent’anni fa –. E il mondo Nicholas lo ha conquistato con la forza dell’amore e non combattendo con le armi». In Italia ci sono 104 luoghi intitolati a Nicholas Green, il 41% dei quali si trova proprio in Calabria.
E in occasione del ventennale il Consiglio regionale ha bandito il concorso “Donare è rinascere” rivolto agli studenti delle scuole calabresi. È lo stesso presidente Francesco Talarico a spiegarne l’obiettivo consegnando la targa ricordo a Reginald Green: «Promuovere l’educazione alla solidarietà, alla cultura della donazione degli organi attraverso una formazione e una riflessione umana e civile che esalti i valori di generosità, solidarietà e altruismo. È una decisione che dovrebbe essere presa prima del tragico evento».
Una mattinata intensa che ha visto anche la benedizione da parte dell’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini alla scultura “Gli uccelli”, all’ingresso della sala “Nicholas Green” dove ora sorge il Polo culturale “Mattia Preti”, dedicata allo sfortunato bambino e realizzata dalla fusione di armi sequestrate.
Lavori, aperti dalla lettera del padre di Nicholas, in cui non sono mancati contributi medico-scientifici su donazione, prelievo e trapianto. Passaggi illustrati dal Direttore del Centro regionale trapianti, Pellegrino Mancini: «Rispetto a vent’anni fa il numero è triplicato ma nonostante ciò il nostro ostacolo più grande è l’indisponibilità degli organi. Una mano, affinchè il numero di donatori cresca, può darcela la dichiarazione di volontà alla donazione di organi e tessuti». E si rivolge ai tanti giovani delle scuole presenti: «Chi è maggiorenne la firmi, non lasciate decidere qualcun’altro per voi». Ma la donazione è importante anche in vita, come nel caso delle cellule staminali: «Nel mondo ci sono più di 25milioni di donatori pronti a mettere a disposizione parte del proprio corpo dando una chance ad un’altra persona – ha aggiunto Giuseppe Irrera del Centro unico regionale trapianti cellule staminali e terapia cellulare “A. Neri” dell’Azienda ospedaliera reggina -. Circa 350mila in Italia. Venti le donazioni che sono partite dalla Calabria nel mondo, tremila dall’Italia. Dal mondo ne abbiamo ricevute 64. Uno dei veri eroi del nostro tempo è il donatore». Non sono mancate significative testimonianze di persone che hanno donato o ricevuto organi come nel caso di Michele Ciano, un trapiantato di rene: «Sono passato dal sopravvivere al vivere. Sono rinato per la seconda volta. Nicholas sta dando frutti ed io il mio l’ho ricevuto grazie a lui».
Sono stati donati gli organi anche di Letizia Senese, una giovane di 21 anni colpita da emorragia improvvisa nell’agosto del 2005. Da quel giorno il padre, Sebastiano, va in giro per le scuole per divulgare la cultura della donazione così come Marisa Lucchino, presidente dell’Associazione trapiantati epatici calabresi. Entrambi hanno ribadito l’importanza del dire di “si” in quei momenti tragici. «I tanto “no” sono dovuti alla mancanza di conoscenza». La donazione è «un sublime gesto d’amore».






