
nell’ambito dell’ indagine “Eldorado”, coordinata dalla D.D.A. di Reggio Calabria e condotta dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri unitamente alla Compagnia di Melito Porto Salvo il 6 maggio dello scorso anno. In molti hanno optato per essere giudicati con il rito abbreviato e nello specifico si tratta di Antonino Casili, Domenico Foti, Concetto Manti, Antonio Nucera, classe 1955, Antonio Nucera, classe 1941, Carmelo Nucera, Carmelo Nucera, Diego Nucera, Domenico Nucera, Francesco Nucera, Giuseppe Nucera, Raffaele Nucera, classe 1963, Raffaele Nucera, classe 1973, Pietro Rodà, Domenico Vitale e Girolamo Zindato. Nei loro confronti l’udienza è stata aggiornata al 10 luglio quando si registrerà la requisitoria da parte del sostituto procuratore Antonio De Bernardo, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore aggiunto Nicola Gratteri. Il gup Trapani ha invece, rinviato a giudizio altri quattro soggetti, ossia Alberto Corso, Augusto Corso, Bruno Nucera e Tommaso Mesiano, che quindi verranno giudicati con il rito ordinario e per loro il processo inizierà il 15 luglio dinnanzi al Tribunale Collegiale di Reggio Calabria. Stralciata, per problemi di notifica, la posizione di Roberto Raso che ancora quindi dovrà comparire dinnanzi al gup. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, riciclaggio aggravato dalle modalità mafiose e detenzione illegale di armi. Secondo la Procura antimafia il locale di Gallicianò, piccolo borgo dell’area Grecanica, ha un’importanza particolare e si distinguerebbe da quello di Condofuri. Con l’inchiesta “Eldorado” gli inquirenti avrebbero individuato le precise delimitazioni territoriali e le competenze dei rispettivi locali. Infatti, la località Acquapendente dividerebbe il confine del locale di Gallicianò con quello di San Carlo di Condofuri. Alla guida del locale oggetto delle indagini ci sarebbe la famiglia Nucera e in posizione sovraordinata vi sarebbero Giuseppe e Antonio Nucera, i quali – secondo la Procura- dirigevano ed organizzavano la cosca, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo disposizioni o camminando sanzioni agli altri associati a loro subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione, attribuendo “cariche” di tipo ‘ndranghetistico ad altri affiliati. I due avrebbero anche curato i rapporti con le altre cosche, dirimendo contrasti interni o esterni al sodalizio, alternandosi nella carica di “capo locale” anche in considerazione dei periodi di detenzione da ciascuno patiti. Inoltre, le risultanze investigative avrebbero consentito di appurare la creazione di un sistema di riciclaggio di denaro sporco che, partendo dalla Calabria, passava per il Lazio attraverso alcune ditte per poi ritornare in provincia di Reggio Calabria sui conti correnti di alcuni esponenti proprio della famiglia Nucera.




