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Reggio, svolto il Meeting ''In difesa dei beni comuni. Patrimonio pubblico a servizio della città''

2 Marzo 2014
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Si è svolto venerdi sera, presso l’Auditorium ATAM a Botteghelle, il Meeting organizzato dalla Rete delle Associazioni sul tema “IN DIFESA DEI BENI COMUNI. PATRIMONIO PUBBLICO A SERVIZIO DELLA CITTA’”. 

Dopo i saluti dell’Amministratore Unico dell’ATAM, Prof.Antonino Gatto, che ha segnalato il difficile momento dell’azienda reggina di trasporto pubblico rimarcando come anch’essa sia da considerare a tutti gli effetti un Bene Comune da difendere. In avvio è stata ricordata la figura del Vigile Urbano Giuseppe Macheda, che è stato ucciso nel 1985 mentre rientrava nella propria abitazione, probabilmente in rapporto alla sua attività di denuncia dell’ abusivismo edilizio in Città.

Sono state proposte poi, da rappresentanti delle diverse associazioni, delle schede tecniche e fotografiche relative ad alcune realtà del patrimonio edilizio pubblico di Reggio Calabria, strutture i cui lavori sono stati sospesi da tempo e che versano in avanzato stato di deterioramento, con grave danno per la collettività. Tra gli altri, la Casa delle Associazioni di Piazza del Popolo, il Centro Sociale di Archi, il mercato orto-frutticolo Girasole di Viale Messina, il Cine-teatro di Gallico Superiore, Il Centro Polisportivo di Arghillà, il Centro Civico di Via Furnari.  Sono state divulgate informazioni specifiche ed è stato posto l’accento sull’opportunità di completare rapidamente i lavori e consegnare i beni alla comunità locale, generando così opportunità di lavoro per imprese e lavoratori, opportunità di vita sociale per i cittadini, ed evitando che il perdurare del degrado si traduca in ulteriori costi per lavori di recupero o addirittura demolizione dei fabbricati. E’ stata presentata una rassegna di una trentina di altre opere sparse per il territorio comunale, tutte in uno stato di indecoroso abbandono, a riprova del fatto che il fenomeno riveste particolare rilievo nelle dinamiche cittadine e si traduce in disagio sociale, dispendio di risorse, abbruttimento paesaggistico, scadimento della qualità della vita. Si è fatto riferimento inoltre al “Piano di ricognizione, alienazione e valorizzazione” elaborato in sede comunale, mettendo in evidenza i grandi numeri del patrimonio pubblico comunale, composto da 1626 beni, di cui circa 1392 suoli e 234 cespiti edili, per un valore complessivo di circa 50 Milioni di Euro, e il concreto rischio di svendita finalizzata al risanamento dei conti pubblici.

Si è soffermata l’attenzione sul significato dei Beni Comuni, intesi come beni funzionali all’esercizio di diritti fondamentali della comunità, in contrasto con la logica di mercato che vuole “appropriarsi di beni destinati al soddisfacimento di bisogni primari diffusi” e in un’ottica alternativa di “fruizione collettiva”.  Si è richiamato l’art.43 della Costituzione che prevede la possibilità di affidare, oltre che ad enti pubblici, a “comunità di lavoratori o di utenti” la gestione di servizi essenziali. I Beni Comuni sono stati definiti beni “a titolarità diffusa”, appartenenti a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive, beni che devono essere amministrati muovendo dal principio di solidarietà.

Sono state segnalate numerose iniziative avviate in Italia e in Europa volte a regolamentare il rapporto tra Enti locali e cittadini, affidando a questi ultimi, opportunamente organizzati, la gestione di Beni Comuni nell’ottica di fruizione collettiva di servizi. E’ stata rilevata in particolare una innovativa esperienza di “Modello di amministrazione condivisa” promossa a Bologna dal Comune, con il supporto di Labsus, Centro Antartide e Fondazione Monte, e numerose associazioni, per la sperimentazione di una nuova modalità di cura dei Beni Comuni, regolata attraverso uno specifico “Regolamento per la cura e la rigenerazione dei beni urbani”.

La rete delle Associazioni ha proposto inoltre alcuni spunti da avanzare alla riflessione dei cittadini nella prospettiva di una nuova forma di amministrazione comunale e di nuovi modi di fare servizio politico che dovrebbero contraddistinguere la nuova classe dirigente. Si è affermata l’opportunità di garantire nel prossimo futuro una “progettazione partecipata della Città”, rivendicando  il diritto per i cittadini di discutere ex-ante progetti e piani elaborati dai tecnici, piuttosto che vederseli calati dall’alto, con un monitoraggio di tutto l’iter progettuale e realizzativo, attraverso il coinvolgimento attivo di quartieri e associazioni. La Rete si è proposta inoltre di rivendicare pubblicamente il perseguimento di alcuni obiettivi presso le istituzioni di governo, ed in particolare:  elaborare e deliberare entro i prossimi 6 mesi un Regolamento per la collaborazione

Comune-Cittadini per la gestione dei Beni Comuni, analogo a quello di Bologna, oltre che  rendere fruibile alcune delle strutture richiamate in tempi rapidi.

All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti dell’associazione “A di Città” che hanno illustrato una singolare ed interessante esperienza di rigenerazione urbana, applicata nel contesto di alcuni quartiere degradati di Rosarno, con il pieno coinvolgimento dei cittadini. 

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