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La storia del processo

27 Marzo 2014
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 2 minuti
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toghe
È il 19 ottobre del 2011. Il governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, invia una nota alle redazioni giornalistiche in cui annuncia che, in seguito agli sviluppi
dell’indagine

relativa al cosiddetto ‘Caso Fallara’, esploso in tutta la sua drammaticità sul finire del 2010, era stata depositata il 14 giugno 2011 una relazione amministrativo-contabile disposta dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, ‘’a seguito della quale – scriveva Scopelliti – mi è stata notificata una comunicazione sul diritto di difesa con contestuale invito a comparire’’.
Comincia così, con l’avviso di garanzia recapitato a casa Scopelliti, la storia del lungo e appassionante processo che prende le mosse dal cosiddetto ‘’Caso Fallara’’, che vede sul banco degli imputati oltre all’allora sindaco della città, anche il Collegio dei Revisori dei conti (composto da Carmelo Stracuzzi, Domenico D’Amico e Ruggero De Medici). Per tutti l’accusa è di falso, ma solo per Scopelliti vi è una seconda contestazione, quella di abuso d’ufficio.
‘’Le responsabilità che mi vengono addebitate – spiegava ancora il governatore in quella nota – riguardano, esclusivamente, aspetti tecnico amministrativi, che esulano dalle mie competenze politiche, e per i quali vengo coinvolto a cagione del mio ruolo di sindaco del Comune di Reggio Calabria all’epoca dei fatti oggetto d’indagine’’.
Il Processo, celebrato davanti al Tribunale collegiale presieduto da Olga Tarzia (giudici a latere Teresa De Pascale e Filippo Aragona), ha preso il via la mattina del 7 novembre del 2012, e da allora la linea seguita dai difensori dell’attuale governatore è stata quella messa nero su bianco su quel comunicato: Il sindaco poteva non sapere cosa stesse succedendo nelle segrete stanze del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, e comunque ‘’gli aspetti tecnico amministrativi’’ contestati esulavano dal suo ruolo, che è solo politico.
Il processo, come detto, prende le mosse dal cosiddetto ‘’Caso Fallara’’, in particolare per gli incarichi affidati alla dirigente comunale del Settore Finanze, capace di autoliquidarsi, in forza della rappresentanza dell’Ente in Commissione tributaria, parcelle per centinaia e centinaia di migliaia di euro, senza che nessuno all’interno di Palazzo San Giorgio se ne accorgesse. Da quello scandalo, culminato nel dicembre del 2010 con la morte della dirigente Orsola Fallara, che ingerì dell’acido muriatico, presero le mosse anche le accuse che originarono lo stesso processo da quelli che sono stati definiti i testi chiave dell’accusa (rappresentata dal pm Sara Ombra), Demetrio Naccari Carlizzi e Sebi Romeo.
Da lì in avanti, il Comune di Reggio Calabria fu oggetto di due distinte ispezioni, da parte del Ministero dell’Economia e da parte della Procura reggina, dalle quali venne fuori non solo il disavanzo di Palazzo San Giorgio, ma anche tutta una serie di irregolarità (22 furono i rilievi mossi dal Mef) che torneranno con forza in diverse fasi del processo: Dai bilanci falsati ai mancati versamenti delle ritenute Irpef, dall’esposizione debitoria nei confronti delle società miste all’elusione dei vincoli del Patto di Stabilità – solo per citarne qualcuna. Irregolarità tali da rendere il processo a Scopelliti e ai Revisori, come il processo ad un intero sistema politico amministrativo: il Modello Reggio.
Da quel novembre del 2012, hanno testimoniato decine e decine di politici, dirigenti, impiegati comunali e bancari, direttori di filiale, imprenditori e periti.
Tante le accuse, le difese personali, i non ricordo e le scene mute (o quasi). Le loro parole, e in alcuni casi i silenzi (vedi i tre Revisori dei conti), serviranno al Tribunale per determinarsi, forse già oggi, su un caso che avrà comunque delle ripercussioni.

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