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Reggio, l'Ordine dei Medici: "Contro di noi aggressioni fisiche e mediatiche''

4 Gennaio 2014
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 3 minuti
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Di seguito il comunicato dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria:

Ci risiamo. Tornano gli slogan per assaltare i medici e la sanità tentando di far soldi e torna anche la violenza con un medico reggino pestato a sangue mentre prestava soccorso ad un infartuato al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Soverato. Mentre il Consiglio dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria esprime massima solidarietà e vicinanza al professionista, ferito ed umiliato, al contempo si vuole evidenziare l’aggressione mediatica, a suon di spot, a cui si assiste sui canali nazionali. Torna, infatti, dopo tre anni, sulla Rai lo spot di “Obiettivo Risarcimento”, che già questo ente ordinistico aveva condannato, con cui si invitano le vittime della malasanità a rivolgersi entro dieci anni a uno staff di esperti, zero anticipi e zero rischi, “per reclamare quello che ti spetta”.

Insomma, non bastavano le campagne mediatiche che ogni giorno riportano a caratteri cubitali denunce di casi di malpractice, più presunti che reali, ed i tentativi di avvocati e clienti in cerca di denaro, ma, a destabilizzare ulteriormente il rapporto tra medici e pazienti rispuntano quegli spot pubblicitari già denunciati in passato.

 

I dati disponibili, infatti, fotografano in maniera nitida, quanto appena affermato. Secondo l’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas) il numero delle denunce per malasanità nelle sole strutture pubbliche è stato di oltre 12 mila nel 2102, al netto di tre Regioni che non hanno fornito i dati. Tutto questo a fronte di oltre 9 milioni di ricoveri e circa 1 miliardo di prestazioni specialistiche. Ma ogni denuncia (63% per lesioni personali e 11% per decessi) può riguardare più medici, con un coinvolgimento di decine di migliaia di professionisti. In un recente sondaggio presentato al 1° Congresso Nazionale, su oltre 20 mila medici intervistati il 99% si sente esposto a rischio denunce. Tuttavia oltre il 95% del contenzioso si risolve poi con l’assoluzione del professionista sanitario, a fronte di un costo della medicina difensiva stimato dal Cergas Università Bocconi in circa il 10% della spesa sanitaria complessiva ovvero circa 13 miliardi l’anno.

Non si può negare che il ricorso alla giurisdizioni per i danni derivanti dall’attività medica sia fisiologico considerando l’elevatissimo numero di prestazioni sanitarie che vengono erogate ogni giorno e la conseguente prevedibilità che qualcosa non vada per il verso giusto; ma, al contempo, non si può negare che spesso si tratta di liti temerarie che coinvolgono medici assolutamente incolpevoli. Cosa ancora più penalizzante per la categoria, poi, l’accanimento mediatico attorno a casi di malpractice che, in realtà, sono solo presunti e che poi, le aule giudiziarie, nella maggior parte dei casi, dipanano scagionando il camice bianco che, nel frattempo, ha subito un danno d’immagine che nessuna sentenza potrà lenire. Da qui, il proliferare della cosiddetta medicina difensiva che, come detto prima, costa non poco sulle tasche dello Stato e, quindi dei contribuenti. I medici, di conseguenza, sono sempre meno disposti ad operare abusando, invece, di indagini strumentali e trattamenti terapeutici. E siamo sicuri che tutto ciò sia un bene effettivo per la salute del paziente?

Tra la mancanza di una legislazione chiara ed appropriata sulla responsabilità professionale del medico ed una visione miracolistica della medicina, dunque, si inseriscono nuovamente questi spot che sollecitano un contenzioso spesso temerario.

Come arginare questo fenomeno? Come Consiglio dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria, impegnandoci a portare la questione sui competenti tavoli nazionali, riteniamo che, in primo luogo dovrebbe diffondersi tra i magistrati, essendo fra i loro poteri quello di condannare alle spese di lite la parte soccombente, la prassi di risarcire il medico degli oneri sostenuti per difendere vittoriosamente la propria reputazione professionale. Oggi, infatti, con motivazioni spesso poco convincenti, si tende a compensare le spese di lite. Per la serie oltre al danno, la beffa.

In secondo luogo, una campagna di informazione, promossa dal Ministero della Salute, potrebbe contribuire a riequilibrare il rapporto medico – paziente verso quella fiducia che, sin dall’antichità lo ha animato rammentando che, ogni giorno, a fronte di qualche sporadico e fisiologico insuccesso, la sanità italiana registra risultati eccezionali. A titolo esemplificativo basta ricordare come la percentuale di sopravvivenza, dopo cinque anni dall’insorgenza di una patologia tumorale, pone l’Italia fra i primissimi posti a livello mondiale.

Infondere nei cittadini, su argomenti così delicati come la propria salute, una sorte di presunzione di colpevolezza di chi li cura, rischia di compromettere la serenità di tutti coloro che, ogni giorno, si prodigano con professionalità e competenza a lenire le sofferenze altrui o, peggio, ancora, rischiano di incentivare quella lunga scia di violenza che, vede nel medico in servizio presso l’ospedale di Soverato, l’ultimo triste ed esecrabile episodio.

Reggio Calabria 04.01.2014

Ordine dei Medici della Provincia di Reggio Calabria

 

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