La notizia che il Porto di Gioia Tauro accolga le armi chimiche provenienti dalla Siria, seppure nel contesto di un’operazione di disarmo sotto l’egida della Comunità internazionale, lascia
sinceramente sgomenti. Non solamente per la pericolosità dell’operazione (trattasi, appunto, di armi di distruzione di massa) sulla quale, in queste ore, si rincorrono le voci più disparate, ma soprattutto per il metodo della scelta del Porto della nostra Regione.
Perché proprio Gioia Tauro? Le motivazioni addotte, che abbiamo appreso in queste ore, appaiono risibili. Ci si ricorda del Sud e della Calabria solo ed esclusivamente quando ci sono da stoccare rifiuti o compiere operazioni ad altissimo rischio per il territorio. Non è il solito piagnisteo meridionalista, ma è la pura verità dei fatti.
Ancora una volta si passa sulla testa e la dignità dei Calabresi, ovviamente tenuti all’oscuro di tutto fino a quando la decisione non è, improvvisamente, balzata all’onore delle cronache. Altre Istituzioni locali di altre Regioni si sono opposte con forza al passaggio dell’arsenale chimico siriano, facendo sentire la propria voce al Governo che, invece, perseguendo la peggiore tradizione politica italiana, ha scaricato subito il problema in quella che evidentemente considera, in senso negativo, come l’estrema periferia dell’Italia.
Tutto ciò è avvenuto nel silenzio totale da parte delle Istituzioni regionali. Il Presidente della Giunta Scopelliti, almeno fino a quando non è emerso il caso e si sono levate le indignate proteste della popolazione locale e dei Sindaci del Comprensorio, non ha ritenuto opportuno opporsi a questa decisione e neppure fare sentire la sua voce nei palazzi romani.
Per fortuna c’è una Calabria che in queste ore alza la testa, che reagisce riaffermando la propria dignità ed è quella della popolazione locale e dei suoi rappresentanti che hanno paventato eclatanti misure per opporsi a questa decisione. Solo chi amministra quotidianamente il territorio è consapevole dei rischi e dei danni che derivano da questo tipo di operazione. Mi auguro che il Governo riveda immediatamente questa decisione.
Dal canto nostro è un obbligo morale continuare ad opporci al messaggio devastante per l’immagine del nostro territorio che passerà attraverso l’opinione pubblica mondiale, visto che il disarmo dell’arsenale siriano attirerà su di sé, come è ovvio, l’attenzione dei media planetari. La Calabria e la nostra Provincia non saranno più il centro del Mediterraneo, per secoli terra di incontro fra culture e popoli, ma la “zona franca” per ogni genere di operazione ad alta pericolosità, tuttavia questo risulta sinceramente inaccettabile.
Il consigliere Regionale del PD
Nino De Gaetano




