
“Tutti i clan. Tutte le associazioni crimnali erano interessate”. Il terrore nelle dichiarazioni di uno dei clan più temibili d’Itali: i Casalesi.
A parlare è Carmine Schiavone, collaboratore di giustizia e cugino di quel Francesco Schiavone, detto “Sandokan” che stava a capo del clan campano dei Casalesi, sulla agghiacciante vicenda “rifiuti”. Le sue dichiarazioni, secretate fino a ieri, oggi sono state rese pubbliche. A deciderlo il presidente della Camera Laura Boldrini e la presidente della Commissione Ambiente Marina Sereni.
Via il segreto di Stato posto sull’audizione del boss campano che parlò nel lontano 1997 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso contenute. Un quadro drammatico, reso ancor più terrificante da queste parole: “Entro venti anni gli abitanti di numerosi comuni del Casertano rischiano di morire tutti di cancro”.
E la ‘ndrangheta non mancò all’appello. “Stavamo bene con la Calabria, in particolare con qualche gruppo calabrese, quelli contrari ai De Stefano. Eravamo contro De Stefano – spiega Schiavone – perché era stato l’istigatore di Raffaele Cutolo, lo aveva punto nel manicomio di Napoli a Sant’Efemo e gli aveva messo in testa strane idee”. E c’era anche nell’affare sporco dei rifiuti la “nostra” criminalità organizzata, perché c’erano tutti. L’affare era troppo ghiotto per lasciarsi scappare decine di miliardi all’annno che entravano nel libro mastro.
Parla anche di “quelle navi” Schiavone. Già le “navi dei veleni” affondate nel Mediterraneo: “So che c’erano navi e che qualcuna è stata affondata nel Mediterraneo. Ricordo che una volta – aggiunse il pentito campano – si parlò di una nave che portava rifiuti speciali e tossici, scorie nucleari, che venne affondata sulle coste tra la Calabria e la Campania”. La vita, la salute delle persone venduta, sacrificata in nome del denaro facile e sepolta sotto rifiuti tossici.




