
di Stefano Perri – In tanti ormai hanno iniziato a chiamarlo ex. Un ex sedotto e abbandonato. Si tratta dell’Ospedale Scillesi d’America, precisamente l’EX Ospedale, fino a pochi anni fa
una struttura d’eccellenza del comparto sanitario reggino, situato a poche centinaia di metri dallo svincolo autostradale di Scilla, in una delle località turistiche più frequentate dell’intera provincia.
L’Ex Ospedale – Sedotto e abbandonato è forse la definizione più giusta per descrivere il trattamento riservato alla struttura, costruita nel dopoguerra grazie alle donazioni offerte dagli scillesi emigrati, da parte della governance sanitaria. Per anni fiore all’occhiello della rete sanitaria in riva allo Stretto, lo Scillesi d’America è oggi a tutti gli effetti un ex. A certificarlo (come si vede nella foto) è anche la carta intestata utilizzata nelle comunicazioni ufficiali.

Dal 29 marzo del 2012 lo Scillesi d’America non è più un Ospedale. Recano infatti tale data le delibere dell’Azienda Sanitaria Provinciale indirizzate alla trasformazione dell’Ospedale in Capt (Centro di assistenza primaria territoriale) per quello che è stato considerato dai cittadini dell’area come un vero e proprio declassamento.
Una storia salita agli onori della cronaca con la provocazione avanzata dal gruppo scillese Malanova.it che, pochi mesi più tardi, nel luglio 2012 propone di affidare le sorti dell'(ex) Ospedale all’Associazione Emergency di Gino Strada. Con una lettera ufficiale i cittadini di Scilla chiedono al Presidente di Emergency ”di prendere in seria considerazione la possibilità di cominciare a progettare la nuova rete di interventi in Italia partendo da Scilla e dal suo Ospedale. Lo “Scillesi d’America” è qui, esiste – scrivono – con le sue strutture e il suo patrimonio umano e scientifico; appartiene agli scillesi, che dovranno essere i soli interlocutori legittimati a poter fare una scelta”.
La Casa della Salute – A fare una scelta è invece il Governatore Scopelliti che, pochi mesi più tardi, nel dicembre del 2012, nella sua qualità di Commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario, annuncia la ratifica con decreto dello studio di fattibilità dell’Asp reggina finalizzato alla trasformazione dell’ex Ospedale (ed ex Capt) in Casa della Salute. Un tentativo di ridare dignità ad una struttura che rischiava di essere letteralmente smantellata. Nello stesso atto, è bene ricordare, è contenuta l’istituzione della Casa della Salute di Siderno che, almeno secondo quanto dichiarato pochi giorni fa dallo stesso Governatore e dal Direttore Generale dell’Asp Rosanna Squillacioti, dovrebbe essere inaugurata nei prossimi giorni.
Sorte diversa è toccata invece allo ”Scillesi d’America”, nonostante le premesse fossero assolutamente positive. Reca infatti la data del 22 febbraio 2013 la nota dell’Asp reggina attraverso la quale si comunica il parere positivo da parte del Dipartimento Programmazione Nazionale Comunitaria circa la riconversione dell’Ospedale in Casa della Salute. ”Nello specifico – recita la nota – la Casa della Salute è una struttura con un sistema integrato di servizi che si prende cura degli assistiti fin dal momento dell’accesso, diventando il punto di incontro tra il cittadino ed il sistema organizzato del servizio sanitario, con facilitazione di accesso ad attività specialistiche di primo livello: area dei servizi sanitari; servizio delle prestazioni urgenti, dei prelievi e delle donazioni; punto di primo intervento H24; ambulatorio di prime cure e per le piccole urgenze; continuità assistenziale; area dedicata alle attività diagnostiche; un’area della prevenzione; area dei servizi socio-sanitari; consultorio familiare; servizio di salute mentale; ambulatorio dei medici di medicina generale; ambulatorio infermieristico; area dei servizi generali ed amministrativi. Tutti i servizi saranno allocati in ambienti autonomi, confortevoli e predisposti a garantire il pieno rispetto della privacy”.
Una riconversione che costa al sistema sanitario regionale un totale di € 8.270.000,00. La relazione allegata allo studio di fattibilità, redatto a Novembre 2011 e poi aggiornato e rivisto fino al Luglio 2012 indica che l’intervento dovrebbe riguardare circa 8.500 metri quadri sui 10.000 totali della struttura. In particolare per l’adeguamento statico e la verifica sismica imposta dalle leggi in materia previsti poco meno di €520.000, per l’adeguamento funzionale, consistente in interventi per la diversa distribuzione e dotazione degli ambienti circa € 2.000.000, per opere di finitura interna ed esterna e la sistemazione degli spazi esterni circa € 1.500.000, per l’adeguamento impiantistico (impianto elettrico, ascensori, antincendio, climatizzazione, ecc.), poco più di € 1.700.000. Fuori dal calcolo della spesa, viene inoltre stimata una somma di poco più di un milione di Euro per l’adeguamento tecnologico.
Un sorta di paradiso per il paziente, quello immaginato dall’Asp reggina. Peccato che ancora, ad otto mesi dalla comunicazione ufficiale, poco o nulla sia stato fatto in questa direzione. Lo ”Scillesi d’America” continua a rimanere un ex, un ex Capt, ma soprattutto un ex Ospedale.
L’ex Pronto Soccorso – Come ex è anche il suo Pronto Soccorso. Dal marzo 2012 è stato trasformato in un ”Punto di primo intervento”. E la differenza di status ovviamente non sta solo nel nome. A cambiare nella sostanza è la tipologia di prestazioni erogate e, soprattutto, l’impossibilità di inviare i pazienti direttamente ai reparti dell’ (ex) Ospedale di Scilla o di qualsiasi altro Ospedale calabrese. In sostanza se prima un paziente che si rivolgeva al Pronto Soccorso dello Scillesi d’America poteva essere ricoverato in reparto, adesso con lo status di ”Punto di primo intervento” deve essere inviato ad un vero Pronto Soccorso, quasi sempre è quello degli Ospedali Riuniti, e solo successivamente dirottato nel reparto specifico. Fino a due anni fa le prestazioni del Pronto Soccorso si aggiravano attorno alle 15 mila all’anno. Da quando la struttura è stata trasformata in ”Punto di primo intervento” le prestazioni sono più che dimezzate. E questo perché naturalmente un’unità del 118 che soccorre un paziente in gravi condizioni ormai da Scilla non ci passa neanche più e si dirige direttamente a Reggio. Si spiega anche così l’ingolfamento del Pronto Soccorso dei Riuniti. E tutto ciò avviene in un comprensorio, quello di Scilla, che conta un bacino complessivo di quasi 50 mila potenziali pazienti, con punte che d’estate, con il maggiore afflusso di turisti, superano le 80 mila unità.
I reparti – Anche le altre strutture dello Scillesi d’America sono state molto ridimensionate, sempre a partire dal marzo 2012, in coincidenza con il cambio di status dell’ex Ospedale. Chiusi i reparti di chirurgia generale, ostetricia e medicina generale. Quest’ultima prima ridimensionata da 32 a 16 posti letto, poi a 12 fino alla definitiva chiusura. E con i reparti chiuse anche due attrezzatissime sale operatorie, una delle quali smantellata e l’altra ancora intatta ma inutilizzata.
Rimangono ancora in vita nell’ (ex) Ospedale il reparto di riabilitazione cardiorespiratoria con 12 posti letto, l’Unità Operativa di Dialisi, l’unica del circondario, con 35 posti letto che lavorando su due turni serve 70 pazienti al giorno.
Ancora attivo il servizio di radiologia che effettua gli esami ma da un anno a questa parte, da quando cioè il medico è andato in pensione, deve appoggiarsi ad altre strutture per i referti. Va peggio per le mammografie, servizio sospeso in quanto l’attrezzatura è stata riparata ma successivamente messa fuori uso poiché obsoleta. Mentre le panoramiche dentarie e altri servizi radiologici sono attualmente sospesi per piccoli acciacchi ai macchinari, comunque riparabili con poche centinaia di euro.
Funzionano a pieno regime invece il day hospital di oncologia, il servizio di cardiologia (anche se con liste d’attesa abbastanza lunghe), il servizio di allergologia, endocrinologia ed ortopedia. Attivi solo per alcuni giorni a settimana i servizi di chirurgia plastica, diabetologia, dermatologia, oculistica, ginecologia e pediatria.
Anche il laboratorio di analisi funziona a pieno ritmo, ma soffre di carenze di organico considerando che c’è un addetto all’accettazione e sono a disposizione solo due tecnici e due biologi che devono coprire due turni quotidiani senza che sia prevista alcuna sostituzione in caso di malattie o ferie.
A completare il quadro l’annunciata apertura, che dovrebbe avvenire a breve, dell’ambulatorio di Fisiopatologia della riproduzione di I e II livello – Fecondazione Assistita, già finanziato dalla Regione.
“Miracolo d’amore e di costanza” – Ma intanto nell’attesa di trovare la sua definitiva vocazione lo ”Scillesi d’America” continua a rimanere un EX. Con ciò che comporta in termini di rischio per la salute dei cittadini. E non solo di quelli considerando che ci troviamo in un territorio che dovrebbe essere una delle punte avanzate dell’offerta turistica nell’intera provincia reggina. A preoccupare i cittadini sono soprattutto le emergenze, non più gestibili con l’ormai ex Pronto Soccorso. Non saranno certamente contenti gli emigrati scillesi negli Stati Uniti che nel 1956 fondarono l’Ospedale. Allora, si scrisse, fu ”miracolo d’amore e di costanza”. Oggi, per un ex ospedale, si direbbe ex amore ed ex costanza.




