Erano diventate il simbolo della “rinascita” architettonica della città ma è bastato qualche anno, un po’ di incuria e anche tanta inciviltà per mutare la loro “bellezza”. Era il 2009 quando a
Ravagnese inferiore, all’ingresso nord dell’aeroporto dello Stretto veniva inaugurata la fontana artistica “La fata Morgana”. Il complesso monumentale è formato da una vasca ellittica, di dimensioni 15 x 6 ed è rivestita all’interno da mosaico, al centro della quale è presente la statua bronzea raffigurante la Fata Morgana eseguita dal maestro Michele Di Raco mediante la tecnica della cosiddetta “cera persa”. L’ideazione artistica era quella di rappresentare la Fata Morgana che appare nel mare simboleggiato sia dall’acqua presente nella vasca sia dai getti nebulizzati dai quali spunta la mitica figura ai cui piedi è posto un pescespada.
Oggi la pavimentazione in materiale vulcanico scuro e cordonali in pietra locale chiari è sporca e usurata. L’impianto idraulico di ricircolo e filtraggio delle acque, al fine di ridurre al minimo il consumo della stessa, non funziona così come non è attivo il sistema di illuminazione notturna a “led” d’effetto coreografico sia della vasca d’acqua sia del monumento bronzeo.

Nella stessa condizione si trova la fontana di piazzale Capannina, idroscultura creata sempre dal professore Raco dove oggi troviamo vetri sporchi e lesionati da vandali, priva di luci a led per l’illuminazione e, oramai da anni, non funziona più il sistema dei getti.
Oltre all’incuria e a quel “tappeto” di bottiglie lasciate all’interno della fontana, spicca il problema delle alghe e delle incrostazioni di calcare che si potrebbe risolvere con l’utilizzo di appositi prodotti, usati per la manutenzione delle piscine.
Non è toccata sorte migliore alla fontana di Piazza Carmine, importante agorà del centro storico che costituiva anticamente la porta d’ingresso sud della cinta muraria, attraverso la quale i Garibaldini entrarono in città. Era il 2008 quando il sindaco Scopelliti alla presenza del sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, tagliò il nastro della nuova piazza. Al centro dello spazio si trova posizionata una fontana artistica la cui pavimentazione intorno all’area centrale è in basolato lavico, recuperato dalla pavimentazione della vecchia piazza.
All’interno, oltre al verde non curato e ai rifiuti abbandonati tra le poche piante rimaste, spicca quell’impianto luce semi distrutto con fili elettrici in bella mostra e quella fontana che non zampilla più perdendo gran parte della sua bellezza.
Ultima ma non per importanza, è la fontana musicale di piazza Orange, un angolo storico della città attorno al quale si snoda parte dell’economia reggina considerata la presenza di numerose attività commerciali.
Era il 15 dicembre del 2007, quando l’ex amministrazione comunale aveva voluto fare un regalo a Natale ai suoi cittadini ripulendo un sito da quelle orrende baracche antiquate, sporche e simbolo di degrado. L’idea di costruire al loro posto uno spazio illuminato, moderno e con una fontana musicale oggetto poi di ampi dibattiti (per i getti d’acqua e disagi acustici causati dal volume musicale) all’inizio piacque molto ai reggini perché quella nuova piazza poteva essere sede di aggregazione per giovani, anziani e, soprattutto, per i bambini.
Oggi è un sito completamente abbandonato e la fontana non solo non funziona né suona, ma quell’angolo è diventato un campetto di calcio dove giocano impropriamente i bambini o meta di writers che danno sfogo alla loro vena artistica. “Anche se ciò non mi basterà”, è una delle tante scritte lasciate da un writer.

Noi rispondiamo: speriamo che basti e lo spera anche il “tenente” Colombo.
foto di Marco Costantino