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Morosini su don Nuccio Cannizzaro: ”Voglio ringraziarlo per essersi tirato indietro spontaneamente, sospendendosi al momento del mio arrivo. Ma fino alla sentenza non accetto venga etichettato” ”

13 Settembre 2013
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 5 minuti
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morosini130913

di Claudio Labate – ‘’Il vescovo è vescovo, deve occuparsi delle cose di Dio, ma le cose di Dio sono legate agli uomini’’.

È con questa fraseche l’Arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini ha aperto il primo incontro ufficiale con la stampa reggina. Un incontro dai toni volutamente informali, e che mette in risalto la semplicità della nuova guida pastorale dell’Arcidiocesi Reggio – Bova. In perfetto orario Mons. Morosini si presenta nella sala Mons. Ferro della Curia Arcivescovile con l’intento di non sottrarsi a nessuna domanda o provocazione. Ai giornalisti d’altra parte chiede solo di ‘’raccontare la verità, informandosi sui fatti’’ evitando di fare semplici copia e incolla o scrivere per sentito dire.

 

 

Prima del botta e risposta con i giornalisti, è il vice segretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, a porgere il saluto della categoria, sottolineando come l’omelia pronunciata all’atto del suo insediamento abbia dato poco spazio alle ambiguità, facendo capire subito la caratura del vescovo che si affaccia su una città che forse, fino ad oggi, non ha avuto l’attenzione che merita. Parisi si sofferma anche sui passaggi che in quell’omelia Mons. Morosini ha dedicato alla stampa: ‘’Sentiamo il bisogno di sforzarci per portare avanti la verità. Il giornalismo calabrese, eccetto qualche isola felice, versa in una forte crisi – dice elencando le varie criticità riscontrate nel tempo -. Come sindacato – aggiunge – siamo impegnati nella regolarizzazione delle posizioni di ognuno, non senza colpe pregresse, a cui non ci sottraiamo’’.
Quando prende la parola, Mons. Morosini mostra di voler chiarire alcuni concetti che sono stati ripresi dall’opinione pubblica. E lo fa affrontando probabilmente il terreno più scivoloso quello della legalità: ‘’Come ho ribadito pure ieri a conclusione del Convegno Diocesano, non ci può essere testimonianza di fede se non si testimonia la legalità, sempre che le leggi dello Stato siano conformi alla morale. I cristiani sono andati anche contro lo Stato quando lo Stato voleva prevaricare. La politica è sempre inferiore alla coscienza. Se impostiamo il discorso a partire dalla comprensione che il vescovo si deve occupare delle cose di Dio, e che delle cose degli uomini si occupi in quanto deve portare Dio all’uomo e l’uomo a Dio, allora ci comprenderemo’’. Morosini è a suo agio, racconta aneddoti, fatti circoscritti per spiegare il senso delle sue parole. ‘’Quando ero nella Locride e si affrontava il problema della legalità io ho detto che non si può pretendere da un discorso di un vescovo, in una singola occasione, tutto il suo impegno per la legalità. Io dico, invece, seguite il vescovo. Tutti i miei discorsi ai giovani sfociavano sempre nell’impegno civile e sociale. A loro dicevo non potete chiedermi un sacramento che non sia scelta di Gesù Cristo e che poi diventi impegno di vita’’. E racconta di un giovane la mattina cresimato e il pomeriggio arrestato per questioni di droga. ‘’Assurdo’’ dice. ‘’Se ci comprendiamo su questa visione – prosegue – allora ci possono essere idee differenti, e le accettiamo. Ma non che siccome quello che penso io sul prete antimafia non corrisponde a quello che dice il vescovo allora vuol dire che il vescovo è mafioso. È questa riduzione che bisogna evitare. Perché questo è offensivo della verità e della dignità della persona. Non andremo mai d’accordo se voi vorrete imporre al vescovo come si deve comportare’’.
Morosini intende chiarire ai fedeli anche un’espressione detta al Convegno diocesano: ‘’Ho detto che purtroppo mi hanno trasferito a Reggio, ma non era per Reggio il purtroppo, ma si riferiva a quello che volevo completare nella Locride e non ho potuto completare’’. Si dice disponibile ad incontrare anche le associazioni e chiunque è impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta e ricorda un concetto pronunciato nel corso della sua visita dell’altro ieri in carcere: ‘’Il perdono è un dono gratuito di dio, ma deve andare di pari passo con la riparazione. Lì ho pregato i carcerati di dire a chi sta fuori, ai familiari, ai parenti e agli amici, che certi crimini non si commettono, che devono convertirsi’’.
L’incontro prosegue e vola via tra mille parole. Morosini dice di non sentirsi a suo agio quando è al centro della scena, ‘’ma ho fatto teatro dall’età di dieci anni – dice sorridendo -, certo non l’ho fatto in chiesa’’ ribadendo di aver apprezzato l’accoglienza calorosa dei reggini. Ammonendo però: ‘’Cerchiamo di superare ‘’u strusciu i scupa nova’’ (il rumore della scopa nuova), quindi superiamo la luna di miele, e poi giudichiamo il vescovo. Partiamo da un presupposto: Tutti vogliamo il bene’’.
Ed è il bisogno di aggregazione, di comunione d’intenti, per Morosini che fa la forza. Della Chiesa e, aggiungiamo noi, di una comunità. ‘’Un vescovo da solo non fa la Chiesa. La differenza tra un prete e un vescovo è che il prete porta la croce sulle spalle, il vescovo sul petto. Ecco perché preferisco camminare con il clero, ed è per questo che lo rispetto’’. Questa frase l’Arcivescovo la pronuncia alla fine di un altro discorso, spinoso quanto mai, che ha coinvolto uno dei preti più in vista della città, don Nuccio Cannizzaro. Su di lui Morosini è categorico: ‘’Non accetto che venga etichettato come mafioso in assenza di una sentenza definitiva. Ho scritto anche al presidente Napolitano che sono contro il carcere preventivo, perché non basta una illazione per privare le persone della libertà. Io ho ascoltato don Nuccio, ho preso per buone le sue motivazioni. Vedremo cosa ne pensa il magistrato. Certamente io voglio ringraziare don Nuccio per essersi tirato indietro spontaneamente, sospendendosi al momento del mio arrivo. Un gesto che ho apprezzato moltissimo’’.
Ma il nuovo arcivescovo è uno che non le manda a dire a nessuno. Morosini è uno che prende carta e penna e scrive alle istituzioni. Ha incontrato il presidente Napolitano prima di insediarsi nella Locride, e gli ha scritto una lettera all’atto dell’insediamento a Reggio per dirgli che le cose, qui in Calabria, non sono migliorate, ma peggiorate. Ha scritto anche all’allora capo del governo Mario Monti, che non l’ha degnato di una risposta, ma ha scritto anche alla Regione allo scopo di stimolare un’azione nuova nei confronti di quel territorio. ‘’Il vescovo – dice – non ha nessuna influenza sulla politica, certamente c’è rispetto, ma non so quali meccanismi scattano. Quando ero nella Locride ho provato a scuotere i sindaci esortandoli a lavorare insieme. Invece alle ultime elezioni politiche hanno presentato 10 candidati, al che io dissi ma presentatene solo due, uno di una parte politica e uno dell’altra, ma niente, ne hanno presentati dieci col risultato di non averne eletto nessuno’’.  Per Morosini, ‘’bisogna sedersi ad un tavolino e il politico deve avere il coraggio di dire, non sono un medico ma mi hanno dato l’assessorato alla sanità, non ci capisco niente. Invece il politico non si fida dei tecnici che sono quelli che dovrebbero consigliarlo, e fa di testa sua’’.

Infine, esortato dai giornalisti, Morosini torna sulla sfida educativa che attende la Chiesa: ‘’Voglio ripetere quello che ho detto nell’omelia. Non ci siamo sempre meritati la fiducia dei giovani, ai quali però dico che siamo disponibili al dialogo, anche accettando le critiche. Ma quel dialogo deve essere un dialogo costruttivo’’.
L’incontro, durato circa un’ora, si è poi concluso con la consegna ai giornalisti intervenuti di una copia dell’edizione speciale de ‘’L’Avvenire’’ e di una medagli celebrativa relativa all’insediamento nell’Arcidiocesi di Reggio –  Bova.

 

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