
nelle redazioni del settimanale Corriere della Calabria e del quotidiano L’Ora della Calabria. Lo hanno reso noto le stesse testate sui loro siti internet. Dopo la sua scomparsa, Lo Giudice aveva fatto recapitare a due avvocati reggini un memoriale nel quale annunciava la fine della sua collaborazione e la ritrattazione di tutte le accuse mosse sino a quel momento, comprese quelle sulle bombe del 2010 a Reggio Calabria, sostenendo di essere stato ”manovrato” dalla Dda di Reggio Calabria e facendo i nomi dell’ex procuratore Giuseppe Pignatone, adesso a Roma, dell’aggiunto Michele Prestipino, del pm Beatrice Ronchi e dell’ex capo della Mobile Renato Cortese, che oggi dirige la Squadra mobile di Roma. La busta giunta oggi al Corriere della Calabria, e indirizzata alla redazione ed al direttore Paolo Pollichieni, e’ affrancata ma priva di timbri postali ed indica come mittente Antonino Lo Giudice e un indirizzo di Macerata. All’interno, secondo quanto riferito dal sito, 28 fogli dattiloscritti e firmati Lo Giudice Antonino. I giornalisti del Corriere della Calabria hanno informato gli inquirenti mettendo a loro disposizione il materiale. ”Nello scritto, per la prima volta – si legge sul sito – Lo Giudice fa riferimento al fatto di essere scappato perche’ in pericolo di vita, citando anche degli episodi specifici e si rivolge in particolare a tre magistrati: il procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, l’ex viceprocuratore nazionale antimafia Alberto Cisterna e il procuratore aggiunto Michele Prestipino. A quanto si legge nell’incartamento, non tutti gli audio e video sarebbero stati resi pubblici quando Lo Giudice invio’ il precedente memoriale e si invita alla divulgazione completa del materiale”. Sulla seconda busta, giunta alla redazione reggina de ”L’Ora della Calabria”, non c’e’ alcun tipo di indicazione, ne’ di timbratura postale. Dentro una pen drive con un video, pubblicato sul sito del quotidiano, nel quale l’ex pentito ribadisce di essere stato manovrato, chiede scusa all’ex procuratore aggiunto della Dna, Alberto Cisterna, cita il magistrato della Dna Gianfranco Donadio e sostiene che per tre volte hanno tentato di uccidere lui e la sua compagna. Nel video Lo Giudice afferma anche di essere indeciso se consegnarsi nelle mani del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. La redazione de L’Ora della Calabria, prima della pubblicazione del video, ha contattato la Procura di Reggio Calabria mettendo il materiale a disposizione. (ANSA)




