permettono ai politici di mantenere il doppio incarico e così facendo rendono di fatto l’Authority Nazionale Anticorruzione (Civit) poco più di un organo consultivo o un centro studi.
Nonostante tutte le norme che si possono mettere in atto per combatterla, la corruzione è un male che esiste in tutte le democrazie ma in alcune è presente in maniera maggiore. Certo, se poi non si mettono in atto norme che riescano quanto meno a limitarla, diventa parte della cultura di un popolo e addirittura una normale prassi da attuare. Indro Montanelli scriveva: “La corruzione non è un fenomeno soltanto italiano. Clemenceau diceva che non c’è democrazia che ne sia al riparo. Ma quella che aveva sotto gli occhi lui, in Francia, si limitava alla classe politica, forse non molto migliore della nostra. Ma a sbarrarle la strada c’era uno Stato che dai tempi di Colbert era servito da funzionari rigorosamente selezionati in scuole speciali ed alla corruzione impermeabili. La burocrazia italiana non disponeva di un personale di altrettanto livello e non oppose resistenza al potere politico che se l’annesse distribuendo favori soprattutto di carriera agli arrendevoli e castighi a chi non si adeguava”. Anche perché spesso i burocrati sono dei politici “trombati” e riconoscenti verso chi, nonostante la sconfitta elettorale, li ha messi a capo di una società pubblica.
A questo punto però la politica calabrese potrebbe cogliere la palla al balzo per iniziare a ricostruire la propria credibilità. Proponendo ed approvando in Consiglio Regionale una serie di norme ispirate alla “Legge Anticorruzione”, e andando oltre quello che viene già fatto con il piano triennale anticorruzione che riguarda tutte le Pubbliche Amministrazioni nazionali. Tutti i comuni calabresi dovrebbero approvare il piano triennale e i prefetti vigilare sulla questione. Inserendo l’impossibilità del doppio incarico, la nostra Regione manderebbe un segnale forte di cambiamento.
Ovviamente questo da solo non basterebbe alla politica calabrese per riavere la fiducia dei cittadini ma sarebbe sicuramente il primo passo in quella direzione. Significherebbe eliminare una parte delle metastasi e delle disfunzioni prodotte negli anni, che hanno permesso a chi ha amministrato la cosa pubblica di trarre vantaggi personali, arricchendosi alle spalle dei cittadini. Con questa legge verrebbe eliminata la possibilità (sfruttata da molti politici e dirigenti della PA) di essere al tempo stesso parlamentari e sindaci o dirigenti di una società pubblica, dirigenti di Asl che svolgono le loro attività anche in altri enti sanitari pubblici o privati, spesso finanziati dalla stessa Asl e consiglieri comunali, provinciali o regionali che siedono nei CdA di importanti società pubbliche e ne influenzano le sorti.
Sarebbe un segno forte e chiaro, proveniente dalla Regione che nell’ultimo anno ha avuto il record negativo di undici comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, compreso quello di Reggio Calabria. Essendo coscienti del fatto che si possono inserire tutte le norme del mondo per combattere la corruzione ma che alla fine la differenza la fa l’uomo e la sua etica di corruttibile o incorruttibile, la strada da seguire questa volta potrebbe indicarla la Politica e non dovrebbe lasciarsi scappare l’occasione.
Cittadinanza Mediterranea vigilerà e procederà, in mancanza di segnali positivi da parte del Consiglio regionale calabrese, alla presentazione di una legge di iniziativa popolare finalizzata a ripristinare le previsioni legislative volute nel testo originario dal Ministro Severino, raccogliendo le firme necessarie.




