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Reggio, Snoq: ”Ancora una volta la giustizia nella nostra terra è entrata in sciopero”

31 Maggio 2013
in Notizie archivio
Tempo di lettura: 4 minuti
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Di seguito la nota diffusa dallo Snoq di Reggio Calabria: Sono le 9.00 del mattino, oggi 30 giugno 2013 si tiene l’ennesima udienza del processo agli stupratori di Anna Maria Scarfò in un

tribunale semi deserto … oggi c’è sciopero degli avvocati.

Anna Maria è con gli uomini della sua scorta, i suoi “angeli”, come lei li chiama. Si perché, per chi ancora non lo sapesse, dal 2010 è sottoposta al programma di protezione per aver denunciato, oltre che i suoi aguzzini, il prete e suor Mimma  “complici” silenti nella sua terribile vicenda ed  anche quella parte del suo paese,  S. Martino di Taurianova, che le si è rivoltata contro, in quanto donna che ha rotto gli “schemi”, uscendo dal silenzio e denunciando quello che aveva subito. Lei, Anna Maria, “la Malanova”, vive in una località segreta, lontana dalla sua Calabria che continua a tenere stretta e a portare con sé nel cuore, di cui si sente figlia orgogliosa..

Ne vogliamo ripercorrere la storia, come un atto dovuto, molti la conoscono, ma pochi sanno quello che ha dovuto subire, quelle ferite le porta con coraggio e col sorriso, quello di chi non vuole pietà ma giustizia.

Anna Maria Scarfò aveva solo 13 anni quando un branco di uomini senza scrupoli ha deciso di carpirle la fanciullezza, quella che, come le sue coetanee, avrebbe dovuto vivere con gioia e spensieratezza.

Anna Maria è stata “tradita” da un individuo di cui si fidava, un ragazzo di circa 20 anni che le si era avvicinato con premura e attenzione, con cui sedeva sul sagrato della chiesa a chiacchierare, quello stesso ragazzo che improvvisamente si è rivelato un mostro, un mostro che vigliaccamente con ben 4 complici ha deciso, in una sera di Aprile di circa 14 anni fa, di fare del suo corpo e di lei “carne da macello”.

Era la sera del 1999 che precedeva la Pasqua, lei si stava recando a fare le prove al coro della chiesa di cui faceva parte, quella sera di Aprile, per usare le sue parole: “io sono morta, li hanno ucciso la bambina che ero”.

Il ragazzo le si avvicina e le chiede di salire sulla macchina per chiacchierare un po’, al suo rifiuto

l’ afferra per un braccio e la costringe a salire bloccando le portiere.

Anna lo supplica di fermarsi, di farla scendere, ha paura dell’eventuale punizione di suo padre, ancora non comprende ciò che le accade.

Arrivano in campagna, fuori paese, vicino ad un casolare, un’altra macchina spunta dietro di loro, scendono altri 4 uomini…un casolare disabitato, dentro qualche sedia e un tavolo…

Inizia così il suo calvario,  un calvario che Anna Maria tenta di denunciare il giorno dopo.

Va dal prete della sua parrocchia, don Scordo, gli parla, fa nomi e cognomi, ma il “Don Abbondio” le volta le spalle affidandola a suor Mimma per un test di gravidanza.

La loro unica preoccupazione è che lei possa essere rimasta incinta, se così fosse sarebbe scoppiato lo scandalo in paese.

Da li altri tre anni di abusi e violenze fatti di minacce, segni di coltello e bruciature sul suo corpo violato da ben 12 “uomini”…di silenzi complici.

Solo nel 2002 Anna Maria trova il coraggio di ribellarsi e questa volta lo fa quando le “bestie” le dicono che deve “portarsi appresso” la sorellina di 11 anni.

In Anna Maria scatta una molla, la sua sorellina, va protetta ad ogni costo !

Oggi ha 27 anni e ha lottato con coraggio, con la determinazione di chi sa che non è solo per lei.

Oggi,  all’ennesimo rinvio, però,  Anna Maria è crollata. Altri tre mesi di attesa, di dolore rinnovato, di tensione…BASTA!

“Io sono morta su quel tavolo 13 anni fa”  “Alcuni di loro sono fuori, a casa con le loro mogli ed i loro figli, quei figli che io, a causa delle violenze subite, non potrò mai avere”  “ Per tre anni, hanno fatto di me quello che hanno voluto e sembra che a pagare debba essere solo io “.

Queste le sue parole.

Quelle di chi è stanca di subire l’ennesima violenza da quello Stato che dovrebbe tutelarla, da una giustizia…“ingiusta”!

Nel 2002  la prima denuncia alle persone che per tre anni hanno abusato di lei.

Nel 2007 la prima sentenza di condanna definitiva con rito abbreviato per sei dei dodici denunciati

Nel 2009 la condanna in 1° grado per 5 dei sei imputati restanti.

Il 16 aprile 2013  la prima udienza del processo d’appello di 2° grado, rinviata al 30 maggio 2013

Oggi 30 maggio l’ennesimo rinvio al 26 settembre…

 

DALLA DATA DELLA DENUNCIA A OGGI ………. 11 ANNI !

 

Ci auguriamo che tutto possa concludersi nel più breve tempo possibile, per Anna Maria e per tutte le donne che come lei aspettano giustizia e che in molti casi, per questi motivi,  non riescono a portare a termine il percorso processuale.

Denunciare è fondamentale, intendiamo ribadirlo, ma quanto le storie come questa agiscono da deterrente?

La convenzione di Istanbul appena approvata dal nostro governo ha come obiettivo quello di “prevenire combattere e perseguire tutte le forme di violenza che rientrano nel campo di applicazione della presente Convenzione; proteggere e assistere le vittime; condurre indagini o procedere penalmente per i reati previsti ; applicare le pertinenti sentenze civili e penali pronunciate dalle autorità giudiziarie delle Parti, ivi comprese le ordinanze di protezione”.

 

Ricordiamo e chiediamo a tutte le donne di non rendersi complici di storie come quella di Anna Maria, di non rendersi complici della violenza e della barbarie degli uomini, perchè anche il silenzio è una forma di complicità che va combattuta con la solidarietà ed il sostegno reciproco, tipico delle donne che credono nelle donne

 

Chiediamo quindi, per lei e per tutte le altre “nostre sorelle” in attesa di giustizia che vengano messe in atto tutte quelle azioni che permettano un iter giudiziario il più veloce possibile e che ci sia un canale privilegiato affinchè sia risparmiata loro un’ulteriore violenza.

 

 

 

COMITATO  “SE NON ORA, QUANDO?”  Reggio Calabria

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