
Contro ogni censura, per la cultura. Sempre e ovunque.
Ai Weiwei è un artista cinese di 53 anni, considerato un genio nel panorama artistico e architettonico internazionale: sua, tra le migliaia di opere realizzate
dal 1993 ad oggi che hanno rivoluzionato il panorama dell’arte mondiale, anche l’idea dello stadio nazionale di Pechino, il ‘’Nido d’uccello’’delle olimpiadi 2008.
Ai Weiwei è stato arrestato il 3 aprile, 25 giorni fa, a Pechino. Da allora nessuna notizia è più giunta alle migliaia di amanti del suo lavoro sparsi in tutto il mondo, che lo seguivano attraverso le sue opere, i suoi libri e il suo blog.
Ai Weiwei si è volatilizzato, scomparso nei tentacoli della macchina repressiva di quella repubblica popolare che droga l’opinione pubblica internazionale con l’immagine ‘’buona’’ della mezza-conversione al capitalismo, delle finte libertà individuali.
Ai Weiwei paga duramente il suo lavoro giornalistico: aveva spezzato la cortina di ferro della propaganda statale già nel 2008, smascherando le bugie del regime che aveva minimizzato la tragedia del terremoto nel Sichuan; ancora, quest’anno, Ai Weiwei era stato uno dei fautori della ‘’Rivolta dei gelsomini’’, un movimento ispirato alle rivoluzioni nordafricane che, con azioni pacifiche e dimostrative, aveva disseminato i punti nevralgici delle principali città cinesi di fiori.
Lo studio che l’artista stava per aprire a Berlino è stato chiuso e lui, come detto, è sparito nel nulla.
Attorno ad Ai Weiwei e al suo arresto, riguardo al quale le autorità cinesi si sono giustificate ascrivendone i presupposti a presunti reati finanziari, si è mobilitato il mondo dei media internazionali: le testate di Germania, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna, ma anche l’Unione Europea e Amnesty International, hanno avanzato richieste di spiegazioni al grande Stato orientale.
Grande assente l’Italia, soprattutto dal punto di vista mediatico: con la sola eccezione de ‘’La Stampa’’, nessun grande mezzo di comunicazione nazionale si è interessato alla vicenda.
Tutto questo non è tollerabile. Ai Weiwei, come tutte le voci libere in terra di repressione, merita il supporto delle comunità che si definiscono libere, e per prime quella dei giornalisti e degli operatori culturali internazionali che fanno della libertà di pensiero e di parola la loro stella polare: è per questo che Strill.it ha deciso di promuovere l’appello dell’Associazione Pulitzer al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè avvii le procedure diplomatiche per stimolare il rilascio immediato dell’artista.
Ai Weiwei è un ribelle della parola e dell’arte, un ribelle del pensiero.
E il pensiero non si può fermare: Ai Weiwei deve essere libero.




