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Reggio, presentato "Ius sanguinis" di Paola Bottero

6 Marzo 2009
in Cultura
Tempo di lettura: 3 minuti
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di Grazia Candido –
  “E’ un libro forte, con tanto cuore e tanta pancia che mette in luce la rabbia, l’impotenza e la speranza nella punta dello stivale”.
La giornalista torinese Paola Bottero descrive così il suo romanzo “Ius sanguinis” pubblicato dalla casa editrice “Città del Sole Edizioni”

 e presentato ufficialmente questo pomeriggio dall’autrice nel salone delle conferenze della Provincia, alla presenza, peraltro, della Consigliera di Parità, Daniela De Blasio.
Dagli occhi della scrittrice traspare l’intensità e la passione di una donna che, con la sua sensibilità, ha saputo ricostruire quattro storie che raccontano la terra che l’ha adottata, “la stessa terra che ha imparato a conoscere e ad amare attraverso queste quattro figure intense e forti, che, malgrado tutto, lanciano un messaggio di lotta e di speranza”.
La Calabria quindi, terra bella e dannata, nonostante sia continuamente colpita, umiliata e denigrata da eventi che la gettano nel buio della cronaca nera ed etichettano la parte buona di un popolo che ancora oggi, lavora e lotta per i veri ideali, è insita nei pensieri e nel cuore dell’autrice Bottero che “scrive per buttar via un dolore, una rabbia interiore che la soffoca ma che trova la via d’uscita nella scrittura, un mezzo capace di scacciare l’impotenza e la rabbia che attanagliano una comunità”.
“La mamma di Federica Monteleone – afferma l’autrice – mi  chiama “penna fatata” perché dice che quando legge il racconto su sua figlia, è come se la sentisse parlare. Io ho voluto fotografare la Calabria attraverso queste donne che, con la loro delicatezza, dignità e forza d’animo hanno segnato la nostra realtà”.
Le quattro protagoniste sono donne le cui storie si sfiorano e s’intrecciano, senza mai toccarsi veramente, nello stesso luogo e nello stesso tempo.
Alice e Lisa sono personaggi di fantasia, estremamente rispondenti ad una certa attualità calabrese: la prima è una ragazzina aggredita dal fidanzato geloso, rappresentante di una mentalità arcaica e di una società non in grado di giudicare e condannare; la seconda è la segretaria del politico, ambigua e connivente come il sistema nel quale è immersa e al quale vorrebbe in qualche modo ribellarsi, senza riuscirci. Federica Monteleone, la giovane ricoverata nell’ospedale di Vibo Valentia per una banale operazione di appendicite e morta per anossia cerebrale, e Roberta Congiusta, (presente insieme al padre all’incontro), sorella di Gianluca, imprenditore sidernese ucciso dalla ‘ndrangheta, sono, invece, figure reali, protagoniste di storia di cronaca, vittime innocenti della violenza e dell’indifferenza che sembrano connotare irrimediabilmente la Calabria.
“C’è un grande amore dentro la Calabria e ci sono tante persone che tentano di tenerlo ben nascosto quando invece, andrebbe urlato forte  – afferma la giornalista Paola Bottero – E’ necessario che la parte buona della Calabria, quella che io chiamo “l’altra Calabria”, riesca a prendere il sopravvento su quella porzione di terra che purtroppo, conosciamo bene ma che non mi piace e non ci piace”.
“Ius sanguinis” indica proprio il diritto di cittadinanza che può trasformarsi in un potere del sangue, cioè nel “dovere – spiega la Bottero – di  non sottostare a determinate regole che non funzionano e non vanno più bene alla società ma soprattutto, c’è la voglia di restituire la Calabria ai calabresi”.
Proprio nella prefazione, l’autrice introduce una metafora sulle scarpe perché “in Calabria esistano moltissimi piedi che sarebbero in grado di calzare benissimo questa punta dello stivale, l’importante è che siano quei piedi a calzarla e non altri piedi che sono sempre imposti”.

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