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Martedi 10 Anassilaos ricorda Papa Pio XI

6 Febbraio 2009
in Cultura
Tempo di lettura: 5 minuti
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Il 10 febbraio del 1939 si spegneva Achille Ratti, Papa Pio XI, dopo un pontificato di diciassette anni. Alla sua figura, nel 70° della morte, e ai Patti Lateranensi, che furono il suo capolavoro politico-diplomatico, nell’80° anniversario della firma (11 febbraio 1929), l’Associazione Culturale Anassilaos dedica un incontro, curato da Stefano Iorfida, che si terrà martedì 10 febbraio alle ore 18,00 presso la Saletta della Chiesa di San Giorgio al Corso (ingresso Lungomare) nel corso del quale si ripercorreranno le tappe significative del suo pontificato attraverso le encicliche, i discorsi, i documenti scritti e visivi.

Figura fin qui poco conosciuta dal grande pubblico Pio XI, nato a Desio (Milano) il 31 maggio del 1857, è stato uno dei protagonisti della storia del XX secolo. Uomo di grande e raffinata cultura nel 1912 viene chiamato a Roma da Papa Pio X che lo nomina vice-prefetto della Biblioteca Vaticana, e poi prefetto il 1° settembre 1914. La sua missione presso la Biblioteca Vaticana viene però interrotta da Papa Benedetto XV che, nel maggio del 1918, lo invia quale visitatore apostolico in Polonia e Lituania, nazioni che hanno da poco ritrovato l’indipendenza dopo il crollo degli imperi russo e tedesco. Allorché nel 1920 le truppe bolsceviche invadono la Polonia egli è tra i pochi a restare al suo posto pur consapevole dei rischi che corre. Benedetto XV lo richiama comunque a Roma alla fine del 1920 e Ratti rientra in Italia dove viene nominato Arcivescovo di Milano e Cardinale. L’8 settembre 1921, prende possesso della diocesi di Milano, e da nuovo Arcivescovo, nel suo discorso, esalta Roma e la sua missione « È sovrattutto stando all’estero che si vede e tocca con mano fino a qual punto il Papa è il più grande decoro d’Italia: per lui tutti i milioni di cattolici che sono nell’universo mondo si rivolgono all’Italia come a una seconda patria”. A Milano risiede pochi mesi. Il 2 febbraio del 1922 è infatti a Roma per l’apertura del Conclave a seguito della morte di Benedetto XV (22 gennaio 1922). Il 6 febbraio, a conclusione di un conclave difficile e combattuto, viene eletto Papa con il nome di Pio XI. Subito, con un gesto clamoroso e rivelatore della grande attenzione che il neo Pontefice rivolge alla questione romana, impartisce la tradizionale benedizione «Urbi et orbi » dalla loggia esterna di San Pietro, cosa che non accadeva dal settembre 1870, quando il Regno d’Italia aveva conquistato Roma. La riconciliazione fra la Santa Sede e l’Italia, sarà dunque uno degli impegni che egli perseguirà con maggiore forza e ciò spiega anche come, a conclusione delle trattative che condussero alla firma dell’11 febbraio del 1929, egli abbia manifestato tutta la sua soddisfazione nel discorso tenuto ai docenti e agli studenti dell’Università del Sacro Cuore di Milano del 13 febbraio, nel quale è contenuta la famosa definizione di Mussolini come “uomo della provvidenza”, una espressione che in realtà va ridimensionata se si legge per intero il discorso “Dobbiamo dire che siamo stati anche dall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare; un uomo che non avesse le preoccupazioni della scuola liberale”. Già nella prima Enciclica, la Ubi arcano del 23 dicembre 1922, egli aveva d’altra parte richiamato il problema scrivendo « L’Italia nulla ha o avrà da temere dalla Santa Sede”. I Patti, sottoscritti l’11 febbraio da Mussolini e il Cardinale Gasparri, si articolano in un Trattato che riconosce l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fonda lo Stato della Città del Vaticano e il Concordato che definisce le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo. Si concludeva così la questione romana e il Papa, nel luglio del 1930, uscì per la prima volta in processione in Piazza san Pietro e nel dicembre dello stesso anno si recò a San Giovanni in Laterano per prendere possesso della basilica. La Conciliazione con l’Italia costituì solo uno dei numerosi concordati che la Santa Sede stipulò negli anni di Pio XI con stati e nazioni anche non democratici ( Polonia, Lituania, Romania, Germania). Ciò non impedì al pontefice di intervenire quando ritenne fossero in gioco i principi essenziali della fede. Nel 1926 egli stigmatizza le persecuzioni dei cattolici in Messico con l’Enciclica Iniquis afflictisque. Analoghe condanne vengono espresse con le Encicliche Acerba animi del 29 settembre 1932 e Fermissimam constantiam del 28 marzo 1937. Il 29 giugno 1931 con l’Enciclica Non abbiamo bisogno interviene nei confronti del Governo italiano che ha sciolto le Associazioni giovanili ed universitarie dell’Azione Cattolica. Con l’Enciclica Dilectissima Nobis (3 giugno 1933) Pio XI protesta energicamente contro il governo spagnolo che a seguito della vittoria elettorale del 1931 delle forze comuniste procede all’espulsione dei Gesuiti. Durante il suo pontificato Pio XI si trovò ad affrontare inoltre due ideologie contrapposte ma unite nella persecuzione della fede cristiana, rappresentate da due stati, la Germania di Adolf Hitler e l’Unione Sovietica di Stalin. Il 14 marzo del 1937, nonostante il Concordato del 1933, egli si pronunciò contro il regime nazista con l’enciclica Mit brennender Sorge (Con viva ansia). Il 19 marzo ancora con la Divini Redemptoris condanna il comunismo ateo dell’Unione Sovietica. Sul piano più squisitamente religioso e sociale Papa Ratti è intervenuto con alcune importanti encicliche. la Divini illius Magistri (31 dicembre 1929) nella quale rivendica alla Chiesa e alla famiglia il diritto primario di educare i giovani: diritto inviolabile ed anteriore a quello dello Stato, la Casti connubii (31 dicembre 1930) nella quale condanna il neopaganesimo che, sostenendo una formale emancipazione della donna, insidia in realtà la famiglia saldata da Dio nell’unità matrimoniale; la Quadragesimo anno (15 maggio 1931) nella quale il Papa, celebrando del Rerum Novarum illustra analiticamente nel rapporto imprese-lavoratori quel vasto complesso d’insegnamenti che caratterizza il « cattolicesimo sociale »; la Ad Catholici sacerdotii (20 dicembre 1935) nella quale egli esalta la sublimità del sacerdozio cattolico e la sua provvidenziale missione nel mondo. Particolare attenzione il Pontefice rivolse ai nuovi mezzi di comunicazione (la radio) di cui intuisce l’importanza ai fini della comunicazione religiosa e sociale. Il 12 febbraio 1931, insieme a Guglielmo Marconi, egli inaugura la potente stazione della Radio Vaticana. Un mezzo che utilizzerà anche negli anni successivi. Gli ultimi anni furono difficili sia sul piano privato, per il peggioramento della salute, sia sul piano politico internazionale. Il mondo si avviava a grandi passi verso la catastrofe mondiale e l’Italia, con le leggi razziali del 1938, imitava la Germania nazista. Siamo tutti “spiritualmente semiti” egli ebbe a dire. Per l’11 febbraio del 1939, anniversario dei Patti Lateranensi, aveva convocato a Roma l’episcopato italiano al quale avrebbe letto un discorso che lo aveva impegnato negli ultimi tempi. Tale discorso fu pubblicato venti anni dopo (9/10 febbraio del 1959) per ordine di Giovanni XXIII. Il testo “riflette le disillusioni del Papa” per il trattamento che in Italia il fascismo riserva alla Chiesa” (Zizola). In quello stesso giugno 1938 egli aveva incaricato il Padre Gesuita John LaFarge di preparare il testo di una nuova enciclica che aveva per oggetto il razzismo. Si tratta di quella che viene considerata come “l’enciclica scomparsa”, la Humani generis unitas sulla quale molto si è detto e scritto, anche a sproposito, e i cui elementi di condanna del razzismo sono stati poi ripresi nella prima enciclica di Pio XII, la Summa Pontificatus del 20 ottobre 1939.

 

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