Nell’ambito degli inviti alla lettura dei classici della letteratura universale promossi dall’Associazione Culturale Anassilaos si terrà venerdi’ 13 febbraio alle ore 21,00 presso la Saletta di San Giorgio al Corso l’incontro dedicato a Cesare Pavese di cui il Dr. Alessandro Crupi leggerà “La luna e i falò”, nel 60° anniversario della sua composizione. Nato il 9 settembre del 1908 a Santo Stefano Belbo (Cuneo) Cesare Pavese ha avuto un rapporto molto stretto con la Calabria e Brancaleone che hanno lasciato un segno particolare non soltanto sulla sua vita ma anche – ed è quello che più ci interessa – sulla sua opera letteraria. Un rapporto difficile per chi veniva catapultato dalla ricca Torino ad un paesino sperduto della Provincia di Reggio Calabria che lo accoglieva con umanità senza capirlo. “Qui i paesani mi hanno accolto umanamente” scriveva ad un amico e poi descrivendo le sue giornate aggiungeva “Il giorno lo passo “dando volta”, leggicchio, ristudio per la terza volta il greco, fumo la pipa, faccio venir notte; ogni volta indignandomi che, con tante invenzioni solenni, il genio italico non abbia ancora escogitato una droga che propini il letargo a volontà, nel mio caso per tre anni”. Condannato a tre anni di confino, Pavese era giunto a Brancaleone, il 4 agosto del 1935. Nello stesso ottobre del 1935, rivolse istanza di grazia a Mussolini in persona e dopo numerose sollecitazioni da parte di amici e parenti dello scrittore, ottenne due anni di condonò. Era il 13 marzo del 1936. Aveva trascorso a Brancaleone sette mesi e 9 giorni. La luna e i falò scritto nel 1949, ma pubblicato nel 1950, può essere ritenuto un romanzo autobiografico. ed è l’ ultima opera del Pavese narratore. Nel titolo vi è un riferimento certo al ciclo delle stagioni che accompagna il lavoro dell’uomo e ne scandisce i tempi e il destino. C’è anche la memoria della antica tradizione contadina dei falò estivi con la luna che unisce il cielo e la terra. Nel romanzo si trovano due diversi piani narrativi, quello dell’infanzia, caratterizzato dalle scoperte e dal desiderio di avventura, con le paure, le ansie, e le gioie che si accompagnano alla scoperta del mondo e insieme la maturità raggiunta con il suo carico di cocenti delusioni. Con tale opera Pavese si congeda dal mondo. Il disagio esistenziale che lo aveva accompagnato per tutta la vita e la delusione amorosa per la fine del complesso e difficile rapporto sentimentale con l’attrice americana Constance Dtwling, alla quale pure aveva dedicato i meravigliosi ultimi versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, lo indussero al suicidio. Morirà il 27 agosto del 1950, in una camera dell’albergo Roma, a Torino. Aveva 41 anni.




