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    Gabriele Lavia incontra gli studenti al liceo classico di Reggio

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    di Grazia Candido
    – I giovani non vanno a teatro e il teatro va incontro ai giovani. Questa è la nuova formula adottata dal Comune per spronare la nuova generazione ad avvicinarsi agli spettacoli teatrali “fonte di formazione e crescita dell’individuo, ma anche arricchimento dell’anima”.

    In una gremita aula magna del liceo classico “Campanella” l’attore Gabriele Lavia insieme al maestro Julian Kovatchev, ha incontrato questa mattina gli studenti reggini per invitarli a “prendere parte di una fiaba semplice che racchiude in sé una metafora della vita espressa da personaggi simbolici, protagonisti di una storia in cui è presente la paura ma anche il modo per superarla”.

    La fiaba musicale “Pierino ed il lupo” di Sergej Prokofiev, in scena questa sera alle ore 21 al teatro “Cilea” e in replica domani, è la storia di un bimbo, Pierino, che con l’aiuto di un uccellino cattura un temibile lupo.

    “Prokofiev racconta in modo ironico e leggero, la maniera per sconfiggere il lupo e non aver più paura – spiega l’attore-regista e voce narrante dello spettacolo, Gabriele Lavia – e il nonno incarna il buon senso. Nella fiaba ogni personaggio è rappresentato da un tema musicale, affidato a diversi strumenti che accompagnano il narratore, descrivendo ogni situazione, attraverso le note di Schubert”.

    Molti sono gli argomenti trattati dal noto attore che dopo un breve accenno sul “potere della televisione nel nostro paese che, negli ultimi anni, ha preso una brutta piega”, non può non soffermarsi su un tema attuale riguardante i tagli economici fatti ai teatri e dice: “Quando ci sono pochi soldi è più difficile portare avanti le cose. La cultura, il teatro sono settori in cui non si dovrebbe far alcun taglio ma invece, si dovrebbero ordinare, spiega il regista, perché è vero che nel mondo ci sono molti sprechi e tanti sono stati fatti nel teatro pubblico”.

    “La verità è che nei vari settori, abbiamo il triplo, il quadruplo o anche il quintuplo degli impiegati che servono. Lì si dovrebbero fare effettivamente i tagli non negli spettacoli – aggiunge stizzito Lavia –  Abbiamo 100 lire, 80 vanno agli impiegati e 20 ai teatri. Bisogna avere il coraggio di dire tu non servi”.

    L’attore è un fiume in piena perché “la cultura non ha prezzo però, il nostro è un paese strano in cui la verità non la vuole dire nessuno”.

    “Il teatro è il fondamento della cultura occidentale ma in questo paese non è giustamente considerato a causa del basso livello intellettuale e poi, è difficile farlo bene e farlo capire perché è una cosa troppo seria. Non si sa cosa sia – aggiunge ancora – il teatro è un niente ma allo stesso tempo, è l’essere e mentre lo spettacolo è una cosa, il teatro è una non cosa”.

    E l’ultimo consiglio è per i giovani “troppo distratti dalle stupidaggini del mondo, e tutti uniformati agli stereotipi presentati dalla tv” ad “uscire fuori dagli schemi imposti e ad amare la cultura”.

    “E’ difficile andare a teatro perché è il luogo dove si prende coscienza di sé – conclude Lavia – ma è importante che i giovani si avvicinino ad esso. I recenti fatti politici hanno azzerato il pensiero dei nostri ragazzi che dovrebbero essere invece, allenati a questo. Ma in fondo, è più facile governare chi non pensa e a malincuore dico, che il nostro paese ha prodotto esseri non pensanti”.