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Anassilaos, ricordando Fleming e la “sua” penicillina

25 Agosto 2008
in Cultura
Tempo di lettura: 2 minuti
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Nell’insieme, invero numeroso,  di anniversari che vengono celebrati e ricordati un po’ ovunque nel mondo, la medicina occupa un posto marginale nell’attenzione delle istituzioni, dei mass media, delle stesse associazioni culturali. Lo rileva Tito Tropea, Presidente della Sezione Giovanile dell’Associazione Anassilaos. 

Ricordiamo di tutto: guerre, terremoti, pestilenze, poeti e narratori, artisti, musicisti, attori, persino tiranni e dittatori ma molto spesso ci dimentichiamo di medici (pensiamo a figure come Jenner, Pasteur, Koch, Sabin solo per citare i più famosi) che con le loro ricerche e il loro lavoro, talora oscuro e non adeguatamente considerato, hanno salvato la vita di milioni di uomini nel mondo. Se – nota l’esponente giovanile dell’Anassilaos -abbiamo debellato malattie che in passato decimavano la popolazione e oggi siamo in grado di fronteggiare, con un certo successo, epidemie perniciose e potenzialmente pericolose, lo dobbiamo a quegli uomini. L’occasione per una tale riflessione, che invita ad una maggiore attenzione e propone una più approfondita conoscenza della Scienza e della Medicina, viene fornita da uno speciale anniversario in campo medico, la nascita della penicillina.  Con l’espressione “That’s funny…”,  scrive Tito Tropea,   da tradurre con “è buffo”, Alexander Fleming (1881/1955), il grande scienziato inglese Premio Nobel per la medicina nel 1945, espresse ad un collega il suo stupore e la sua meraviglia. Mentre infatti era intento a far le pulizie nel suo laboratorio, la sua attenzione fu casualmente attirata da una piastra di Petri, un recipiente piatto di vetro utilizzato per la crescita di colture cellulari, nella quale  tre giorni prima aveva lasciato una coltura di Stafilococchi, che era stata inquinata da una muffa. Le colonie di questa muffa – identificata da Fleming come Penicillium notatum – avevano inibito la crescita degli Stafilococchi che stavano vicino ad essa. Fleming ritenne –  ed è questa l’intuizione geniale dello scienziato – che la muffa avesse prodotto una sostanza mortale per gli Stafilococchi. Era il 3 settembre – alcuni dicono invece il 5 settembre  – del 1928. Ottanta anni fa quindi con un “that’s funny…” prendeva l’avvio una delle scoperte scientifiche che avrebbe contributo a salvare in tutto il mondo  la vita a milioni di persone, la penicillina. E’ risaputo che tale intuizione aveva avuto dei precedenti  poco conosciuti al tempo  e comunque incapaci di influenzare il corso della scoperta. Il francese Duchesne, già nel 1897, aveva dimostrato il potere batteriostatico di alcune muffe. In Italia poi, fin dal  1895, Vincenzo Tiberio, medico della marina militare,  aveva evidenziato  il potere letale  delle muffe del tipo  Penicillium su vari batteri. Ciò ovviamente non sminuisce i meriti  di Fleming, anche se per l’uso terapeutico  del nuovo prodotto si sono dovuti aspettare   gli studi  di Howard Florey (1898-1968) e Ernst Chain (1906-1979), coi quali Fleming condivise il Nobel, e gli anni del Secondo Conflitto Mondiale. Gli eventi bellici – come suole spesso accadere – con il loro carico di feriti e malati spinsero i governi alleati ad intensificare le ricerche  e a realizzare un prodotto salva vita che a conclusione della Guerra fu esteso a tutta la popolazione. E dunque – conclude Tropea – è doveroso rendere omaggio a questi uomini che sono stati dei veri e propri benefattori dell’umanità e ai quali l’Anassilaos Giovani si propone di dedicare incontri conoscitivi e di approfondimento.

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