Il 20 ottobre del 1562 verso le ore 23,00 sprofondava improvvisamente in mare il
promontorio di Punta Calamizzi. Un fenomeno geologico tra i tanti (nel 1560 era
sprofondata in mare la contrada Nacareri), da taluni messo in relazione con la
deviazione del corso del Calopinace per edificare il Castel Nuovo, i cui lavori
cominciarono nel 1547 e non furono mai conclusi. “La punta di Calamizzi – scrive lo
Spanò Bolani- formava una deliziosa contrada che per la sua situazione riusciva
freschissima e salubre nei mesi estivi”. All’inizio del XVI secolo le famiglie
nobili e agiate di Reggio avevano cominciato a costruirvi casine e ville per
l’estate. Nell’ottobre cominciarono a sentirsi – scrive sempre lo storico
reggino-sordi tuoni sotterranei e il terreno cominciò ad ondolare. Gli abitanti,
spaventati fuggirono e si misero in salvo nella contrada Ottobono. L’evento è
ricordato dagli storici più antichi della Città, dal canonico Tegani a Marcantonio
Politi fino allo Spagnolio. Resta della collina un disegno impreciso attribuito al
grande pittore fiammingo Brueghel il Vecchio. Di Calamizzi, della sua storia in
relazione alle vicende più antiche di Reggio, e delle più recenti scoperte,
parleranno nel corso di un incontro promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos
che si terrà giovedì 10 luglio alle ore 21,00 presso il Chiostro di San Giorgio al
Corso, il Prof. Daniele Castrizio e il Prof. Carmelo Santonocito




